IL RACCONTO

«Le urla strazianti, poi me li sono trovati aggrappati alle gambe. Così ho soccorso i fratellini abbandonati»

Via Girolamo Bagatta dove c’è stato il salvataggio di quattro bimbi

Due aggrappati alle gambe, altrettanti in braccio; tutti e quattro piangenti e urlanti nel buio. Lo slancio di altruismo di una nonna che ha capito che in quei pianti c’era qualcosa di diverso, di più profondo e grave di un bambino che si sveglia all’improvviso.

I quattro piccoli sono stati lasciati dal padre in via Bagatta verso le quattro della notte tra domenica e lunedì. Una via di Urago Mella, poco distante dal campo di rugby. L’uomo era convinto che nell’abitazione vi fossero ancora i suoceri, una coppia, quella degli anziani, conosciuta nella zona, stimata e rispettata. Avrebbe dovuto prendere in consegna i bambini. Ma da tempo non abita più lì; così i bimbi, età comprese tra qualche mese e tre anni, sono rimasti soli, sul marciapiede.

Finché è spuntata un’altra nonna, madre di tre figli. Con una notevole esperienza quindi in quanto a pianti nella notte. «Non mi sono alzata subito, ma a un certo punto - ricorda la signora, A.S. le sue iniziali, ancora molto emozionata - ho detto a mio marito che quello strazio al cuore non poteva essere qualcosa di normale e mi sono affacciata».

E la scena a cui dalla finestra si è ritrovata ad assistere non aveva nulla di ordinario, ma richiedeva un intervento immediato: «Si vedevano due bambini camminare avanti e indietro mentre piangevano disperatamente. Ho pensato che nessun adulto avrebbe mai potuto essere presente con i figli in quelle condizioni, al freddo. In pigiama e ciabatte sono scesa in strada».

Loro non attendevano altro: «Erano uno vicino all’altro e in lacrime si sono aggrappati alle gambe. Ho cercato di confortarli, ma la sensazione era che non capissero le mie parole». Nel freddo della notte, a quel punto, da qualcun altro, forse erano già partite le telefonate grazie a cui poco dopo sarebbero arrivati i carabinieri. Di certo non erano finite le sorprese per la nonna.

I «nipotini per una notte» sono improvvisamente raddoppiati: «Ho notato una sorta di cesto da cui proveniva un pianto e ho guardato da vicino: c’era un altro bambino. L’ho preso in braccio, ma dal cesto si sentiva ancora piangere. Ho guardato meglio e lo stupore è stato enorme: “un altro!“. Ho preso in braccio anche quello. Ero quindi con due bambini in braccio e due attaccati alle gambe». Nei minuti successivi arrivano i carabinieri, nei primi istanti pensano che la donna sia la mamma dei quattro bambini. Ma emerge velocemente che è tutto diverso, che quella signora con i bambini in braccio e aggrappati alle gambe è arrivata in tempo per evitare che un comportamento, finito poi sotto la lente della procura, potesse portare a conseguenze molto più gravi.

Chiarito tutto i carabinieri hanno accompagnato la signora con i due bimbi più piccoli in casa. Al caldo, uno nella tutina blu con l’orsacchiotto bianco, l’altro in quella grigio-azzurra. Gli altri due li hanno portati con loro i militari e anche per loro è quindi arrivato il momento della tranquillità, del calore. Questo per circa un’ ora.

Poi, l’arrivo della mamma a cui i figli sono stati affidati dalla procura dei minori. Per la «nuova» nonna è stato il momento dei saluti e degli abbracci a quei «fanciulletti che avevano pianto come disperati». Poi il ritorno al lavoro, come operatrice socio-sanitaria in una casa-famiglia della Rsa Casa di Dio. La soddisfazione, il giorno dopo, è quella di «una persona contenta per aver fatto un’opera buona». Un gesto scaturito da sensazioni forti che in qualche modo rendono impossibile rimanere indifferenti. Pianti che una madre e nonna ha saputo tradurre in richieste d’aiuto da parte di chi forse un giorno si renderà conto di quanto accaduto, del fatto che, in origine, nessuno voleva fargli del male. Ma certamente non si è comportato in modo tale da evitare rischi e problemi a quattro bimbi. Che un giorno forse sapranno di quella «nonna per una notte» che li ha strappati alla strada e al freddo.•.

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