Scuola

Anche a Verona parte il liceo del made in Italy

Dopo la provincia, anche in città parte una classe per l'anno scolastico 2023/2024
L’istituto Carlo Montanari in vicolo Stimate
L’istituto Carlo Montanari in vicolo Stimate
L’istituto Carlo Montanari in vicolo Stimate
L’istituto Carlo Montanari in vicolo Stimate

Dopo il liceo Cotta di Legnago, scende in campo il liceo cittadino delle scienze umane Montanari.

Salgono così a due le scuole superiori veronesi che a settembre proveranno ad avviare il nuovo liceo del made in Italy lanciato dalla premier Giorgia Meloni proprio a Verona, durante l’ultima edizione del Vinitaly.

Il liceo del made in Italy a Verona: le iscrizioni

«Con il collegio dei docenti ne avevamo discusso anche prima di Natale, ma il disegno di legge sul made in Italy non era definitivo e la proposta di aderire era stata bocciata. Nel frattempo il provvedimento è stato approvato e una circolare ministeriale ha chiarito alcuni dubbi. Così abbiamo riaperto il dibattito», spiega Matteo Sansone, dirigente scolastico del Montanari, dov’è stato deciso di convertire nel percorso made in Italy una futura classe prima dell’indirizzo Les (liceo economico sociale) che, al momento, conta sei sezioni.

«Il liceo del made in Italy», prosegue il preside, «punta a fornire competenze, come la teoria della comunicazione e la conoscenza degli scenari economici globali, che nella nostra scuola si studiano nell’ambito di discipline già presenti. Capiremo come far combaciare questa tradizione con il nuovo percorso. Ma abbiamo una buona base di partenza, anche grazie alla presenza dell’indirizzo musicale, che è una delle specificità della nostra scuola e riguarda un settore che distingue Verona e l’Italia nel panorama internazionale».

In vista delle iscrizioni, che si aprono il 23 gennaio sulla piattaforma «Unica» del Ministero dell’istruzione (oggi per tutti gli altri indirizzi), la scuola organizzerà un incontro per spiegare alle famiglie interessate in cosa consiste il liceo del made in Italy, di cui, al momento, si conosce soltanto il quadro orario del biennio. Il percorso si propone di formare esperti nella promozione delle eccellenze italiane. «Non è solo una questione di business, ma di fattori come quelli linguistici e culturali. Le potenzialità del made in Italy sono straordinarie e imparare a comprenderle è una prospettiva importante per il futuro dei giovani», afferma il sociologo Riccardo Giumelli, anche insegnante di filosofia e scienze umane al Montanari, che a questo argomento ha dedicato il volume «Post-made in Italy. Nuovi significati, nuove sfide nella società globale».

I problemi del liceo del made in Italy

Nonostante le premesse, la partenza di questo nuovo indirizzo di studi va a rilento su tutto il territorio nazionale, a causa di una serie di incognite e dei tempi troppo stretti tra il varo ufficiale dell’iniziativa e l’avvio delle iscrizioni. Tanto che la scadenza per presentare la richiesta di adesione alle Regioni e agli Uffici scolastici regionali, inizialmente fissata al 15 gennaio, è stata prorogata a oggi. Soltanto nei prossimi giorni si saprà con esattezza quante scuole avranno aderito. Nel Veronese sono nove in totale, tra statali e paritarie, quelle che possiedono i prerequisiti per cimentarsi in questa sperimentazione.

«È un flop annunciato», dichiara Beatrice Pellegrini, segretaria provinciale di Flc Cgil. «D’altra parte è stato un azzardo, a pochi giorni dall’avvio delle iscrizioni, lanciare un nuovo indirizzo di studi senza aver progettato tutto il curriculum. Non ci sono abbastanza informazioni per poterlo presentare alle famiglie. C’era bisogno di tempi, modalità e soprattutto investimenti diversi. Invece i fondi stanziati sono pari a zero e questo costringe le scuole interessate al liceo del made in Italy a rinunciare a una classe del liceo economico sociale, un percorso che funziona bene».

Laura Perina
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