Cultura

Il ritratto dell'orefice Marquart a Palazzo Te

La brocca del dipinto presenta notevoli analogie con i progetti di Giulio Romano
Barbara Furlotti, curatrice della mostra

La splendida brocca in argento parzialmente dorato che quest’uomo dall’aria sicura e dalla barba rossiccia presenta agli spettatori lascia pochi dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte a un orefice. Sulla base delle informazioni fornite dall’iscrizione latina («AESTATES QUATVOR, TRIA BIS QUOQ [UE] LVSTRA SVPERSTES / HOS MARCKARDVS EGO IVLTVS [sic], HAC [sic] ORA FEREBAM», ovvero «Quattro estati, sopravvivendo due volte a tre lustri, io, Marquart, mostravo questi lineamenti, questo volto»), gli studiosi hanno identificato l’uomo con il trentaquattrenne Martin Marquart, attivo ad Augusta dal 1553 fino al 1580 circa (Messling 2017, pp. 7, 23). Proveniente da una famiglia tedesca di orefici e orologiai, Marquart raggiunse una notevole fama come orefice, arrivando a dirigere una bottega che, nel 1571, contava otto apprendisti. Particolarmente stimato alle corti di Monaco e Vienna, che riforniva spesso con le sue creazioni (Seling 2007, vol. III, p. 50), egli ricevette commissioni da diversi importanti membri della famiglia Asburgo. L’arciduchessa Giovanna d’Austria, sorella dell’imperatore Massimiliano II, per esempio, ricorse ai suoi servigi anche dopo essersi trasferita a Firenze nel 1566, in seguito al matrimonio con Francesco I de’ Medici, granduca di Toscana. Benché a Firenze non mancassero orefici di grande abilità, Giovanna commissionò a Marquart un numero considerevole di argenterie da tavola, tra cui brocche, bacili, tazze e calici, destinati alla corte dei Medici (Concin 2021, pp. 135-136). Il ritratto raffigura Marquart nell’atto di mostrare una magnifica brocca in argento dorato. L’orefice indossa una camicia bianca, un farsetto di seta nera con maniche trinciate e alamari, e un berretto coordinato: il suo è chiaramente l’abbigliamento elegante di un ricco cittadino, non di un artigiano. 

Ritratto con le sue vesti più preziose, Marquart usa questo ritratto per affermare orgogliosamente la propria condizione sociale e la ricchezza raggiunta grazie alla sua professione. Il raffinato tessuto nero dell’abito crea un efficace contrasto con la brocca scintillante che l’uomo mostra allo spettatore, guardandolo con i suoi penetranti occhi azzurri. Sicuramente una sua creazione, il raffinato recipiente è l’attributo di un orefice che vuole dimostrare le sue eccezionali abilità e forse pubblicizzarle di fronte ai potenziali clienti. La brocca di Marquart, probabilmente parte di un servizio destinato al lavaggio delle mani durante i banchetti (cfr. cat. 24), è caratterizzata da uno stravagante manico che si attorciglia tortuosamente verso l’alto; il corpo ovoidale è decorato da due volti simili a mascheroni disposti a diverse altezze, mentre la figura di un satiro orna il bordo del beccuccio. Un disegno per brocca datato alla metà del Cinquecento e conservato al Victoria and Albert Museum di Londra (inv. 5390) raffigura un oggetto quasi identico e potrebbe essere un progetto di Marquart per un recipiente simile, se non addirittura per quello raffigurato in questo ritratto. Sia la brocca del dipinto sia quella del disegno di Londra presentano notevoli analogie con i progetti di Giulio Romano: in particolare, essi replicano il dettaglio della posizione sfalsata dei due mascheroni, uno sulla spalla del corpo della brocca e l’altro contenuto nel fregio principale, un motivo che era già stato utilizzato da Giulio in un disegno del Codice Strahov (c. 79/140; cfr. cat. 16). I progetti per oggetti di lusso di Giulio Romano, abbondantemente copiati dall’antiquario imperiale Jacopo Strada e dalla sua bottega dopo la morte dell’artista, erano noti e apprezzati non soltanto alle corti di Vienna e Praga, ma raggiunsero anche i vicini centri di Norimberga e Augusta, dove Marquart visse. Sul retro del ritratto è dipinto un medaglione, nel quale compaiono una donna nuda sdraiata e un vecchio satiro che le porge una catena d’oro sotto gli occhi di Cupido. Se il ritratto è stato ipoteticamente attribuito su basi stilistiche al pittore olandese Marteen de Vos, questa scena allegorica, che si riferisce alla venalità dell’amore ed è di qualità decisamente inferiore, sembra essere stata invece aggiunta in una fase successiva da un maestro sconosciuto (Messling 2017, pp. 21-22). Il ritratto di Marquart è ricordato per la prima volta nel 1685 nell’inventario della Galleria del Castello di Praga, dove era elencato con il n. 332 come ritratto di un uomo con una brocca d’argento in mano (Köpl 1889, p. 155, n. 332). Fu trasferito alla fine del Settecento a Vienna, dove ancora si trova.