Il caso di Margaret Spada, la ventiduenne di Siracusa morta mentre si stava sottoponendo a un intervento di rinoplastica in un ambulatorio non autorizzato, porta a galla diversi aspetti critici della medicina estetica. In particolare, un fenomeno preoccupante in forte crescita, negli ultimi anni. Ovvero, l’accesso sempre più precoce ai ritocchi chirurgici - un paziente italiano su tre ha meno di 35 anni e uno su cinque è under 25, secondo enti di settore come la Sicpre (Società di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) - ma soprattutto la leggerezza con cui viene scelta la struttura dove farsi operare.
Come nel caso della vittima, per migliorare il naso, ma anche per fare l’aumento del seno o la liposuzione (gli interventi più richiesti), sempre più spesso ci si affida a medici, o presunti tali, di cui si è vista la pubblicità sui social network. Magari con l’attrattiva del «prezzo stracciato».
Abbiamo chiesto a Paolo Baschirotto, chirurgo plastico che opera a Verona da oltre trent’anni, di aiutarci a illuminare questo preoccupante trend giovanile.
Dottor Baschirotto, è vero che l’età del primo intervento estetico è sempre più bassa?
Sì, l’età è andata calando costantemente nell’ultimo decennio. Ed è per questo che, nel 2018, il legislatore ha ritenuto di imporre il limite minimo dei 18 anni più un giorno per l’accesso agli interventi estetici non necessari per motivi di salute.
Quante sue pazienti, ad esempio, hanno meno di 25 anni?
Nella mia personale casistica, all’incirca il 20 per cento.
Non è solo un problema d’età: si percepisce l’invadenza dei social nell’invogliare le ragazze a sottoporsi a ritocchi?
Purtroppo sì, tantissime pazienti scelgono le strutture cui affidarsi in base alle pubblicità che vedono online e, ancor peggio, vengono accalappiate facendo leva su prezzi fuori mercato.
Nel caso di Roma, la vittima e la sua famiglia erano comunque rassicurate dal fatto di rivolgersi a una struttura nella capitale...
Non basta. Pur non volando nell’est Europa o in nord Africa per sottoporsi a un intervento a basso costo, anche in città di riferimento per la chirurgia plastica, come Milano, si può trovare un sottobosco di strutture che operano in condizioni inadeguate, per usare un eufemismo.
La ragazza deceduta avrebbe pagato meno di 3mila euro la rinoplastica parziale...
Già questo era un campanello d’allarme. Mediamente, in Italia, per la correzione della punta del naso, cioè l’intervento desiderato dalla povera ragazza, vengono richiesti circa 4mila euro; e si sale intorno ai 6mila per una rinoplastica completa. Un prezzo “conveniente“ deve subito destare molto sospetto.
Quali sono i rischi principali?
Il più grave in assoluto riguarda la sicurezza, che in offerte al ribasso viene giocoforza sacrificata. Il costo di un intervento chirurgico si compone non solo della retribuzione del chirurgo e dell’anestesista, ma in buona parte anche del costo della sala operatoria. Eseguire in ambulatorio un’operazione, perfino di lieve entità, come una piccola liposuzione in anestesia locale, pur essendo tecnicamente possibile, espone il paziente ad altissimi rischi. Per esempio di infezione, visto che un ambulatorio non potrà mai essere sterile come una sala operatoria. E non pone il medico nelle condizioni di poter intervenire in modo adeguato e tempestivo, se qualcosa dovesse andare storto.
Lei si è fatto un’idea di cosa sia accaduto in quell’ambulatorio di Roma?
Mancano molti elementi per potersi sbilanciare. Posso dire solo che la Last, acronimo per tossicità sistemica da anestetico locale, è un pericolo concreto, contro il quale bisogna essere adeguatamente formati e attrezzati.
Come smascherare chi opera senza i necessari titoli?
La prima cosa da fare è una verifica sull’Albo dei medici, dove ciascun professionista è registrato con la sua specializzazione. Senza prestare attenzione ai social, che sono scorciatoie pericolosissime.
Ma in Italia non è richiesta la specializzazione in chirurgia plastica ricostruttiva per effettuare interventi estetici. Non è così?
Purtroppo. Oggi possono anche i chirurgi di branche diverse. Su questo, occorre che il ministero della Salute dia una risposta definitiva.