Lavora per una Ong

Maya, fuggita da Gaza: «Sollevata, è stato molto difficile»

«E' un sollievo perché la situazione a Gaza è stata davvero difficile, ma sono molto preoccupata per il resto del team e per la popolazione». Sono le prime parole di Maya Papotti, l’operatrice mantovana di Azione contro la Fame, a poche ore dalla sua partenza da Gaza.

«Dopo aver lavorato lì per mesi e aver vissuto in prima persona questa terribile crisi, io e i miei colleghi abbiamo una visione chiara della risposta umanitaria che deve essere attivata con urgenza» continua Papotti, che è in attesa di rientrare a Mantova, dove la sua famiglia la sta aspettando.

Maya Papotti, foto dal profilo ufficiale Linkedin

Dallo scoppio del conflitto, l’associazione è stata costantemente in contatto con Maya e la sua famiglia, collaborando con le autorità. «Siamo sollevati per questa notizia – dicono in un comunicato - ma non possiamo dimenticare coloro che sono ancora a Gaza, cercando di sopravvivere tra le bombe, il cibo che scarseggia, l’acqua e l’elettricità limitate. Le condizioni sono estremamente dure e rimaniamo profondamente preoccupati per la loro sicurezza».

Il personale di Azione contro la Fame sta lavorando 24 ore su 24 per fornire assistenza umanitaria su piccola scala e localizzata a Gaza, quando è sicuro farlo, e sta sostenendo gli sforzi tra le diverse agenzie per aumentare la risposta umanitaria quando possibile.

«Chiediamo la fine di tutte le violenze contro i civili – continua l’associazione - e rinnoviamo il nostro appello per un cessate il fuoco immediato e l'aumento dell'assistenza umanitaria a Gaza».

Bombe a Gaza. La devastazione e i soccorsi

La mantovana Maya Papotti, 35 anni, è tra i quattro italiani usciti dalla Striscia di Gaza mercoledì 1° novembre attraverso il valico di Rafah. Papotti lavorava nella Striscia quando è avvenuto l’attacco di Hamas il 7 ottobre. Assieme ad altri membri della Ong è riuscita a raggiungere in mezzo al caos il compound delle Nazioni Unite a Rafah, al confine con l’Egitto. E lì è rimasta fino a mercoledì pomeriggio.


(ansa)
I quattro italiani volontari delle Ong sono stati accolti dal console Federico Novellino. Papotti è da molti anni impegnata nelle organizzazioni non governative. Laureata in Scienze internazionali all’università di Milano ha lavorato con Greenpeace ad Amsterdam. Occupazione prevalentemente svolta in ufficio, ma dopo pochi anni è partita per la Sierra Leone operando sul campo. Si è spostata anche in altre parti del mondo, lavorando anche con Emergency. Poi il trasferimento nella Striscia di Gaza con l’Ong Azione contro la fame, fondata una quarantina di anni fa e, come spiega nel suo sito, «al lavoro nei Territori palestinesi occupati per portare acqua, cibo e medicinali alle persone colpite».

La notizia che Papotti era tra i primi italiani usciti dalla Striscia è stata comunicata alla famiglia, a Levata, poco dopo le 16.30 di mercoledì. Per i suoi genitori sono stati giorni da incubo. «Riuscivamo a comunicare a stento – spiegano – perché come potete immaginare internet là non funzionava quasi mai. Sapevamo che erano al sicuro nel compound delle Nazioni unite, ma potete capire come ci sentivamo. Devo dire che la sua Ong ci è stata molto vicina e ci ha sempre tenuto informati di ogni novità. Riuscivano a comunicare con lei e gli altri operatori attraverso il telefono satellitare e ad ogni chiamata poi ci informavano sul suo stato di salute. Non aggiungiamo altro, scusateci ma è un momento molto particolare».

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