«Stiamo attendendo riscontri dalla nostra ambasciata a Oslo. Si stanno facendo le indagini del caso e tutti i rilievi con le autorità locali e la polizia norvegese per stabilire la dinamica».
L’indagine sull'incidente
Allo stato attuale, secondo quanto è stato possibile raccogliere da fonti del ministero degli esteri, è stata aperta un’indagine dalle autorità norvegesi sulla valanga che ha travolto la comitiva di scialpinisti vicentini e che ha tolto la vita a Matteo Cazzola, ingegnere di 35 anni che viveva a Vicenza. Al momento, non è dato sapere se le autorità locali vogliano anche stabilire se ci siano eventuali responsabilità nella morte del giovane vicentino. In ogni caso, la Farnesina, in stretto contatto con l’ambasciata norvegese fin dalle prime ore dopo la tragedia, vigila sulla situazione. Sempre secondo il ministero, è prematuro parlare di eventuali date per il rimpatrio della salma di Matteo, che resta a disposizione delle autorità.
La ricostruzione della tragedia
Secondo quanto è stato ormai quasi definitivamente ricostruito, quella di venerdì avrebbe dovuto essere l’ultima giornata di vacanza nel nord della Norvegia, nella regione del Nord-Troms, per la comitiva capitanata dalla guida alpina Andrea Basso. Nonostante le condizioni meteo avverse, con un allarme valanghe emanato dalle autorità pari al grado massimo, una parte del gruppo ha deciso di avventurarsi ugualmente per l’ultima uscita sul massiccio del Kavringtinden che raggiunge i 1.300 metri di altezza. Della spedizione, oltre alla guida e allo sfortunato Cazzola, facevano parte Giulia Punturieri, che si è salvata, Rubens Munaretto, illeso e Pietro De Bernardini, ricoverato in gravi condizioni. Assieme a loro ci sarebbero dovuti essere anche i tre compagni che non avevano preso parte all’uscita, Christian Reato, Roberto Ceretta e Stefano Rappo.
Il racconto del soccorritore
Intanto, il sito di informazione norvegese Nordlys, che copre l’area di Troms e che abbiamo contattato nella giornata di ieri (domenica 2 aprile), ha pubblicato un’intervista a Daniel Larsen, capo delegazione della squadra di soccorso della Croce rossa di Lyngen che si è lanciato nel salvataggio della comitiva italiana negli istanti immediatamente successivi alla tragedia, che ha estratto il corpo di Matteo Cazzola e messo in salvo il resto della comitiva nonostante le condizioni meteo fossero molto disagevoli: «All’inizio c’era un messaggio vago su Rørnestinden e Kavringtinden, quindi siamo andati da quella parte - racconta il soccorritore -. Alla fine, invece, siamo stati guidati in direzione di Kvalvikdalen, oltre la montagna. Il tempo era pessimo e abbiamo impiegato molto tempo. È stato molto impegnativo. Quando siamo arrivati in cima alla montagna, abbiamo visto l’elicottero “Sar Queen” che stava per issare a bordo alcuni dei feriti, quelli più gravi, ma abbiamo deciso di non scendere per evitare il rischio concreto di provocare nuove valanghe». Il rischio era davvero forte. È entrata in azione anche una seconda pattuglia: «La successiva squadra addetta al salvataggio dalle valanghe ha guidato in pianura ed è arrivata direttamente nell’area interessata dalla valanga - prosegue il racconto di Larsen -. In questo modo, hanno potuto portare a termine il gravoso compito di trasportare il corpo di Matteo Cazzola. Matteo è stato prima estratto dalla neve che lo aveva investito e, quindi, deposto su una barella». Larsen è sicuro: «Il gruppo di cinque persone è stato probabilmente travolto da una valanga a un'altezza di 250-300 metri». Il capo squadra poi spiega quanto è stato difficile operare per chi si è trovato impegnato nei soccorsi del gruppo di italiani: «È stato necessario interrompere le operazioni più volte - ha dichiarato a Nordlys -. Le condizioni meteo sono state davvero impegnative venerdì. Quello è un percorso estivo popolare, ma di solito non si tratta di una traccia utilizzata con gli sci. Certo, capita che la gente ci vada in inverno, ma spesso qui c'è poca neve sulle piste. Il fianco della montagna è alto ben oltre 500 metri e la parte ripida è in cima. Può darsi che la foresta e la pianura abbiano dato una falsa idea di sicurezza. In realtà il luogo è molto simile a Erikaksla, dove la foresta è stata una concausa dei maggiori danni della valanga che si era staccata martedì (provocando la morte di un altro esperto scialpinista, che era impegnato in un’escursione con altri quattro amici, ndr). Qui a Kvalvikdalen c'è una vecchia foresta di ontani marcia con molti ramoscelli».
Dal 2008 a Troms 40 morti
Larsen conclude laconicamente il suo racconto: «È sicuramente un terreno soggetto a valanghe. Probabilmente non ci andrei ed è facile che i turisti non leggano i media norvegesi dove si trovano tutte le informazioni. Sono in vacanza per fare un viaggio e poi possono succedere cose del genere». Secondo le statistiche pubblicate da Nordlys, dal 2008 a Troms ben 180 persone sono state colpite da una valanga. Di queste, 40 sono morte.