La magia è sempre quella. L’emozione anche, e forse pure di più. Passa il tempo e Notre Dame de Paris rimane qualcosa di unico, che sa entrare dentro come pochi altri spettacoli. Anche se lo vedi due, tre, dieci volte. L’amore impossibile di Quasimodo resta straziante, Esmeralda è la stessa splendida gitana bellissima e ammaliante.
Sono passati vent’anni dalla prima volta in Arena e l’anfiteatro ritrova il cast originale dell’opera popolare musicata da Riccardo Cocciante, che attira anche la leader di FdI Giorgia Meloni, possibile futura premier, seduta in platea. Con lei il suo braccio destro Francesco Lollobrigida, Gianmarco Mazzi e Ciro Maschio, tutti esponenti di Fratelli d’Italia.
Il racconto dello spettacolo
Giò Di Tonno è ancora insuperabile, la voce è la stessa di un tempo, roca e profonda. Lola Ponce fatica a nascondere l’emozione e sembra la stessa di vent’anni fa: parte piano ma in poco tempo cattura il pubblico, la sua voce è come il suono di un pifferaio magico che potrebbe condurre ovunque, e con Quasimodo forma una coppia praticamente irraggiungibile.
Frollo è un prete innamorato che scava dentro l’anima e Vittorio Matteucci ne è da sempre l’interprete migliore: Mrco Guerzoni è lo storico, affascinante Clopin, il capo dei clandestini, Matteo Setti emoziona tutti quando apre lo show nei panni del poeta Gringoire. Il capitano delle guardie Febo e la bella Fiordaliso non sono comprimari ma personaggi fondamentali, Graziano Galatone e Claudia d’Ottavi li interpretano al meglio.
Ma i cantanti sono solo una parte di quella meraviglia creata da Panella e Cocciante.
Il palco dell’Arena torna a colorarsi con ballerini e acrobati unici, che lasciano a bocca aperta anche chi li ha già visti più e più volte. Ogni movimento è coordinato con la musica in un tutt’uno da brividi. La scenografia è quella di un kolossal, gli occhi corrono sul palco e si fa davvero fatica a fermarli su un obiettivo preciso.
L'Arena canta all'unisono
Nemmeno il tempo di iniziare a emozionarsi perchè quando parte «Il tempo delle cattedrali» l’Arena intera è già magia. Con «I clandestini» la mente corre veloce agli emarginati di oggi. Quando Lola Ponce intona «Zingara» non si riesce più a far niente, lo spettacolo di rapisce e non ti lascia più. È una serie senza sosta di canzoni, salti e balli, con «La Corte dei Miracoli» e la struggente «Bella» che rimane tra i brani più iconici dell’opera pop, cantata a tre voci da Quasimodo, Frollo e Febo.
Il cuore batte veloce, si passa dai ritmi più incalzanti alla poesia pura di «La mia casa è la tua» l’«Ave Maria pagana». Quando gli acrobati volano sulle note de «Le campane» aggrappati alle enormi campane sul palco si vorrebbe non finisse mai, poi ne «La cavalcatura» tocca a Fiordaliso essere la protagonista assoluta.
Quasimodo è struggente quando grida il suo dolore in «Dio, ma quanto è ingiusto il mondo»: si va veloce, ormai il destino è compiuto. Quando arriva «Balla mia Esmeralda» si fatica a trovare posto per altre emozioni, lì Di Tonno certifica a tutti per l’ennesima volta il motivo per cui Cocciante lo scelse al primo ascolto. Alla fine non ci sono applausi ma una sorta di euforia collettiva, l’Arena è in delirio per uno spettacolo senza tempo. Che canta l’amore, canta le passioni. Quelle che ognuno di noi merita di trovare. •.