La vicenda a Pescantina

«Non era un canile lager»: dissequestrati Aron e Nebbia

Accolto il ricorso del proprietario «Alla luce degli atti non può ritenersi una situazione in spregio a evidenti bisogni degli animali»
Tribunale del Riesame. Dissequestrati i due cani da caccia
Tribunale del Riesame. Dissequestrati i due cani da caccia
Tribunale del Riesame. Dissequestrati i due cani da caccia
Tribunale del Riesame. Dissequestrati i due cani da caccia

Aron e Nebbia, due cani da caccia, vennero sequestrati in agosto a Pescantina perché, stando alla segnalazione della Lav «le loro condizioni di detenzione e stato di salute» integravano il reato di maltrattamento di animali poiché «tenuti in una gabbia all’interno di una baracca coperta di lamiere tutto il giorno e tutta la notte». Aron, un setter bianco di due anni e Nebbia, una femmina di una decina d’anni, non erano stati maltrattati né tenuti in condizioni di incompatibilità con la loro natura. E il tribunale del Riesame li ha dissequestrati ordinando la restituzione degli animali al proprietario, un cacciatore nonché titolare della ditta all’interno della quale, in un recinto, erano tenuti. Ma non si trattava di un canile lager.

Dopo il sequestro Aron era stato affidato a una famiglia che si era affezionata e, dopo la decisione del Tribunale, aveva chiesto di poterlo tenere, cosa che il suo proprietario non ha accettato. Per quanto riguarda Nebbia, che fa fatica a muoversi ma non perché è stata maltrattata ma perché, come i cani anziani, soffre di dolori al posteriore, è rimasta alla volontaria della Lav che l’aveva in custodia. E anche in questo caso la decisione l’ha presa il proprietario.

A parere del collegio presieduto da Ernesto D’Amico, «alla luce degli atti trasmessi non può fondatamente ritenersi una situazione di totale noncuranza, in spregio a evidenti e gravi bisogni dell’animale tale da procurargli senza necessità una patologia che integri il maltrattamento di animali».

Invero dopo la segnalazione ai carabinieri di Pescantina avvenuta il 21 giugno, i militari chiesero un sopralluogo all’Ulss. I veterinari prescrissero alcune migliorie all’interno dei box (due cucce al posto di una e ciotole in acciaio per l’acqua). Tuttavia, contrariamente alla segnalazione, non rilevarono sporcizia all’interno del recinto e «l’odore di urina era tale da far supporre che il box venisse pulito regolarmente».

Il 14 luglio al proprietario vennero impartite le prescrizioni e 9 giorni dopo un altro sopralluogo diede atto che erano state effettuate: «il box era stato liberato da oggetti, le ciotole sostituite, dal corridoio erano spariti oggetti potenzialmente taglienti». I cani erano ben nutriti, e in buono stato psicofisico, «dimostrano un atteggiamento socievole con il proprietario e le persone presenti», riporta la relazione dei veterinari. Nonostante ciò, motiva il Tribunale, il 7 agosto venne disposto il sequestro «ritenendo sussistente il fumus del contestato reato di maltrattamenti». E ribadendo che gli stessi carabinieri, dopo la segnalazione della Lav, davano atto che «non venivano riscontrate circostanze costituenti reato» ha annullato il sequestro.

 

Fabiana Marcolini

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