Ci risiamo. Il branco ha colpito ancora. Hanno avuto gioco facile stavolta, hanno preso di mira ragazzini più giovani in piena via Mazzini, nel pomeriggio di sabato, verso le 17. Quando la città cercava di affrancarsi da pandemia e contagi e più di qualcuno ha azzardato lo shopping in centro.
La vittima, un adolescente che è stato più lento degli altri a scappare e quindi è stato raggiunto dal branco che lo ha pestato di botte. Lasciandolo poi a terra con un occhio gonfio. Ci sono indagini in corso, e stanno coinvolgendo sia la Digos che squadra Mobile e Volanti. Si stanno visionando le immagini delle telecamere, alla ricerca di un indizio da cui partire per arrivare ad almeno uno dei responsabili e da lì, agli altri, in un domino di violenza che però rischia di trovare una barriera di omertà.
Gli inquirenti hanno ascoltato il ragazzo in due occasioni. La sua versione è cambiata nel corso delle ore. Prima ha denunciato che l’aggressione era iniziata in un luogo diverso, e quindi, in via Mazzini ci sarebbe stato l’epilogo. Il giovane, descritto come un «ragazzetto qualunque», nessun precedente. Purtroppo nel fine settimana, la cosa non è nuova, episodi come questi accadono.
Spesso vengono allertate le forze dell’ordine, non sempre si trovano i protagonisti delle scazzottate. Ma questa è avvenuta sotto gli occhi di molti, in un orario pomeridiano, e quando in circolazione c’erano numerose pattuglie visto che poche ore prima in piazza c’era stato il presidio dei no green pass.
«Ero con mio marito all’interno di un negozio di via Mazzini. Abbiamo sentito delle urla, e dalla vetrina abbiamo visto venti o trenta giovani correre in direzione di piazza Erbe. Ci siamo affacciati dalla porta del negozio e abbiamo visto il gruppo girare compattamente in vicolo San Tommaso Apostolo. A quel punto ci siamo accorti di un ragazzino sui 15 anni di età che piangeva, con un occhio gonfio e altri segni di percosse, e che veniva accolto e medicato dalle commesse di un negozio di abbigliamento. Ci siamo avvicinati e abbiamo ascoltato il suo racconto: lui e i suoi amici erano stati seguiti da piazza Bra da un gruppo di ragazzi più grandi di loro (all’incirca ventenni e forse più), provocati con spintoni e insulti, e infine rincorsi», ci racconta una testimone. «Il ragazzino che era rimasto più indietro era stato quindi aggredito con calci, pugni e colpi inferti con ombrelli. Mentre ascoltavamo il suo racconto, il ragazzino veniva raggiunto dai suoi amici, altri cinque giovanissimi, che avevano trovato rifugio in un grande magazzino e che confermavano l’accaduto. Abbiamo telefonato al 113, come hanno fatto altre persone che avevano assistito alla scena e sono giunti sul posto due equipaggi della polizia, oltre all’ambulanza del 118. I ragazzini aggrediti erano sconvolti, increduli del fatto di essere stati provocati senza ragione e anche del fatto che, da piazza Bra al termine di via Mazzini (a quell’ora gremita di gente) nessun adulto avesse capito cosa stesse succedendo».
«I ragazzini hanno detto, anche ai poliziotti intervenuti, che gli aggressori erano tutti vestiti di nero. Il particolare del vestiario ci è stato confermato da un militare di guardia davanti alla sinagoga: lui e il suo collega avevano notato un gruppo di più di venti persone, vestite di nero, dirigersi una mezz’ora prima verso piazza Bra», aggiunge la testimone. Nelle immagini delle telecamere cittadine che la polizia sta visionando si vede il gruppo di ragazzi vestiti di nero, ma non ci sarebbero altri elementi identificativi. «Quello a cui abbiamo assistito è un fatto gravissimo, e spero che non sia derubricato a semplice “bravata del week end” da parte di un gruppo di balordi, ma considerato un evento “sentinella” di quanto sta accadendo nella nostra città. È sconvolgente che, in pieno centro città, qualcuno si senta legittimato e impunito al punto di aggredire senza motivo altri ragazzi, peraltro più giovani. Mi auguro che la polizia possa individuare quanto prima i responsabili di un episodio che per fortuna non ha avuto conseguenze tragiche, ma che poteva sicuramente averle. Se vi sono gruppi organizzati che pensano di potere agire impuniti nella nostra città, mettendo in atto violenze e intimidazioni, vanno fermati prima che si ripetano tragedie come quella accaduta a Tommasoli», conclude la donna. Da quando è scoppiata la pandemia le forze dell’ordine si trovano a fronteggiare il nuovo allarme del disagio giovanile, argomento che è stato trattato più volte in sede di comitato ordine pubblico e che vede protagonisti, oltre alle forze dell’ordine, anche la scuola e gli psicologi e che vede protagonisti ragazzi di qualsiasi classe sociale..