La tragedia della Marmolada ha spezzato la vita del valdagnese Paolo Dani. Era stato il responsabile della stazione del soccorso alpino di Recoaro-Valdagno dal 2013 al 2020 ed elicotterista. Avrebbe compiuto 52 anni tra due giorni e viveva con la compagna Giulia Cornale e la figlia Marcella di 14 anni a Castelvecchio. Dani aveva anche tre fratelli: Lino e Daniele anche loro appassionati della natura e della vita all'aria aperta e una sorella, Rosilda. Il primo infatti è accompagnatore di media montagna e l'altro lavora a "Le Piccole Dolomiti centro equestre" a Brogliano. Dani è stato socio dell'associazione "Le Guide" per una decina d'anni, dal 2006 al 2015, e ha svolto l'attività di guida alpina accompagnando gruppi e singoli su ogni terreno: alta montagna, cascate ghiacciate, trekking. Con lui si aveva la certezza di essere in mani esperte e sapienti. Ha aperto vie sulle Piccole Dolomiti e accompagnato in sicurezza centinaia di appassionati negli anni. Inoltre ha seguito la realizzazione e la successiva gestione del Centro di Arrampicata 7A, a Valdagno, organizzando numerosi corsi di arrampicata e alpinismo, sia per bambini e ragazzi che per adulti.
È stato il fratello Lino, di quattro anni più vecchio, a trasmettergli la passione per la montagna. «Passavamo interi pomeriggi in contrada Rossati di Valdagno dove c'è una palestra di roccia naturale e frequentavamo anche i Bergamini e Castelvecchio - racconta-. Assieme abbiamo creato tante palestre di roccia aprendo falesie e pulendo il bosco anche nella valle del Chiampo». Lavori che dureranno nel tempo e dei quali possono godere tutti. «Durante il periodo del Covid per non rimanere con le mani in mano -prosegue il fratello- ha aperto palestre di roccia e sistemate quelle vecchie a Castelvecchio e nella zona di Marana». Altro aneddoto che il fratello racconta è che da piccoli il loro regno era rappresentato dal torrente Arpega a Quargnenta di Brogliano. Lì si divertivano costruendo casette sugli alberi e Paolo ci passava anche la notte d'estate. A volte capitava che non andasse a scuola per rimanere in quel luogo magico, era innata la voglia di stare a contatto con la natura. Il fratello Lino, che mentre parla è sulla via del ritorno da Canazei dove ha riconosciuto la salma di Paolo, sintetizza quello che per lui ha rappresentato il fratello: «Mio fratello Paolino è stato un grande amante della montagna. Gli ho insegnato tutto quello che potevo e lui l'ha ampliato e condiviso con il suo immenso amore e passione». E conclude quasi con una preghiera: «Vola alto caro fratello e vigila dalla cima della Regina, la Marmolada, che ti ha reclamato come suo custode».
L'amico e collega guida alpina Paolo Asnicar, che si è precipitato anche lui a Canazei, lo ricorda come «una persona disponibile e sempre allegra, era una forza della natura per simpatia e competenza in montagna. Ogni volta che ci incontravamo con un sorriso mi chiedeva: "Ciao come xela?". Dani per il suo ruolo pubblico era ovviamente molto conosciuto. L'alpinista Franco Perlotto lo ricorda profondamente turbato: «Era una persona di grande livello, quando ho saputo la notizia sono rimasto senza parole. Un professionista serio, una persona buona, competente e molto preparata. Ha aperto vie sulle Piccole Dolomiti sul Baffelan e sul Cornetto». Un altro grande della montagna, la guida alpina Gianni Bisson, gli rende omaggio. «Avevo tenuto il corso quando Dani era diventato guida alpina, ero il suo insegnante, insomma. Era una persona scrupolosa e grande esperto di montagna. Prima del Covid eravamo andati insieme in Sicilia sull'Etna per la preselezione delle guide vulcanologiche».
Il sindaco di Valdagno Giancarlo Acerbi esprime il cordoglio dell'Amministrazione comunale per la scomparsa di Paolo Dani: «Una triste notizia che ci lascia sgomenti e che colpisce l'intera comunità valdagnese all'interno della quale Paolo era molto conosciuto e apprezzato. In questo momento di dolore non possiamo che stringerci attorno alla famiglia e a tutti i suoi cari». Il sindaco di Recoaro Armando Cunegato sottolinea che «Il Comune partecipa al dolore. Quella di Dani è una perdita importante sia sotto l'aspetto umano che per tutto quello che ha fatto con il Soccorso alpino salvando vite e aiutando turisti in difficoltà sulle Piccole Dolomiti. Sono cose difficili da accettare considerando l'esperienza».
Da una prima ricostruzione sembra che Dani, proprio perché professionista scrupoloso, avrebbe condotto un gruppo di tre persone sulla Marmolada partendo al mattino presto in modo da rientrare prima che il sole fosse molto forte: un modo per avere un'ulteriore garanzia di sicurezza. Sembra infatti che il gruppo dei quattro fosse quasi tornato indietro ad escursione completata quando la massa di ghiaccio, acqua e rocce li ha investiti. Una morte per certi versi assurda, visto che proprio lui con il Soccorso alpino in montagna aveva salvato tante vite.