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Pep Guardiola e Roberto Baggio riuniti in tv: «Roby il più forte con cui ho giocato»/ VIDEO

I due monumenti del calcio ospiti di Fabio Fazio sul Nove a Che tempo che fa

Il tanto atteso incontro tra Guardiola e Roby Baggio è avvenuto nel programma di Fabio Fazio. C'era grande attesa per l'intervista di Pep Guardiola a Che tempo che fa, da Fabio Fazio, ieri sera (domenica 13). Il tecnico del Manchester City ha parlato della sua carriera, del suo presente e del suo futuro. Tutti, però, attendevano soprattutto i suoi ricordi di Roberto Baggio. E l'incontro, anche se virtuale, c'è stato. 

La nostalgia di un calcio "antico"

Se Guardiola è stato intervistato in studio a Che tempo che fa, Baggio si è collegato in diretta video della propria abitazione per parlare con il compagno ai tempi del Brescia. I minuti in cui Baggio e Guardiola hanno parlato del loro rapporto hanno riportato i tifosi italiani, e non solo, ad una nostalgia massima di un calcio oramai lontano vent'anni.

«Sono affezionato a lui come persona, gli voglio bene» ha detto Baggio, mentre Guardiola aveva visibilmente gli occhi lucidi. «Merita tutto quello che ha ottenuto, che ha vinto». «Lo seguo sempre, sono felicissimo dei suoi trionfi. Tutto meritato dal Barcellona, al Bayern ed ora al Manchester City».

«Pep è una brava persona, è la base per arrivare a dove è arrivato lui. Poi aveva questa dote: era già allenatore quando era giocatore, consigliava sempre i compagni per aiutarli a migliorare. Difetti? Preferisco manifestare i suoi pregi».

Pep Guardiola ha sempre il Brescia nel cuore e gli occhi gli si sono inumiditi di lacrime vere quando ha accennato a Corioni («Aveva costruito una grande squadra e grandi lo eravamo davvero) e ricordato Mazzone.

Che tempo che fa, intervista a Beppe Guardiola e Roberto Baggio

Anche un allenatore da 38 trofei (solo Alex Ferguson, con 49, ne ha vinti di più) ha un’anima. E l’emozione arriva a vette inenarrabili quando in collegamento video spunta Roberto Baggio.

I ricordi

Fabio Fazio, insomma, l'ha combinata grossa ai tifosi del Brescia. Nella puntata di ieri sera, del suo «Che tempo che fa» sulla Nove ha mandato in scena mezzora di puro amarcord. E passano in secondo piano i dubbi di Pep sul suo futuro («Lasciare il Manchester City? Devo riflettere, può essere)», la sua opinione sulla nuova formula della Champions League («Non l’ho capita nemmeno io: giochiamo e basta»), l’esaltazione di Leo Messi («Il più forte di tutti i tempi»).

«Ma se Messi è il numero 1 di sempre, Baggio è il giocatore più forte con cui ho giocato e mi sarebbe piaciuto essere suo compagno di squadra per più anni», confessa Guardiola e Baggio, collegatosi un attimo prima, è già all’apice della commozione.

A 53 anni Guardiola è apparso in splendida forma fisica e linguistica. Il suo italiano è sempre perfetto: «L’ho imparato con le canzoni di Francesco De Gregori - rivela l’ex centrocampista biancazzurro -. Le ascoltavo mentre andavo da casa al campo di allenamento e viceversa. Ricordo la Donna cannone e La storia siamo noi, la mia preferita».

Nel segno di Corioni

Il tragitto bresciano casa-campo di Pep era da via Amba d’Oro, dall’abitazione che era stata di Mircea Lucescu («Pep ha respirato la mia aria, per questo è diventato così grande», scherza sempre l’allenatore di Bucarest, 34 trofei vinti in panchina e 2 promozioni in A col Brescia) a Ospitaletto, Erbusco o Coccaglio.

Alla presidenza c’era Gino Corioni (1937-2016), che Guardiola e Baggio ricordano così: «Aveva costruito un grande Brescia, dentro e fuori dal campo». L’allenatore era Carlo Mazzone (1937-2023). Una data, 30 settembre 2001: «Ero in tribuna al Rigamonti e, quando l’ho visto andare a protestare sotto la curva dell'Atalanta, ho detto: questo è il mio allenatore - e Guardiola sorride -. La prima volta che m’ha visto mi ha detto: "Aho, nun te volevo qui". Poi siamo sempre stati molto legati e insieme nei momenti importanti».

E su Baggio: «Se piango adesso, mi spiace. L’ho conosciuto alla fine della sua carriera. Aveva un ginocchio che era come una lavatrice ma era fortissimo. Posso immaginare quando era all’apice. Un grande calciatore, il migliore con cui ho giocato, ma anche una bella persona. In Italia non c’è un posto dove non sia amato».

Mazzone e il cane di Roby

Fazio rammenta l’episodio del cane: «Una volta un mio compagno portò il suo all’allenamento, ma nessuno sapeva che Mazzone aveva paura dei cani - ora è Baggio a raccontare -. Il mister lo trattò malissimo. Una decina di giorni dopo portai il mio Labrador, Mazzone uscì dallo spogliatoio e lo vide che giocava con il pallone, correndo velocissimo. Si arrabbiò di nuovo con il mio compagno, ma lui disse che era mio. Allora Mazzone disse: «Ahò, e fatelo giocà. Dategli un biscottino». E Guardiola: «Baggio era diverso, un grande. Gli si concedeva tutto».

Se Guardiola apprezza De Gregori e gli Oasis, notissimi tifosi del suo Manchester City, Baggio dice di apprezzare i melodici, «soprattutto Zucchero e i Modà, miei grandi amici».

Il Brescia dell'epoca

Pep torna su Brescia: «Non sono pentito di avere scelto una realtà di provincia dopo essere stato al Barcellona - sottolinea -. Mazzone mi aveva subito fatto capire dov’ero: guarda che noi siamo una squadra di bassa classifica, il nostro obiettivo è la salvezza. A Barcellona giocavo ogni 3 giorni tra campionato e coppe varie, qui una volta alla settimana. Si vinceva poco, ma dopo una vittoria era una goduria unica, immensa. E questa sensazione mi è rimasta dentro».

E sulla città: «Ci torno spesso. È bella ma più che piazza Duomo mi ricordo delle persone che ho incontrato, degli amici che ho tuttora. A Brescia ho passato uno dei periodi più divertenti e belli della mia vita».

E sul loro rapporto: «Guardiola era già allenatore in campo, si vedeva che sarebbe diventato un grande anche in panchina», dice Baggio. E Pep di rimando: «Allenare in Italia? Solo se Roby mi porta come suo assistente». Baggio saluta. Fazio, ricordando la finale di Coppa Campioni persa dalla sua Sampdoria con il Barcellona di Guardiola nel ’92 a Wembley, lo congeda regalandogli un cappellino blucerchiato. Pep lo mette in testa, ma nel cuore c’è Brescia.

Vincenzo Corbetta

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