L'intervista

Le streghe, il Ponte di Bassano, il Brenta e l'amore. La "Magia Bianca" di Francesca Michielin

Venerdì 12 giugno esce il nuovo album della cantante bassanese. Nel disco tanti i riferimenti alla sua Bassano. Dal mito messaggio e inviti all'autodeterminazione delle donne. «Dobbiamo recuperare il senso di comunità legato alle tradizioni folcloristiche. Le creature femminili delle leggende sono spiazzanti, sfuggono al controllo. Sono tornata a vivere nella mia città per ritrovare più armonia con la natura. E "Solstizio d'estate" è dedicata al mio futuro marito Davide»
La bassanese Francesca Michielin
La bassanese Francesca Michielin
La bassanese Francesca Michielin
La bassanese Francesca Michielin

Magia Bianca. È il nuovo incantesimo di Francesca Michielin, il concept album che uscirà venerdì 12 giugno, ricco di atmosfere dungeon synth e fantasy con un mix tra sonorità anni Ottanta e pop contemporaneo. Ma attenzione: come sottolinea l'artista, il genere è un pretesto per parlare dell'attualità.

Quando è nata l'idea di questo progetto?
Dopo il grande concerto dello scorso ottobre all'Arena di Verona. Era piena, ero felicissima e incredula. Di solito la mia dimensione è quella dei club, dei teatri. Ho vissuto un'esperienza bellissima, magica. E in me questo ha riaperto la porta di sensazioni che ho sempre avuto dentro, ho sentito di avere un sacco di cose da raccontare.

Quali sensazioni?
Che abbiamo perso il senso di comunità legato alla tradizioni folcloriche. I solstizi e la festa della Candelora, molto cara a mia nonna, che sono come dei sabba. Di San Giovanni, per il quale i miei preparano ancora il rituale dell'acqua. Oggi siamo nel tecnofeudalesimo, per il quale dobbiamo sempre portare risultati. Invece c'è bisogno di recuperare qualcosa di più profondo. È significativo che in questo terribile momento storico molti artisti si diano alla spiritualità.

Lei ha detto che è stato come aprire un cassetto e tirare fuori tutto.
È vero. Ci ho messo la musica dei videogiochi, quella degli anni Ottanta con cui sono cresciuta grazie a mio padre, i miei strumenti preferiti, sia moderni che antichi, perfino il clavicembalo, e quelli che ho studiato al conservatorio. La sfida era portare tutto dentro una dimensione pop, mi sono divertita un sacco.

Il disco si apre con una canzone intitolata "1484".
È l'anno in cui si apre ufficialmente la caccia alle streghe, con la bolla di Innocenzo VIII. Io dalle streghe sono sempre stata affascinata, ho già fatto un video ispirato a The Wicked. Fin da bambina mi sono nutrita di loro, con le letture, con i cartoni animati, con la strega Salamandra della Melevisione, che non a caso compare nel video di Una donna non può.

Una donna non può: che cosa una donna ancora non può, nel 2026?
Sulla carta può tutto, in realtà è tutto difficile. Non parlo solo dell'emergere nel mondo artistico o professionale, ma anche semplicemente dell'essere madre, perché questa società fa di tutto per non aiutare le donne nemmeno in questo. Contro di noi le discriminazioni sono costanti. Invito sempre a considerare: a parità di situazione, un uomo verrebbe trattato come una donna? Questa secondo me è una canzone tragicomica, provocatoria, eppure tanti uomini dicono: che pesantezza.

Altra traccia: Il canto delle Anguane.
Sono sempre stata affascinata da queste entità delle leggende venete. Come Patrizia Laquidara, che è una delle presenze in questo disco e ha curato con me la produzione vocale del brano. Lei nel 2011 ha vinto il premio Tenco con un lavoro su di loro. Nelle anguane c'è questa ambiguità: donne affascinanti e capaci. Per questo, ritenute pericolose, perché sfuggono ai modelli di controllo maschili. È un tema importante anche oggi. E il loro essere legate all'acqua è un passaggio nella consapevolezza femminile, un'evoluzione da ragazza a donna. Anguane, streghe, fate, ninfe dei boschi: sfaccettature della femminilità, senza alcuna standardizzazione. Ruoli che servono a darmi una voce completa. In "Francesca", il mio singolo pubblicato un anno fa, c'è un verso che dice "Di rose vestita ma dentro una strega cattiva". Un dualismo che ho sempre sentito. Tanti mi vedono ancora come l'eterna vincitrice di X factor, giovanissima e perfettina. Invece dentro di me ho di tutto

Parlava del passaggio da ragazza a donna. Personalmente, sente di averlo compiuto?
Sta avvenendo, con molta felicità. Una parte di me era terrorizzata dal compiere trent'anni. Poi ho sentito che volevo prendere le redini, che avevo seguito un copione che era tempo di rompere. Ora non rimpiango più i miei vent'anni, i trenta mi hanno dato la voglia di essere me stessa. All'uscita di "Una donna non può" e "Strega comanda", le due canzoni che hanno anticipano l'album, c'è stato chi è rimasto sconvolto. Ma io mi sento perfettamente a mio agio in questa dimensione.

Da qualche tempo non è più nella sfera della manager Marta Donà. C'entra anche questo?
Con Marta sono stati dieci anni fantastici. È una delle manager migliori che ci siano e le sarò sempre grata. A un certo punto arriva il momento di impugnare personalmente il timone della propria gestione artistica. Certe scelte magari non danno sicurezza di felicità, ma entusiasmano e il resto viene di conseguenza.

In due brani di "Magia bianca" lei dedica bellissimi versi esplicitamente al Brenta e al Ponte Vecchio.
Io sono molto legata al concetto di comunità e per questo sono tornata a vivere a Bassano. Adoro a Milano ma la mia dimensione di socialità è questa. Qui ritrovo l'armonia con la natura e mi posso riappropriare di dimensioni più immediate e sacrali.

Com'è andato il debutto del tour domenica scorsa in Sardegna?
Benissimo, anche perché ero davvero in un posto magico: il chiostro del convento di Fonni, in provincia di Nuoro, luogo pieno di leggende e culti legati al passato e coinsiderato propiziatorio. Eravamo in una piccola formazione, è stato molto suggestivo.

In "Solstizio d'estate" lei canta: «Il Ponte Vecchio stasera è diverso, è così bello, sembra un velo da sposa» e «È tutto così a posto da quando ci sei te». Sono riferimenti all'amore e all'imminente matrimonio?
Sapete che sono gelosa della mia privacy e che parlo con le mie canzoni. E allora sì, "Solstizio d'estate" è la canzone che ho dedicato a Davide, il mio futuro marito. La notizia delle nozze è uscita (proprio sul Giornale di Vicenza, ndr) e confermo: ci sposeremo quest'estate ma la cerimonia sarà riservatissima. Mi piace che rimanga una cosa nostra, la annunceremo a cose fatte.

Recentemente sui social si è divertita a "tradurre" in dialetto alcuni suoi testi. Ha mai pensato di scrivere e cantare in veneto?
Confesso un piccolo sogno: mi piacerebbe comporre insieme a Patrizia Laquidara un brano sulla salbanèa, da follette dei boschi. Chissà.

Alessandro Comin

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