Queste le pagelle della terza serata del Festival di Sanremo:
SONDAGGIO: Sanremo 2024, qual è la tua canzone preferita?
IL TRE 4,5
Canzone modesta che a sorpresa entra nella top five del televoto. Annuncione finale sulle insicurezze giovanili e fiori alla mamma che li innaffia con le sue lacrime. "Fragili" come la neve (sic) è un concetto che ci sfugge. Nobel per la fisica.
MANINNI 5,5
Voce pulita ma classica inconsistenza da debutto. Il messaggio del testo pare essere: un abbraccio e passa tutto. Anche la sua canzone. "Spettacolare" al contrario.
BNKR44 3
Un "Governo punk" da immediata mozione di sfiducia. Accozzaglia acchiappa-ragazzini di giovanissimi che sembrano reduci dalla Melevisione anche se uno è un sosia di Syd Vicious. Cantano e si muovono a caso. Raccogliticci.
SANTI FRANCESI 5
Hanno vinto X-Factor e passato Sanremo Giovani. Avrebbero potuto accontentarsi, perché insistere? Molti giurano che cresceranno, ma intanto i Santi Francesi sono quelli che viene voglia di invocare, ascoltando "L'amore in bocca", dopo avere finito quelli italiani. Si prendono troppo sul serio. Atteggiati.
MR RAIN 5
L'anno scorso ha portato sul palco i bambini, stavolta si fa montare "Due altalene". Avrebbe fatto meglio ad andare lui al parco giochi. Canzone grigia come il suo vestito. Pencolante.
ROSE VILLAIN 5
Dai tempi di Anna Oxa non si vedeva una cantante così oliata da sembrare di plastica. "Click boom" pare promettere ma precipita in un ritornello stile "macchina del capo" che neanche Elettra Lamborghini. Irrisolta.
ALESSANDRA AMOROSO 6
Sempre un decibel sotto l'urlaccio, parla di crisi e risalita dopo l'odio degli hater. Arriva "Fino a qui" a 37 anni: prima volta in gara a Sanremo, finora era stata solo ospite. Ma sembra ci sia da una vita e sa come si fa. Integrata.
RICCHI E POVERI 5,5
Martedì impacchettati in un nastrone rosa, ieri vestiti di fucsia con piume e paillettes. "Ma non tutta la vita" porta almeno una botta di colore nel quasi total black che pareva il dress code della serata. Canzone filastrocca, attacco autocitante ("Che confusione"), energia da vendere. Instancabili.
ANGELINA MANGO 8
Consacrata giustamente numero uno della puntata dal televoto. Voce, argento vivo, senso del palco. La figlia d'arte è "loreneggiante" nella personalità, nelle espressioni e perfino negli accenni di "mossa". Insomma, altro che "Noia", anche grazie allo zampino di Madame nella canzone. Vitale.
DIODATO 7
Sempre sia Diodato. "Ti muovi" è qualità senza orpelli. Rimedia al suo aspetto da penitente con un completo color vinaccia e l'irruzione di un corpo di ballo. Ma deve cambiare barbiere. Distinto.
GHALI 7,5
"Casa mia" si fa sempre più accogliente a ogni ascolto, sperando che passi anche il suo messaggio di fratellanza. Rimane nella memoria anche per l'alieno che compare tra il pubblico e per il campionario di guanti, ghette e giacchette, questa volta alla Michael Jackson. Accessoriato.
NEGRAMARO 5
"Ricominciamo tutto" purtroppo diventa un auspicio. Giuliano Sangiorgi è giù di voce e c'è troppa carne al fuoco tra esplosioni barocche, cori, conti alla rovescia, metamusica ("Eravamo una canzone di Battisti all'alba"). Confusionari.
FIORELLA MANNOIA 5,5
"Mariposa" è l'inno dell'orgoglio femminile, lei ci gioca sorniona, un po' raffinata e un po' baiadera. Con quella bocca può dire ciò che vuole, diceva la pubblicità, ma in carriera ha fatto molto di meglio. Navigata.
SANGIOVANNI 5
Purtroppo si perde nel bicchier d'acqua dell'inesperienza. "Finiscimi" è debole e lui più che sull'interpretazione sembra puntare a fare più "baudi" possibili per il Fantasanremo: cappellino da pescatore, matita, scopa che peraltro si intona ai pantaloni neri luccicanti come sacchetti della spazzatura. Dedica finale ai genitori in sala. Tenero.
LA SAD 5
"Autodistruttivo" è un girotondo punk che si chiude con un messaggio buonista: tanto valeva non cominciarlo neanche. Creste blu, verdi, fucsia, kilt gialli, manette pelose, reggiseni agganciati alle cinture e la discesa in platea a scippare una borsetta. Acidi.
RUSSELL CROWE 7
Il superospite non se la tira e promuove il tour italiano della sua band cantando meglio di tanti concorrenti. Che sia avviato verso una carriera da bluesman lo mostra la stazza: il Gladiatore sembra essersi mangiato i leoni. Punge Amadeus sul caso Travolta, poi rivela felice le sue insospettabili ascendenze italiane. Paisà.
TERESA MANNINO 6,5
La co-presentatrice accusa qualche battuta a vuoto ma sa improvvisare e alla lunga la simpatia viene a galla. Gag sulle scale un po' noiosa, monologo comico-ecologista a rischio volgarità, bagno di folla, tour con una carriola a distribuire fiori. Il pubblico la ama. Beniamina.
AMADEUS E FIORELLO 6
Il primo ha un Travolta di traverso e all'inizio pecca di frecciate inopportune, poi migliora alla distanza. Il secondo resta in disparte ed esorcizza le polemiche con la battuta: «Se avessimo scippato due vecchietti ci avrebbero insultato meno». Contenuti.
EROS RAMAZZOTTI 6,5
L'aspetto ormai è da Popeye ma la voce sembra quella di quarant'anni fa. L'anniversario di "Terra promessa" gli consente di collegarsi con delicatezza alla situazione in Palestina. Poi racconta aneddoti e ricordi e nel festival delle mamme ringrazia i papà. Ecumenico.
GIANNI MORANDI 8
Entra in scena lui e il clima da tregenda si rasserena. Si torna di colpo in famiglia anche se si è parlato di drammi e di guerra fino a un minuto prima e se deve cantare "C'era un ragazzo". All'una passata scatena l'Ariston con "Apri tutte le porte". Rassicurante.
SABRINA FERILLI ED EDOARDO LEO S.V.
Tasse da pagare alle promozioni Rai. L'orazione civile sulla cultura del secondo non è dispiaciuta, ma perché a mezzanotte e mezza? Obbligati.