Addio a Sebastiao Salgado, leggenda della fotografia. Aveva 81 anni

Il fotografo Sebastiao Salgado
Il fotografo Sebastiao Salgado
Il fotografo Sebastiao Salgado
Il fotografo Sebastiao Salgado

Il fotografo brasiliano Sebastião Salgado è morto a 81 anni: lo annuncia l'Académie des Beaux-Arts a Parigi.

«Con Sebastião Salgado muore se non il più grande, certamente uno dei più grandi fotografi che il mondo abbia prodotto», ha detto il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva

Salgado affrontava seri problemi di salute derivanti dalla malaria contratta negli anni '90. Lo riporta il quotidiano Folha de São Paulo - citando un amico dell'artista - ipotizzando i postumi della malaria come una delle possibili cause del decesso. La malattia provoca complicazioni gravi come insufficienza renale, cerebrale ed epatica, che possono portare alla morte. La famiglia non ha divulgato la causa della morte né il luogo dove è avvenuta.

«Il suo dissenso nei confronti del fatto che il mondo sia così diseguale e il suo ostinato talento nel ritrarre la realtà degli oppressi sono sempre stati un monito per la coscienza dell'intera umanità», si legge in un comunicato divulgato dalla presidenza del Brasile. «Salgado non ha usato solo i suoi occhi e la sua macchina fotografica per ritrarre le persone: ha utilizzato anche la pienezza della sua anima e del suo cuore. Proprio per questo la sua opera continuerà a essere un grido di solidarietà. E ci ricorda che siamo tutti uguali nella nostra diversità. Agli amici e familiari, mando un forte abbraccio».

Dopo gli studi di economia, Salgado si trasferì a Parigi e poi a Londra. Cominciò a fotografare in Africa durante un viaggio di lavoro e poi decise di dedicarsi solo alla fotografia: iniziò nel 1972 come freelance e poi lavorò per l'importante agenzia Magnum Photos, fino al 1994, quando fondò una sua agenzia con la moglie.

 

«Fotografo senza sosta in giro per il mondo», Salgado ha «contratto una forma particolare di malaria nel 2010, in Indonesia, nell'ambito del suo progetto Genesis. Quindici anni più tardi, le complicazioni di questa malattia si sono trasformate in una severa leucemia, che ha avuto la meglio su di lui».

Sabato scorso l'artista avrebbe dovuto partecipare all'inaugurazione delle vetrate disegnate dal figlio Rodrigo per una chiesa della città di Reims, ma già il giorno prima aveva annullato la sua partecipazione a un incontro con i giornalisti, per problemi di salute. Aveva dato forfait anche all'inaugurazione, al Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento, della mostra "Ghiacciai", con 54 scatti quasi tutti inediti, che resterà aperta fino al 21 settembre.

 

Chi era

Nato nel 1944 nella cittadina di Aimorés, nell'interno di Minas Gerais, Salgado aveva studiato economia, campo in cui ottenne un master all'Università di San Paolo. Attivista di sinistra, si era trasferito in Francia nel 1969, in fuga dalla dittatura. La notizia della sua morte è stata commentata anche dall'Istituto Terra, che l'intellettuale aveva fondato assieme alla moglie Lélia Wanick: «Sebastião ha seminato speranza dove c'era devastazione, ed ha fatto fiorire l'idea che il ripristino ambientale sia anche un profondo gesto d'amore per l'umanità».

Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1973, il fotografo ha visitato più di 100 Paesi, tra cui l'Italia, per sviluppare i suoi progetti fotografici basati sulla cura della vita umana, della natura e del lavoro. Nel 1993, Salgado ha iniziato un viaggio fotografico, fisico ed esistenziale attraverso la galassia delle migrazioni e in sei anni, viaggiando in quattro continenti e producendo opere sfociate nella mostra "Exodus - Umanità in movimento", 180 scatti per diverse sezioni geopolitiche, che raccontano la realtà dei campi profughi. In Amazzonia Salgado ha vissuto con 12 gruppi indigeni e ha trasformato le sue foto in un messaggio globale per mostrare la potenza della natura, ma anche la sua fragilità, e per mettere in guardia l'umanità sui pericoli della distruzione dell'ecosistema.

Il suo lavoro ha portato anche alla splendida mostra "Amazônia", che immortala la ricchezza e la varietà della foresta pluviale e lo stile di vita delle popolazioni locali. Nel 2014, il documentario "Il sale della terra", co-diretto dal regista tedesco Wim Wenders e da Juliano Ribeiro Salgado, figlio di Sebastião, ha vinto un premio al Festival di Cannes ed è stato candidato all'Oscar.

In un'intervista rilasciata di recente alla stampa internazionale a Londra, l'artista aveva dichiarato che l'unica cosa che gli restava da fare era morire, dopo aver annunciato il suo ritiro dal lavoro sul campo nel 2024. «Ora devo solo morire. Ho avuto una carriera di 50 anni e ho 80 anni. Sono più vicino alla morte che a qualsiasi altra cosa. Una persona vive al massimo 90 anni. Quindi non sono lontano».

 

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