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Assalto alla concessionaria, la «banda del tombino» colpisce ancora IL VIDEO

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Assalto alla concessionaria

La «banda del tombino», come è stata ormai ribattezza per le modalità con cui mette a segno i furti, è tornata in azione l’altra sera nella Bassa dopo alcuni mesi di tregua. Ma questa volta, fortunatamente, i ladri sono stati costretti a fuggire a mani vuoto dopo aver arrecato comunque ingenti danni alle strutture.

Nel mirino dei cinque malviventi, che all’ora di cena hanno messo a segno una rocambolesca spaccata degna di un film d’azione, è finita la concessionaria «Ferrari Auto» di Roverchiara, già svaligiata a più riprese in passato. Ed ora tra i commercianti e gli imprenditori del Legnaghese si riaccende l’allarme sicurezza.

L’assalto

Erano esattamente le 20.17 quando - stando ai filmati registrati dalle telecamere del circuito di videosorveglianza interno che hanno immortalato il colpo lampo - un’Audi A5 nera, nuovo modello, si è fermata davanti al salone di via Cappafredda, a poca distanza dagli svincoli della Transpolesana.

Dalla potente berlina sono scese cinque persone, una delle quale potrebbe essere addirittura una donna stando alla figura e alle movenze, tutte incappucciate e con il volto travisato da sciarpe.

A quel punto, imperturbabili e sicure del fatto loro di fronte agli automobilisti diretti o provenienti alla «434» che hanno dimostrato comunque altrettanta indifferenza di fronte a quella scena da brividi, hanno dapprima forzato il cancello d’entrata. Quindi, dopo averlo sollevato di peso con una forza incredibile, trattandosi di sei quintali di ferro, sono penetrati nel cortile dell’azienda. E, a quel punto, hanno inscenato un copione che, a quanto pare, era stato studiato nei dettagli.

I banditi hanno sradicato un chiusino in ghisa dal piazzale e l’hanno utilizzato come «ariete» per sfondare la parte inferiore della vetrata d’ingresso. E, dopo essersi creato un varco sufficiente per passare, si sono introdotti nella concessionaria multimarca dove erano esposti modelli di varie case automobilistiche, tra cui una costosissima Mercedes, Nissan, Citroen e Volkswagen.

L’obiettivo dei ladri era senza ombra di dubbio quello di impossessarsi di alcune delle macchine in mostra. E a testimoniarlo è anche il numero dei componenti del commando, che a conti fatti era pronto a mettersi al volante di almeno quattro auto.

La sorpresa

I ladri si sono diretti a colpo sicuro negli uffici dove hanno messo tutto a soqquadro, convinti probabilmente di recuperare nei cassetti le chiavi dei modelli in esposizione. Niente da fare. Così come non le hanno trovate all’interno degli abitacoli dove si poi fiondati nella speranza che fossero sui cruscotti.

I banditi, evidentemente, non hanno fatto i conti con le precauzioni adottate dai fratelli Ferrari, titolari del noto salone presente da 21 anni in via Cappafredda ma con una storia ultratrentennale, che erano già rimasti scottati in passato da una sequenza impressionante di colpi.

Come quello commesso nel febbraio del 2007 quando i ladri trafugarono il computer e l’auto di uno dei proprietari, un’Audi A3, mentre due settimane prima erano stati sottratti 50mila euro in assegni e contanti dai locali della direzione ed altri ottomila dall’accettazione dell’officina.

Il titolare

Vista la malparata, e non avendo tempo da perdere poichè l’intrusione aveva attivato seduta stante l’impianto d’allarme, la banda del tombino è stata costretta a risalire sull’Audi A5 e a scappare a mani vuote, imboccando quasi sicuramente la vicina Transpolesana in direzione Verona.

«Stavolta, nella sfortuna, ci è andata bene», confidava ieri Cristiano Ferrari, uno dei soci del salone, «ma sono stati minuti terribili, sembrati un’eternità, che non auguriamo a nessuno. Dopo essere stato allertato dalla centrale operativa del 112 ho seguito praticamente in diretta sul telefonino i momenti salienti dell’assalto e alle 20.23 ero già sul posto ma i ladri si erano già allontanati».

Ferrari, pur sollevato, non nasconde l’amarezza per il mancato senso civico dei passanti: «Le telecamere inquadrano quattro conducenti che, vedendo i banditi scavalcare il cancello, frenano per poi ripartire come se nulla fosse, senza avvertire i carabinieri».

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