Il Tribunale dei ministri a Brescia ha archiviato le posizioni dell'ex premier Giuseppe Conte e dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza indagati nell'inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della prima fase della pandemia in Val Seriana. Lo confermano all'Ansa fonti giudiziarie.
Nel mirino degli inquirenti e degli investigatori della Guardia di Finanza era finita in modo particolare la mancata istituzione di una zona rossa nella Bergamasca uguale a quella disposta nel Lodigiano e il mancato aggiornamento del piano pandemico, fermo al 2006, e la mancata applicazione di quello esistente anche se datato che, comunque, stando agli elementi raccolti, avrebbe potuto contenere la trasmissione del Covid.
Interrogati dal collegio di giudici
Il 10 maggio scorso, Conte e Speranza erano stati sentiti a Palazzo di Giustizia dal collegio del Tribunale dei Ministri composto dai giudici Maria Rosa Pipponzi, Michele Stagno e Vincenzo Domenico Scibetta. Successivamente, la procura di Brescia aveva depositato al Tribunale dei Ministri il parere con cui proponeva di archiviare l'indagine.
"Fu omicidio colposo? Tutto si basa su mere ipotesi"
"La contestazione dell'omicidio colposo in relazione alla morte delle persone indicate in imputazione si basa (...) su una mera ipotesi teorica sfornita del ben che minimo riscontro", spiega il provvedimento con cui il Tribunale dei Ministri a Brescia ha deciso l'archiviazione. L'affermazione si fonda sul fatto che, per i giudici, Andrea Crisanti, il microbiologo e consulente dei pm, "ha compiuto uno studio teorico ma non è stato in grado di rispondere" sul "nesso di causa tra la mancata zona rossa e i decessi".
I tempi e la realtà fattuale
"Posto che non risulta che il presidente del Consiglio Conte, prima del 2 marzo 2020, fosse stato informato della situazione dei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo, stando all'imputazione, l'allora premier - osserva ancora il Tribunale - avrebbe dovuto decidere, circa l'istituzione della zona rossa, proprio il 2 marzo 2020, ossia non appena avuta informazione della situazione dei due Comuni".
Irragionevole ogni contestazione
Nell'ordinanza la presidente Maria Rossa Pipponzi precisa che "si tratta, evidentemente, di ipotesi irragionevole perché non tiene conto della necessità per il presidente del Consiglio di valutare e contemperare i diritti costituzionali coinvolti e incisi dall'istituzione della zona rossa. E infatti l'istituzione della zona rossa comporta il sacrificio di diritti costituzionali quali il diritto al lavoro, il diritto di circolazione, il diritto di riunione, l'esercizio del diritto di culto".
I parenti delle vittime: "Vilipendio alla memoria"
L'archiviazione di Giuseppe Conte e Roberto Speranza nell'inchiesta sul Covid "è uno schiaffo in faccia a noi e all'Italia intera che si merita un sistema politico e di giustizia più trasparente. Siamo intransigenti con quanto fatto dalla Procura di Brescia e dal Tribunale dei Ministri: l'archiviazione è un vilipendio alla memoria dei nostri familiari, un bavaglio, l'ennesimo in un'Italia corrosa dall'omertà contro cui ci siamo sempre battuti e continueremo a farlo nelle sedi che ci restano, come quella civile". Lo scrivono i familiari della vittime del Covid dell'Associazione #Sereniesempreuniti che sono "delusi e amareggiati".
Il legale dell'ex assessore lombardo Gallera: "Chiederemo archiviazione sua posizione"
"Prendiamo atto con soddisfazione" della decisione del Tribunale dei Ministri "che ha sancito l'insussistenza più radicale delle accuse mosse dalla Procura di Bergamo all'ex presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e all'ex ministro della Salute Roberto Speranza", accuse che "sono le stesse" mosse anche all'ex assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera e agli altri indagati. Motivo per cui nei prossimi giorni "presenteremo un'articolata memoria al Tribunale dei Ministri" e "trattandosi di fattispecie contestata in forma concorsuale a tutti gli imputati", laici e ministri, verrà richiesta "l'archiviazione della posizione" di Gallera. Lo comunica in una nota il legale di Gallera, Guido Camera, dopo che il tribunale dei ministri a Brescia ha archiviato le posizioni dell'ex premier Giuseppe Conte e dell'ex ministro della Salute Roberto Speranza indagati nell'inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della prima fase della pandemia in Val Seriana.
"In particolare - aggiunge il legale - è ben colta la distinzione che esiste fra le funzioni di indirizzo politico e l'attività amministrativa, attraverso una disamina puntuale delle competenze del ministero della Salute", competenze statali "che peraltro sono preponderanti rispetto a quelle delle Regioni". Inoltre "è giustamente sottolineato che, in termini oggettivi, tutte le misure di sanità pubblica esperibili sono state realizzate tempestivamente da chi aveva le competenze ad adottarle - conclude Camera - da ultimo è stata sancita in modo chiaro l'impossibilità di configurare alcun nesso causale, nel rispetto della giurisprudenza della Cassazione, tra i decessi rilevati sul piano statistico e le condotte attribuite agli indagati"
I legali del presidente Lombardo Fontana: "Attende fiducioso"
Anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana, anche lui indagato, "attende fiducioso la definizione della sua posizione processuale". Lo spiegano in una nota i suoi legali Jacopo Pensa e Federico Papa. Il governatore, letto il provvedimento su Conte e Speranza, "non può che condividerne il contenuto", hanno sottolineato in un comunicato. "Nello stesso provvedimento - aggiungono - si dà atto che il reato viene contestato anche ad altri indagati, tra cui Fontana, in quanto asseritamente commesso in cooperazione colposa". "I concetti espressi dai giudici bresciani (situazione epidemiologica di assoluta gravità, novità ed eccezionalità paragonabile alla 'spagnola' del 1918) - sottolineano i legali - vengono ancora una volta fatti propri dal presidente Fontana, anche in ordine al tema della causalità".