Un boato sordo, minaccioso, poi la valanga che si stacca e corre lungo il fianco della montagna, travolgendo tutto quanto trova sul proprio cammino. Sono passati due anni da quel momento, dalla tragedia della Marmolada che ha visto il Vicentino pagare un terribile tributo di sangue, con ben sette delle undici vittime travolte dal ghiaccio e dai detriti, Nicolò Zavatta, Emanuela Piran, Davide Miotti, Erica Campagnaro, Filippo Bari, Paolo Dani e Tommaso Carollo.
Per il secondo anno, l’avvicinarsi del 3 luglio scatena un turbine di emozioni e sensazioni soprattutto in quanti hanno vissuto in prima persona quella drammatica esperienza: i familiari delle vittime, con il loro dolore, in primis, ma anche i soccorritori, i rappresentanti delle istituzioni, gli amanti della montagna. E naturalmente, i sopravvissuti. «Sono sicuramente emozioni forti: quel giorno vuol dire tanto, per me, significa quasi essere nato una seconda volta». A parlare è Riccardo Franchin, l’ingegnere di 29 anni di Barbarano Mossano che quel giorno si trovava in cordata con Nicolò Zavatta, Paolo Dani e Filippo Bari, tutti rimasti vittime della valanga.
«Tutti i pensieri vanno a chi non c’è più, soprattutto a quelli che erano in cordata con me: Nicolò, Paolo, Filippo», continua. «Fino a quel momento i ricordi sono nitidi, poi tutto diventa confuso, riemergono poche immagini. Sembrava una bella situazione, perché ci trovavamo nel luogo che tutti amavamo, la montagna, una delle montagne più belle, in una giornata bellissima. Ci eravamo fermati. All’improvviso ho sentito quel rumore e ho iniziato a correre. La mia fortuna è stata quella di riuscire a spostarmi quel tanto che bastava per non restare sotto il materiale sceso dalla montagna. Sono comunque stato colpito da diversi massi e ho perso i sensi».
Il ricordo di Riccardo Franchin
Poco dopo, Riccardo ha ripreso conoscenza. «Mi sono svegliato da solo», continua nel suo racconto. «Erano passati alcuni minuti, c’era un silenzio surreale. A quel punto, però, non ero più in me, i ricordi sono sfocati. Attorno a me non vedevo nessuno, solo due persone, ma molto lontane. Inizialmente sono arrivati i gestori del vicino rifugio, sono sceso assieme a loro fino alla struttura».
Il ricordo di quella terribile esperienza non riaffiora però solo in occasione dell’anniversario della tragedia. «La consapevolezza di essere stato miracolato non emerge solo in questo giorno», sottolinea. «Quanto accaduto mi ha fatto capire come la vita possa finire da un momento all’altro. E comunque tutto ciò non ha spento la mia passione per la montagna, che continuo a frequentare, anche più di prima. Penso sia la prosecuzione di un percorso. Sicuramente ora affronto le uscite con maggior consapevolezza di quelli che possono essere i rischi di un ambiente come il ghiacciaio».
Il ritorno sulla Marmolada dopo la tragedia
L’anno scorso, nel primo anniversario della tragedia, Riccardo è tornato sulla Marmolada. «Sono salito in vetta attraverso la via ferrata, ma poi, nella discesa, sono passato proprio per quel punto ed è stato impossibile non ripensare a quello che era accaduto. E per tutto il viaggio, il primo pensiero è stato per i miei compagni di cordata».
Zaia e la tragedia della Marmolada: «Cicatrice indimenticabile»
Anche il governatore del Veneto Luca Zaia ha ricordato l’anniversario della tragedia. «Il distacco nel ghiacciaio della Marmolada è stato un evento che ha lasciato una cicatrice indimenticabile, cancellando sotto una massa di ghiaccio e pietrame la vita di undici persone che sulla montagna cercavano la realizzazione della loro passione sportiva o più semplicemente la bellezza di una domenica di sole in alta quota», sono le parole del presidente. «A distanza di due anni, rivivo il dolore condiviso in quelle ore con i familiari e gli amici degli scomparsi insieme all’ammirazione per il lavoro e lo spirito di abnegazione dimostrato da tutti i soccorritori. Ai primi rinnovo la mia vicinanza, ai secondi la mia gratitudine».
«Rinnovo il mio pensiero per le undici vittime che hanno trovato la morte per una tragica fatalità tra quei monti che tanto amavano», è il commento dell’assessore alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin. «Ma desidero anche dire ancora una volta grazie ai soccorritori i quali con grande tempestività sono accorsi per prestare aiuto. Stiamo parlando di trecento persone intervenute fin dai primi momenti».