«Aiuto, una valanga, aiuto». Poche parole in un messaggio Whatsapp, assieme all’indicazione della posizione in cui, lei e gli altri quattro amici, si trovavano. Arriva così, intorno alle 15 di venerdì, l’Sos via chat lanciato da Giulia Punturieri, una delle cinque componenti della comitiva di scialpinisti vicentini travolti da una slavina sul picco Kavringtinden, nella zona di Lyngen, in Norvegia. A ricevere la disperata richiesta d’aiuto, uno dei partecipanti alla spedizione che, dallo scorso 25 marzo, aveva portato un gruppo di vicentini in terra norvegese.
Il gruppo era composto da otto persone
Un gruppo composto da otto persone. Giulia Punturieri, che si è salvata, Rubens Munaretto, anche lui illeso, la guida alpina Andrea Basso, ora ricoverato con fratture multiple in ospedale a Tromso, Pietro De Bernardini, ricoverato anche lui in gravi condizioni, e Matteo Cazzola, che ha perso la vita. Con loro ci sarebbero dovuti essere anche i tre compagni che, per diverse ragioni, venerdì avevano deciso di non prendere parte all’uscita: Christian Reato, Roberto Ceretta e Stefano Rappo. È quest’ultimo, 35 anni, originario di Torri di Arcugnano, il destinatario del messaggio di Giulia. Il primo, dunque, ad apprendere cosa fosse accaduto e ad allertare i soccorsi.
I soccorsi sono subito stati allertati
«Ero in baita con gli altri due amici quando mi arriva questo messaggio, assieme alla localizzazione». Tanto basta per comprendere la gravità della situazione: «Ho subito chiamato i soccorsi, inviando la posizione e parlando a lungo con loro per indirizzarli verso il luogo in cui il gruppo si trovava, dopodiché siamo partiti per raggiungerli», racconta Stefano rispondendo telefonicamente dall’ospedale di Tromso, dove aspetta notizie dei feriti. Lì, sia lui che gli altri, trascorreranno la notte in attesa di poter rientrare alla casetta di Lyngen affittata per la vacanza.
«Non sappiamo quando potremo ritornare, è ancora tutto bloccato, le strade sono chiuse, i traghetti sospesi, abbiamo lasciato in baita documenti ed effetti personali che contiamo di recuperare quanto prima», prosegue Stefano, che con Christian e Roberto ha passato la notte tra venerdì e sabato in un alloggio di fortuna, dopo aver assistito alle angoscianti operazioni di recupero dei superstiti e della vittima.
Operazioni rese lunghe e complesse proprio dalle condizioni meteo avverse, per le quali le autorità locali avevano diramato un avviso di rischio valanghe “elevato”.
Un rischio di cui la guida Andrea Basso aveva tenuto conto, assicura Stefano, esattamente come le altre guide italiane ed estere che in questi giorni stanno accompagnando centinaia di turisti in vacanza tra panorami mozzafiato, aurore boreali e lunghe spedizioni con sci e pelli ai piedi.
Doveva essere l'ultima escursione prima del rientro in Italia
«La nostra guida, come tutte le guide qui, aveva controllato i bollettini la sera prima, confrontandosi anche con altri esperti. Avevano scelto quella zona in particolare, proprio evitandone altre». Per tutti, del resto, doveva essere l’ultima escursione prima di rientrare in Italia (il viaggio di ritorno con volo da Tromso era pianificato per ieri, ora, a causa della disgrazia e del maltempo, slitterà probabilmente a non prima di domani). L’ultima salita, l’ultima sciata, l’ultimo brivido. Quello che ancora scuote Stefano e gli altri due vicentini che avevano preferito trascorrere la vigilia del rientro in baita. Una decisione rivelatasi provvidenziale, forse, salvifica.
Stefano Rappo scampato per un fastidio al ginocchio
«Dopo quattro giorni di uscite fisicamente impegnative, avevo un fastidio al ginocchio, per cui avevo scelto di restare nella casa dove abbiamo soggiornato per la settimana». Qualche ora di relax bruscamente e drammaticamente interrotta dall’allarme via Whatsapp di Giulia, che con Andrea, Matteo, Pietro e Rubens era partita di buon’ora alla volta del massiccio Kavringtinden, ad una decina di chilometri dalla struttura in cui Stefano, Christian e Roberto alloggiavano. Lì dove dovranno recarsi ancora una volta per recuperare i bagagli e soprattutto i documenti, prima del volo che li riporterà a Vicenza.
Intanto, i pensieri sono tutti per Pietro - «Lo abbiamo conosciuto qui, so che vive in Olanda»- e per Andrea: «È in ortopedia, stanno valutando se operarlo a Tromso o farlo rientrare con un aereo ospedaliero in Italia».