Appalti con i «distaccati» E la ’ndrangheta incassa

Finanza L’operazione è stata diretta dalla Direzione distrettuale antimafia ed è stata condotta dalla Guardia di finanza di MilanoLavori ferroviari
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Una delle tante attività illecite della ’ndrangheta si sviluppa con «il distacco di manodopera» nei grandi appalti come la Tav o le realizzazione di nuove, importanti arterie stradali come la Statale Alemagna nel Bellunese in vista dei mondiali di sci di Cortina nel 2026 dove è stata inflitta un’interdittiva nei confronti di imprese che lavoravano nell’adeguamento della strada. Come si concretizza? Semplice: «Il distacco lavorativo è il dispositivo sistematicamente utilizzato per regolare il rapporto tra imprese aggiudicatarie di appalti pubblici e ditte legate a gruppi mafiosi», riporta una nota del centro di documentazione sulla criminalità organizzata in Veneto con sede a Dolo nel Veneziano. Inchiesta Un modus operandi evidenziatosi anche nella recente inchiesta della procura di Milano sulle infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti delle ferrovie che vede tra i 36 indagati ma non sottoposti a misura cautelare anche Alfonso Giardino, 45 anni, residente a Mozzecane, Domenico Giardino, 65, Marco Giardino, 27, nato a Verona, e Stefano Giardino, 32, abitanti a Isola di Capo Rizzuto, Vincenzo Giardino, 35 anni, residente a Sona. Così anche il clan radicalizzatosi nel Veronese con i Nicoscia Arena, già principali indagati nell’inchiesta della Dda di Venezia «Isola scaligera», riappare anche negli snodi cruciali dei lavori pubblici in Lombardia. E non è stata sicuramente una partecipazione occasionale: «Le indagini hanno accertato, in particolare», scrive il gip di Milano Giuseppina Barbara, «che alcune società riconducibili agli Aloisio (altra famiglia di ’ndrangheta coinvolta nell’inchiesta di Milano ndr)e ai Giardino lavorano da anni stabilmente nel settore della manutenzione della Rete ferroviaria italiana, fornendo manodopera alle grandi società vincitrici delle gare di appalto indette da Rfi, Rete ferroviaria italiana spa». Abuso Il loro inserimento in questi appalti, però, avviene «mediante l’abuso di strumenti astrattamente leciti, che, secondo la prospettazione degli inquirenti, vengono utilizzati per aggirare i divieti in materia di subappalto, per pagare meno imposte e per garantire alle imprese coinvolte il procacciamento di fondi extracontabili». Ma ciò che forse più preoccupa è che con questi metodi si consente «alla criminalità organizzata di infiltrarsi in uno dei settori strategici del Paese, quale il funzionamento della rete ferroviaria», scrive ancora il gip milanese. Nell’inchiesta è rimasta in piedi l’associazione per delinquere finalizzata a reati tributari e bancarotta (è caduto il caporalato, ad esempio), ma l’aggravante dell’agevolazione mafiosa è stata riconosciuta solo per 5 (esclusa per i Giardino). Le società riconducibili alla ’ndrangheta si fanno pagare dalle vincitrici degli appalti per il «distacco» dei loro lavoratori in quelle imprese, che intanto iscrivono quei costi e ne traggono benefici fiscali. Coi soldi incassati, invece, le aziende in odor di ’ndrangheta, in base alla ricostruzione dell’accusa, pagano gli operai che lavorano nei cantieri, ma «in parte» anche «fatture per operazioni inesistenti ricevute da altre società». Si creano così fondi «restituiti in nero alle società» appaltatrici, riporta ancora l’ordinanza del tribunale milanese. E ancora: «Il provento delle attività di fatturazione per operazioni inesistenti viene in parte utilizzato» per il «mantenimento economico dei detenuti e delle loro famiglie» per dare «lavoro ai disoccupati in un’area particolarmente depressa del Paese e così rafforzando il prestigio della cosca». Allo stesso tempo, gli operai «vengono fatti lavorare in condizioni di sfruttamento» e «senza poter avanzare alcuna rivendicazione, pena la perdita del posto di lavoro o subire violenze e minacce». Intervenire Il centro sulla criminalità organizzata evidenzia, quindi, la necessità di intervenire quanto prima con leggi e non solo. Non mancano le proposte come quella di richiedere all'Ispettorato del lavoro lo svolgimento «di una campagna di monitoraggio nei grandi cantieri aperti come l'Alta velocità Ferroviaria – da cui si possa rendere conto del fenomeno del distacco». Occorre poi «rendere esplicita una clausola specifica nei Protocolli per la legalità, come quello in preparazione in vista delle Olimpiadi di Milano-Cortina, che renda obbligatorio la comunicazione alle Prefetture dell'esistenza di contratti di distacco lavorativo». Occorre infine promuovere «una campagna di sensibilizzazione per le pubbliche amministrazioni perché attivino gli strumenti necessari al controllo del corretto utilizzo del distacco lavorativo». •.

Giampaolo Chavan

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