La tragedia che si è consumata martedì 13 giugno a Lazise dove un bambino di tre anni, sfuggito all’attenzione dei genitori, è annegato nella piscina di un residence, ha lasciato senza parole.
La regola numero uno per la sicurezza dei bimbi in acqua
Quest’ultimo drammatico episodio, sommato all’arrivo della bella stagione e al ritorno all’utilizzo di vasche, grandi o piccole che siano, per fare il bagno nei giardini delle proprie abitazioni, condomini, villaggi o nelle strutture ricettive, fa tornare di stretta attualità il tema della sicurezza. Nicola Soliman, presidente delle sezione veronese della Società nazionale di Salvamento, parte da una regola semplice ma di importanza vitale: «In piscina i bambini non vanno mai lasciati soli, mai, nemmeno un istante».
«Sono creature indifese e purtroppo a volte basta una piccola distrazione o è sufficiente per un istante abbassare la guardia per generare immani tragedie, come quella che ahimè si è consumata a Pacengo. I più piccoli non si rendono conto dei pericoli: l’acqua per loro è una calamita, specialmente se è presente una piscina, piccola o grande che sia», sottolinea l’esperto.
Corsi di nuoto anche in tenerissima età
Per prevenire gli annegamenti, oltre a vigilare costantemente sui più piccoli, un altro passo importante sarebbe far frequentare ai bimbi corsi di nuoto il prima possibile: «Ce ne sono di vario tipo adatti per tutte le età, dai sei mesi in su», precisa Soliman, «Sono molto importanti anche perché consentono ai piccoli di imparare semplici tecniche di auto salvamento, adottare le giuste pratiche di respirazione e usare in maniera corretta braccia e gambe, fondamentali soprattutto se ci si trova in situazioni di pericolo».
Reti o siepi «salvavita»
Nelle piscine di residence, se non è previsto il bagnino di salvataggio - «comunque raccomandabile» - «sarebbe molto utile inserire una recinzione o una siepe molto fitta attorno al perimetro dell’impianto per evitare che il bambino inavvertitamente cada in acqua», osserva Soliman.
Nelle strutture commerciali, invece, secondo le normative regionali che seguono il decreto ministeriale del 18 marzo 1996, fino a vasche con 400 metri quadrati di superficie serve un bagnino, poi uno ogni 500 metri quadri.
Primo soccorso
Ma in caso di emergenza, con un bambino (o adulto) in difficoltà in acqua o a rischio annegamento, come comportarsi? «La prima cosa è cercare di estrarlo dall’acqua il prima possibile e chiamare subito il 118. Se la persona è priva di coscienza serve praticare cinque delicate insufflazioni (bocca a bocca o bocca-naso-bocca) chiudendo sempre il naso», spiega il presidente delle sezione veronese della Società nazionale di Salvamento. «Se non fosse sufficiente è bene passare a trenta compressioni toraciche (su bimbi fino a un anno con un massaggio con le dita e da 1 a 8 anni con una mano al centro del torace, dagli 8 anni in su con due mani) e poi due insufflazioni bocca a bocca e così a oltranza. Il tempismo in questi casi è fondamentale. Se non si interviene nei primi tre, quattro minuti si rischiano danni cerebrali permanenti e nei casi più gravi il decesso».
«L’importante», aggiunge, «è proseguire con queste pratiche di soccorso d’emergenza fino all’arrivo dei soccorsi, senza interrompersi. Ci sono stati diversi casi di persone salvate anche dopo un’ora. È chiaro che sarebbe importante avere a disposizione un defibrillatore». «Tuttavia», conclude Soliman, «la prevenzione è fondamentale».