Sanità

West Nile, sale l’allerta nel Vicentino: «Inizia il periodo più a rischio»

Due i casi in Veneto del virus trasmesso dalla puntura di zanzara. Il primario di malattie infettive al San Bortolo: «Fino a ottobre tenere alta la guardia»
West Nile, la sorveglianza da parte dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro è in atto in tutto il Veneto. Anche nel Vicentino
West Nile, la sorveglianza da parte dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro è in atto in tutto il Veneto. Anche nel Vicentino
West Nile, la sorveglianza da parte dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro è in atto in tutto il Veneto. Anche nel Vicentino
West Nile, la sorveglianza da parte dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro è in atto in tutto il Veneto. Anche nel Vicentino

«Quest’anno casi non ne abbiamo ancora visti, ma è proprio ora che inizia la stagione a rischio perché questo è il periodo in cui le zanzare, complice il caldo, si riproducono maggiormente. Il pericolo c’è. Bisogna stare molto attenti». Per Vinicio Manfrin, primario di malattie infettive al San Bortolo, la guardia d’ora in poi, almeno fino a ottobre, deve restare molto alta.

L’allerta scattata in alcune trappole posizionate nel Veneto per ricercare il West Nile

La sorveglianza da parte dall’Istituto zooprofilattico di Legnaro è in atto. Il piano regionale di prevenzione è già operativo. L’allerta è scattata dopo che, un mese fa, in alcune delle 55 trappole posizionate nel Veneto per ricercare il virus sono state trovate zanzare positive al West Nile. Tutti i donatori di sangue e di organi della regione sono controllati per evitare la possibile trasmissione dell’infezione con le trasfusioni e i trapianti.

La trappola del virus più vicina a Vicenza è a Quinto. Altre nel Basso Vicentino

Trappole sono state collocate nel Basso Vicentino e in altre zone, la più vicina alla città è quella di Quinto. Le notizie in arrivo da fuori provincia fanno stringere ancora di più il cordone protettivo. La preoccupazione sale. Il virus circola. Ieri al Servizio igiene e sanità pubblica dell’Ulss 3 Serenissima di Venezia è arrivata la segnalazione di un caso neuroinvasivo di malattia da West Nile, si tratta del secondo caso in Veneto da inizio anno, dopo quello scoperto il 23 giugno, sempre nel Veneziano.

Un secondo caso in Veneto da inizio anno

A Fondi, in provincia di Latina, un’anziana è morta. Sempre nella stessa provincia si segnalano altri sei casi, due dei quali gravi. È allarme prudenziale anche qui da noi perché casi di questa malattia ormai endemica nel Veneto ce ne sono quasi ogni anno pure a Vicenza. In passato, anzi, nel Vicentino si sono registrate anche vittime. Nel 2019 moriva un 87enne di Sarego a causa di una encefalite innescata da questa infezione che si trasmette solo attraverso la puntura della comunissima “nostrana” zanzara Culex, quella che punge dal tramonto all’alba appena comincia a imbrunire. Il circolo pericoloso del virus è questo. La malattia colpisce gli uccelli selvatici. Le zanzare si infettano pungendo i migratori per poi propagare il virus a ospiti accidentali come l’uomo e il cavallo. 

Il West Nile è arrivato nel Veneto nel 2008 ed è diventato endemico

Il West Nile è arrivato nel Veneto la prima volta nel 2008, probabilmente veicolato da uccelli in volo dall’Africa, e da allora è diventato endemico per il fatto che ha trovato le condizioni ideali per mantenersi, cioè un clima caldo-umido che favorisce il proliferare delle zanzare, e una diffusa presenza di volatili in parecchie aree del territorio.

L’annus horribilis fu il 2022 quando il Veneto, con epicentro a Padova, dovette fare i conti con 500 dei 723 casi di West Nile verificatisi in Italia, con 166 forme neuro-invasive e 22 decessi. Decine i malati all’epoca in tutto il Vicentino, in particolare a Dueville, Quinto, Camisano, Riviera Berica, Arzignano, Valdagno, perfino Asiago, ed esiti drammatici: 3 grandi anziani deceduti e molti ricoveri al San Bortolo per encefalite, la forma più cattiva dell’infezione. 

I sintomi della malattia causata dal virus

Sul fronte della malattia la maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo, ma 2 volte su 10 il virus può provocare febbre, mal di testa, nausea, vomito, sfoghi cutanei. Nei bimbi molto piccoli, negli anziani e nelle persone debilitate la sintomatologia può essere più severa, con debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni. In un caso su 150 la malattia vira verso la paralisi e il coma. In un caso su mille causa meningite o un’encefalite letale.

Il periodo di incubazione va da 2 a 14 giorni dopo la puntura, ma può durare 21 giorni nei soggetti con deficit immunitario. Non esiste una terapia per la febbre West Nile. Nella maggior parte i sintomi scompaiono da soli dopo alcuni giorni o al massimo qualche settimana. Nelle situazioni più critiche è necessario il ricovero. 

Franco Pepe

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