Fra le truffe in voga ormai da un decennio continua a mietere vittime lo «skimmer». È un sottile dispositivo elettronico corredato di una microtelecamera e applicato dai malintenzionati ai terminali Atm per clonare le carte bancomat, sottraendo fra l’altro l’informazione più preziosa, il pin. Basta comporlo – ecco perché è sempre bene coprire la mano che sta digitando - e la truffa è servita.
I terminali più recenti hanno complicato un po’ la vita ai truffatori, ma uno degli ultimi casi in ordine di tempo è stato denunciato proprio a Verona in Piazza Vittorio Veneto. In realtà le segnalazioni sono centinaia tutti i mesi.
I numeri
Quello delle frodi creditizie è un fronte criminale in continua evoluzione tecnologica. Non a caso sono più di 3,2 milioni gli italiani che hanno subito almeno una truffa o un tentativo di truffa connesso alla propria carta di credito o debito. Ed è un numero probabilmente in difetto perché a volte l’accaduto non viene denunciato.
In Veneto i raggirati sono più di 200mila. Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it e comprende non solo il prelievo di contante dal bancomat ma anche gli innumerevoli tentativi di frode on line. Il fenomeno è monitorato anche dall’Osservatorio sulle frodi creditizie Crif-MisterCredit che solo nel 2022 – anno del massimo storico - ha rilevato 34.300 frodi, in massima parte on line, in aumento del 20% sul 2021 per un danno stimato in 132 milioni di euro. Una crescita attribuibile soprattutto all'evoluzione delle tecniche utilizzate dalle organizzazioni criminali, sempre più sofisticate. Magra consolazione, la diminuzione dell’importo medio frodato, pari a 3.800 euro; quasi la metà delle frodi non supera poi i 1.500 euro.
Il «Lebanese Loop»
Fra i tentativi di truffa sui terminali Atm, negli ultimi cinque anni il più diffuso a Verona è stato il «Lebanese Loop». Consiste nell’inserimento di un dispositivo irriconoscibile che trattiene all’interno le carte bancomat che gli utenti inseriscono per i prelievi. Interviene quindi il truffatore che, fingendo di prestare soccorso alla vittima, riesce a carpirne il pin. L’utente si allontana poi senza essere riuscito a recuperare la carta ed è a questo punto che il truffatore rimuove il congegno recuperando il bancomat rimasto all’interno.
La scoperta della frode non avviene subito. Anzi, nel 38% dei casi nei sei mesi successivi. La raccomandazione è quella di prestare attenzione alle eventuali anomalie del terminale come la presenza di un nuovo congegno, l’instabilità della tastiera o una protezione di plastica insolita. Meglio, quando possibile, effettuare i prelievi da terminali posizionali all’interno della filiale bancaria, accessibili anche negli orari di chiusura.
Raggiri online
La truffa online si materializza invece attraverso una falsa mail nel 40% dei casi (è il famigerato «phishing»): viene chiesto di inserire le credenziali delle carte elettroniche momentaneamente bloccate al fine di renderle di nuovo attive, carte che vengono quindi svuotate.
Non ultima la presenza di falsi negozi on line che attirano i malcapitati con offerte appetibili. Una volta conclusa l’operazione con il pagamento on line da carte di credito, addio denaro. Solo nel 2022 la Polizia postale ha indagato 3.541 persone (il 4% in più rispetto al 2021), in particolare nel settore dell’e-commerce e del market place.
Rilevante l’incremento degli illeciti legati al fenomeno del trading online (3.020 i casi trattati), con l’aumento del numero di portali che propongono programmi speculativi, apparentemente redditizi, e l’utilizzo di tecniche molto sofisticate per contattare le vittime.