INTERVISTA

Moratti: «Rilancio la Regione con riformisti e liberali, il centrodestra non c'è»

L'ex vice presidente della Lombardia a ruota libera sulle elezioni e sul passato
Letizia Moratti, Carlo Calenda e a destra il Pirellone
Letizia Moratti, Carlo Calenda e a destra il Pirellone
Letizia Moratti, Carlo Calenda e a destra il Pirellone
Letizia Moratti, Carlo Calenda e a destra il Pirellone

La candidatura alla presidenza della Regione Lombardia di Letizia Moratti sarà caratterizzata dalla lista «Letizia Moratti Presidente», dal sostegno di liste civiche e dal Terzo Polo. Lo rende noto lo staff dell'ex vicepresidente della Regione, che aggiunge come la «triplice definizione» da «utilizzare nel corso delle presenze mediatiche e delle rilevazioni sondaggistiche» è Letizia Moratti Presidente - Liste Civiche Moratti - Terzo Polo.

Dottoressa Moratti, è scesa in campo sparigliando le carte a destra e a sinistra… se lo aspettava?
Sì, perché sapevo che c’era spazio per una proposta moderata, riformista, liberale e popolare capace di superare gli steccati ideologici. Ci sono questioni di grande concretezza da affrontare per dare nuovo slancio alla nostra regione. Serve un’amministrazione capace di duro lavoro e portatrice di una visione. Non semplificazioni e slogan identitari.

Perché ha deciso di correre anche senza l’appoggio della coalizione di centrodestra che in fondo l’ha sempre sostenuta da ministro, sindaco e poi vice governatore?
Perché il centrodestra è diventato qualcos'altro, ha perso completamente la sua anima liberale in cui mi ritrovavo e che prima era maggioritaria.

Cosa addita a Fontana nel vostro rapporto?
Non è una questione personale con Fontana, con cui ho sempre avuto un buon rapporto dal punto di vista umano. Penso però che la classe dirigente alla guida della Regione sia troppo appiattita sul volere delle segreterie. Si gestisce l’amministrazione corrente, il quotidiano, senza una prospettiva di lungo periodo. In questo modo si accompagna il declino, non lo si arresta e non si inverte la rotta. Io non ragiono in questo modo. Bisogna avere il coraggio di investire energie su progetti che possono superare la durata naturale del proprio mandato elettorale, ma che, quando saranno realizzati, andranno a beneficio di tutti i cittadini lombardi. È stato così per Expo e ho sempre interpretato in questi modo, da civil servant, il mio mettermi a disposizione con l’obiettivo del bene comune.

Lo strappo era insanabile?
Sì, per le ragioni che ho ricordato.

Quando ha incontrato Salvini a Roma si pensava a un accordo, invece…
Ci siamo incontrati a Roma, dove io ero andata per colloqui al Ministero della Salute, però anche in quella sede mi è stato ribadito che non si voleva dare un segnale di discontinuità rispetto al passato. Ne ho preso atto.

La storia delle Olimpiadi come è andata realmente?
Mi è stata offerta, così come in precedenza era stata ventilata l’ipotesi di un incarico di Governo. Però, come ho sempre ribadito, non sono a caccia di poltrone e il mio desiderio è mettermi al servizio della Lombardia. Quando guardo la mia regione, vedo le straordinarie capacità dei suoi dieci milioni di abitanti, che ne fanno una regione pari a molte nazioni d’Europa, ma vedo anche il gap da colmare rispetto alle più avanzate regioni europee e tutte le potenzialità che ci sono e che adesso sono inespresse.

Azione ha sposato la sua sfida civica...
Sì, arriviamo da esperienze diverse. Però, ci siamo incontrati sul piano del riformismo e dei valori liberali e democratici che condividiamo, ostinatamente in difesa dei diritti umani in Italia e nel mondo.

