Nel pomeriggio di giovedì scorso la polizia tedesca ha dato esecuzione al mandato di arresto europeo (MAE) emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vicenza nei confronti di Wolfgang Rieke per il reato di omicidio stradale ed omissione di soccorso del ciclista Davide Rebellin, morto investito da un camion il 30 novembre 2022 a Montebello Vicentino.
Il mandato è stato emesso in seguito all’ordinanza con la quale lo stesso giudice, su richiesta della Procura, aveva disposto nei confronti di Rieke la misura cautelare della custodia in carcere.
Attualmente Rieke è detenuto nel carcere tedesco di Munster in stato di arresto provvisorio.
«È un primo, decisivo passo per la verità e la giustizia per Davide». Così Carlo Rebellin, fratello dell'ex campione di ciclismo, commenta l'arresto in Germania del camionista tedesco ritenuto responsabile del fatto: «Finalmente abbiamo la certezza di quello che è accaduto e di poter rendere giustizia a Davide. Stavamo aspettando da tanto questa notizia, speriamo sia solo il primo passo per punire adeguatamente il responsabile».
Dopo il fatto, il 30 novembre scorso, le indagini dei Carabinieri, nell'arco di 48 ore, erano arrivate all'identificazione del camion, dal nome della ditta impresso sul telone, della targa e quindi del conducente. Ma a quel punto Rieke - che finora ha negato sue responsabilità - era già rientrato in Germania. Paese nel quale non esiste nel codice il reato di omicidio stradale, com'è in Italia. È però contemplato il reato di omissione di soccorso, sanzionato con la reclusione fino a tre anni. E probabilmente questo, con le prove fornite sul comportamenti pirata del 62enne, ha determinato l'arresto.
Gli investigatori italiani, il 20 gennaio scorso, avevano eseguito un sopralluogo nell'azienda del camionista, la Duveneck, dove il tir era custodito - la motrice nel frattempo sganciata dal rimorchio dello schianto - scoprendo che erano presenti deformazioni nelle plastiche in corrispondenza dell'urto con la bici e il corpo di Rebellin. In più, l'autoarticolato era stato lavato con un detergente acido nelle parti interessate dall'urto. La consulenza tecnica - ha reso noto il procuratore di Vicena, Lino Giorgio Bruno - aveva accertato «che il conducente aveva a disposizione una visibilità diretta e indiretta che consentiva di percepire in maniera adeguata la presenza del ciclista sulla carreggiata».
Wolfgang Rieke si trova in stato di 'arresto provvisorio' nel carcere di Münster (Germania). Entro 60 giorni l'autorità tedesca dovrà adottare decidere se aderire o meno alla richiesta di estradizione in Italia. L'uomo, altrimenti, potrebbe anche decidere di consegnarsi spontaneamente al nostro Paese. È vero che il consulente della Procura, nella relazione, scrive che «è ravvisabile un comportamento colposo di Rebellin nell'immettersi nella rotatoria». «Questo però - aggiunge - non ha avuto nessun rilievo rispetto alla causa dell'incidente, visto che il ciclista è sempre stato davanti al Tir nell'affrontare la rotonda, ad una distanza sufficiente a poterlo vedere sull'ampio parabrezza».
C'è poi il giallo della telecamera sul camion: dalla rotonda il mezzo stava immettendosi nello svincolo di un parcheggio, «che si attiva automaticamente - dice il consulente - quando entra in funzione l'indicatore di direzione». Ciò, naturalmente, se la freccia era stata messa correttamente dal camionista.