Gli agenti della questura hanno concluso nella scorsa settimana una operazione antidroga coordinata dalla Procura della Repubblica mantovana denominata “Agenda Verde”: avviata nel 2022, ha portato ad indagare sette italiani, ad arrestarne tre in flagranza e uno su ordinanza di custodia cautelare, e a sequestrare oltre 17 chilogrammi di marjuana
I numeri dell'operazione: marjuana, hashish e cocaina
Sono sette i soggetti indagati, tutti di nazionalità italiana, di età compresa tra i ventidue ed i sessantaquattro anni e residenti nelle province di Mantova, Verona e Cremona; 11 perquisizioni effettuate nelle medesime province, eseguite anche con il supporto delle Squadre Mobili di Verona e Cremona, nonché delle Squadre Cinofili della Polizia di Stato; 3 arresti in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente; un arresto in relazione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere; circa 17,5 kg di marjuana, 150 gr. Di hashish ed alcune dosi di cocaina sequestrate.
Al vertice della organizzazione un 43enne arrestato per traffico di stupefacenti
La scorsa settimana, dando seguito ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale del capoluogo virgiliano la Squadra Mobile di Mantova, con il supporto della Squadra Mobile locale e della Squadra Cinofili di Padova, ha rintracciato a Cremona e successivamente condotto in carcere un quarantatreenne residente nel mantovano, con numerosi precedenti, il quale dovrà rispondere del reato di traffico di sostanze stupefacenti aggravato.
L'indagine ha permesso di svelare una rete di stoccaggio e spaccio della sostanza stupefacente attivo sul territorio mantovano e veronese, con propaggini anche in provincia di Cremona.
Indagini partite dal sequestro di una agenda
Le indagini hanno avuto inizio con il sequestro di una agenda da parte di un soggetto arrestato per detenzione di un ingente quantitativo di marjuana sulla quale erano segnati numerosi pseudonimi associati a somme di danaro e relative indicazioni di un peso. Al fine di sviluppare quell’importante dato investigativo sono stati concentrati tutti gli sforzi da parte della Squadra Mobile volti a dare un nome e un volto a quella che appariva una vera e propria rete di spaccio della sostanza stupefacente.
Sono stati analizzati numerosi tabulati di traffico telefonico, analizzati i dati memorizzati sugli smartphone sequestrati e, contestualmente, sono stati effettuati numerosi servizi di osservazione e pedinamento di natura “tradizionale”, permettendo via via di dare un volto ed un nome a tutti i partecipi della rete. Un aiuto importante è venuto anche dalle modalità con cui i trafficanti assegnavano uno pseudonimo ai vari sodali: quasi sempre riconducibili ad una ben delineata caratteristica fisica del soggetto. Al termine delle attività, dopo aver corroborato l’ipotesi accusatoria con l’importante quantitativo di sostanza sequestrato a seguito delle numerose perquisizioni, eseguite su delega della Procura.
Il vertice dello spaccio non toccava mai droga
Tutto faceva capo al quarantatreenne arrestato negli scorsi giorni il quale aveva creato un sistema piramidale di stoccaggio e distribuzione della sostanza stupefacente che gli consentiva di gestire la propria rete di spaccio senza praticamente toccare mai la droga. Lo stesso, infatti, utilizzava due diversi livelli di stoccaggio: il primo che riceveva gli interi carichi di droga di diversi chilogrammi con cadenza bimestrale ed il secondo, maggiormente ramificato ed insistente sulle province di Mantova, Verona e Cremona, che si
occupava di ricevere parti del carico (nell’ordine del chilogrammo o più) e di consegnarlo ai clienti finali.