IL CASO

Moglie maltrattata per «fatto culturale», la Procura prende le distanze dal pm

Una veduta del palagiustizia di Brescia in via Lattanzio Gambara

Non si placa la bufera sulla vicenda del magistrato della procura di Brescia che ha chiesto l'assoluzione per l'ex marito della donna nata in Bangladesh ma cresciuta in Italia e che nel 2019 ha trovato il coraggio di denunciare le percosse.

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Per il pubblico ministero, i maltrattamenti sarebbero «il frutto dell'impianto culturale e non della sua coscienza e volontà di annichilire e svilire la coniuge per conseguire la supremazia sulla medesima, atteso che la disparità tra l'uomo e la donna è un portato della sua cultura che la medesima parte offesa aveva persino accettato in origine».

L'intervento del procuratore capo

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Parole che stanno facendo discutere e su cui si è espresso in una nota anche il procuratore capo Francesco Prete: «In base alle norme del codice di procedura penale - scrive - le conclusioni non possono essere attribuite all'ufficio nella sua interezza, ma solo al magistrato che svolge le funzioni in udienza». Prete aggiunge che la Procura «ripudia qualsiasi forma di relativismo giuridico, non ammette scriminanti estranee alla nostra legge ed è sempre stata fermissima nel perseguire la violenza, morale e materiale di chiunque, a prescindere da qualsiasi riferimento culturale, nei confronti delle donne».

La richiesta di ispezione «ci lasciano assolutamente tranquilli - conclude - essendo tutti i magistrati sicuri di avere agito nel rispetto della legalità e della Costituzione».

La Russa: non ho apprezzato la decisione del pm

Sul tema era intervenuto in mattinata anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non ho apprezzato quella decisione - ha detto -. Che ci sia un dato culturale è vero - ha aggiunto - ma che possa giustificare un'attenuante è incomprensibile. Perché qui prevale l'identità culturale italiana. Chi è a casa nostra ha il dovere di attenersi alle nostre leggi».

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