Continuano ad essere numerosi, in Italia, i negozi di abbigliamento che cessano l’attività; anche nella nostra provincia, Mantova, non è affatto raro notare delle saracinesche abbassate, ma a confermare questo trend vi sono anche delle statistiche autorevoli.
Prima di andare a scoprirle, tuttavia, cerchiamo di rispondere alla domanda che sorge più spontanea nell’affrontare un argomento di questo tipo: il commercio di abbigliamento di tipo tradizionale, dunque quello effettuato nei classici punti vendita, è davvero destinato a scomparire?
Perché il Fashion Retail non diverrà solo digitale
Ci sono delle ottime ragioni per ritenere che i negozi di abbigliamento continueranno assolutamente ad esistere, e quella più rilevante, nonché quella che probabilmente sfugge a molti consumatori, è il fatto che nei punti vendita si riescono spesso a trovare dei capi esclusivi, che difficilmente riuscirebbero ad essere individuati online.
Il perché è presto detto: numerose aziende scelgono di operare esclusivamente come realtà B2B, dunque come fornitori, evitando di vendere ai consumatori in quanto ciò comporterebbe costi ed assetti organizzativi ben differenti.
Quanto detto vale perfino per molte realtà che operano online: in rete si possono infatti individuare e-commerce di abbigliamento come Tenaxia.com da cui possono acquistare solo le partite IVA del settore, e anche questo è un segno evidente del fatto che ingrosso e Retail siano due canali che seguono, nella grande maggioranza dei casi, dei percorsi ben distinti.
Sono tantissime, inoltre, le persone che intendono toccare con mano, e soprattutto provare, i capi d’abbigliamento prima di acquistarli, di conseguenza i negozi continueranno ad essere un punto di riferimento.
A tale riguardo è utile sottolineare che la grande maggioranza degli e-commerce sta rivedendo le proprie politiche di reso per tutelarsi dai sempre più diffusi comportamenti fraudolenti dei consumatori, come ad esempio il cosiddetto "wardrobing”, di conseguenza acquistare un capo online, provarlo e restituirlo senza nessun costo è una prerogativa che diverrà, anzi è già divenuta tutt’oggi, decisamente più rara.
Ed ancora, tanti consumatori prediligono l’acquisto in negozio in quanto apprezzano l’aspetto esperienziale dello shopping, soprattutto per quanto riguarda i capi d’abbigliamento: confrontandosi con gli addetti vendita, infatti, è possibile ottenere dei consigli, farsi suggerire degli abbinamenti, o perfino ricevere delle vere e proprie consulenze, come avviene non di rado in ambito luxury.
Sebbene sia innegabile che l’e-commerce rappresenti oggi un forte concorrente per le aziende che operano esclusivamente tramite punti vendita, immaginare che essi scompaiano del tutto risulta decisamente poco verosimile.
Tra chiusure e nuove aperture, il bilancio è negativo
Come si diceva, le cessazioni di attività per quel che riguarda i negozi di vendita al dettaglio di articoli di abbigliamento continuano ad essere significative: secondo dei dati recentemente presentati da Federazione Moda Italia-Confcommercio, negli ultimi 5 anni esse sarebbero state 23.322, con una conseguente perdita di 35.000 posti di lavoro.
Nell'anno da poco conclusosi, il 2024, il saldo strutturato sulla base di cessazioni e nuove aperture è negativo, ammontando a -6.459 aziende.
Sebbene il trend sia chiaro, tuttavia, il commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento effettuato nei punti vendita fisici continua ad essere un autentico caposaldo per l’economia nazionale: secondo i dati più recenti, rileva Federazione Moda Italia-Confcommercio, in Italia sono attivi ben 164.369 negozi di questo tipo, i quali danno occupazione a poco meno di 300.000 lavoratori.
Se molti negozi chiudono, ad ogni modo, non è soltanto per la concorrenza del digitale: il settore moda, proprio come molti altri, risente del generale calo dei consumi: nel 2024 infatti l’intero comparto, senza distinguere quale sia il canale di vendita, ha registrato un calo di fatturato del -4,2% rispetto all’anno precedente, e anche i saldi invernali del 2025 sono stati piuttosto sottotono.
Ulteriori ragioni, quest’ultime, per ritenere che i trend che si stanno riscontrando non porteranno affatto al progressivo abbandono dei punti vendita fisici.