Quali sono i punti portanti del suo programma?
Il mio programma è ampio ed è frutto dell’ascolto dei territori e del contributo di tanti esperti e rappresentanti di diversi settori che mi stanno suggerendo importanti risposte. Nelle prossime settimane lo porterò in tutte le province lombarde, incontrando e confrontandomi con i cittadini. In estrema sintesi le trasformazioni in atto a livello internazionale metteranno a valore campi chiave del vivere sociale e dell’attività umana: salute, natura, abitare, sapere, lavoro e sicurezza. Questi temi devono essere declinati, tenendo conto delle specificità e delle differenze all’interno della Regione, colmando le diseguaglianze che si sono create, nei territori e tra territori. La Lombardia ha il dovere di garantire la stessa attenzione data a Milano a tutte le province. Allo stesso tempo affrontando le criticità strutturali del nostro sistema economico. Cioè: bassa digitalizzazione, produttività stagnante, livelli salariali bassi, criticità infrastrutturali e logistiche, necessità di aumentare il tasso di partecipazione femminile e giovanile al lavoro, mercato del lavoro poco dinamico e disallineamento tra offerta e domanda, livello medio di istruzione inferiore rispetto ai partner europei.

A chi ha bocciato la sua opera da assessore alla Sanità cosa risponde?
Ho affrontato molte questioni dall’organizzazione delle vaccinazioni anti Covid, alla riforma della legge sanitaria lombarda, alla riduzione delle liste d’attesa, anche attraverso l’apertura serale e nei fine settimana degli ambulatori, alla digitalizzazione. Ho inserito un sistema di decurtazioni per gli ospedali privati che non rispettano i tempi d’attesa e ho proceduto al rafforzamento della medicina territoriale, attraverso la costituzione di case, ospedali di comunità in cui credo molto. Su questo punto si prospetta, invece, da parte del Governo un ripensamento o addirittura un’inversione delle politiche fin qui da me sostenute. Potrei aggiungere il piano per l’autismo, uno strumento avanzato primo in Italia e presentato alla Commissione europea, le reti di patologia di cui ho favorito la costituzione per un intenso scambio di informazioni, di conoscenze e di pratiche fra gli ospedali e un innalzamento del livello delle professionalità su tutto il territorio; infine l’assegnazione alla Lombardia dello sviluppo verticale della piattaforma di telemedicina ma anche tanto altro. Ho trovato una situazione critica in diversi ambiti e ho avviato un percorso di rilancio che desidero portare a termine, essendoci ancora ampi spazi di miglioramento.

La priorità per la Lombardia quale è oggi proiettandosi al futuro prossimo? La priorità della Lombardia è di tornare a crescere, con più investimenti, con più opportunità, aumentando il numero dei laureati. Lo si può fare come dicevo con una politica che torni a progettare, a costruire il futuro anticipando le tendenze e occupando gli spazi che si aprono nella competizione globale. Non possiamo continuare a inseguire gli eventi, passando da un’emergenza all’altra, perché questa visione poco lungimirante a cui ci condanna una politica che non sa programmare, poi diventa un ostacolo al benessere e alla salute dei cittadini. Lo abbiamo visto con la pandemia e lo vediamo adesso con la crisi energetica.

E la provincia di Brescia, vera locomotiva lombarda, che ruolo avrà nella sua regione dei sogni? Brescia è la seconda provincia lombarda per popolazione e la prima per estensione, tre volte Milano e la sua provincia. Il suo vasto territorio copre la montagna, i laghi, la fascia pedemontana, la pianura e la città vera e propria. In un certo senso è una piccola Lombardia all’interno della Lombardia. Ha bisogno di un approccio che tenga conto delle sue specificità, dei punti di forza e di debolezza. All’interno della necessità di una Lombardia più multipolare, lo sviluppo di Brescia, che dal punto di vista geografico è una città gemella di Milano posta sull’asse autostradale e ferroviario che arriva fino a Venezia è fondamentale, così come il suo rapporto con Mantova e Parma, con Verona e con il mondo di lingua tedesca. Brescia ci proietta in Europa, ma anche verso un’idea di macroregione con il Veneto di Zaia e l'Emilia Romagna di Bonaccini.•.

Giuseppe Spatola