cronaca

Lo squalo attacca l’amico: l’infermiere eroe di Castiglione delle Stiviere lo salva [VIDEO]

L’amico che si dibatte nell’acqua, in una baia del nord dell’Australia, una gamba serrata fra le mascelle di un pescecane. Lui, Tommaso Agosti, 27 anni, istruttore subacqueo, sa che non può intervenire sino a che gli squali lo circondano. «È stato il momento più duro della mia vita - dice al telefono da Brisbane - gli squali li conosco, li studio. Sapevo che se fossi entrato in acqua avrebbero aggredito anche me. Per questo ho detto a Matteo di avvicinarsi più che poteva alla riva, poi sono intervenuto. Sono stati momenti terribili».

Matteo Mariotti, di Parma, era in Australia da un anno. Tre mesi fa era giunto anche Tommaso. I due stavano risalendo la costa est dell’Australia. Amanti del mare e della natura, erano ormai alla fine del loro viaggio. «Matteo è entrato in acqua – racconta ancora Tommaso – gli avevo detto di stare attento. Qui in Australia gli squali sono frequenti e per loro un uomo che si muove in acqua è una preda». Matteo vuole solo guardare il fondale. Voleva pescare e stava esplorando con maschera e boccaglio. L’attacco è stato fulmineo. Lo squalo ha preso il piede e poi serrato le fauci sulla gamba. «Avevo capito cosa stava succedendo anche prima che urlasse – dice Tommaso – Gli squali li conosco, mi hanno sempre appassionato sin da bambino, quando avevo 10 anni e iniziavo le prime immersioni».

Matteo ha la forza di aprire le potenti mascelle dello squalo per liberare la gamba, grida aiuto, ma l’amico sa che al momento non può fare niente: «L’ho spronato urlandogli di avvicinarsi a riva più che poteva - racconta Tommaso - e appena ho potuto l’ho trascinato all’asciutto». La gamba è maciullata. Tommaso, che ha studiato a Medole, dove giocava nella squadra locale, ha il diploma di infermiere al Poma e ha sempre lavorato all’ortopedia dell’ospedale San Pellegrino di Castiglione. «Di traumi ne avevo visti tanti, ma non come questo» racconta. Ma gli anni passati da infermiere lasciano il segno. Raccoglie tutte le forze e il sangue freddo che può. «In un istante ho deciso cosa fare - dice - e la scelta era fra la vita e la morte di Matteo. Sapevo che non sarei riuscito subito a fermare l’emorragia, ma che dovevo prepararmi a contrastare un arresto cardiaco».

Il video dell'aggressione dello squalo

Matteo ha avviato la registrazione di un video quando è stato attaccato, e lo ha condiviso sui social.

ATTENZIONE Le immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità

Il video registrato da Matteo Mariotti dopo l'attacco dello squalo in Australia

Così Matteo commenta:

"Questo video l’ho fatto partire pochi istanti dopo l’ultimo morso, volevo dirvi addio, non avrei mai pensato di sopravvivere a quel mostro. Ho perso tanto sangue e la gamba, non so se me la taglieranno tutta o se resterá a metà ma non importa ormai. Voi siete i miei eroi, mi state dando la forza di andare avanti con i vostri messaggi e le vostre chiamate, il mio unico sogno è quello di rivedervi. Scusatemi se non riesco a rispondevi ma sono molto stanco e mi fa male la testa. @el_guapopelado ti devo la vita. Tornerò a casa, vi amo."

I soccorsi

Tommaso urla ad alcune ragazze terrorizzate sulla spiaggia di chiamare un’ambulanza. Intanto sposta con delicatezza l’amico dalle rocce alla spiaggia di sabbia per poter effettuare il massaggio cardiaco, impossibile da praticare su rocce aguzze. Il giovane aggredito aveva ancora la muta e questa in qualche modo rallentava l’emorragia. Prima di toglierla, Tommaso porta delicatamente Matteo vicino al punto dove può arrivare l’ambulanza. Solo dopo gli sfila la muta. «Usando una bandana per stringere la coscia a monte delle ferite – spiega – Così facendo ho evitato lo choc emorragico fino a quando sono arrivati i soccorsi. Pochi minuti che fanno la differenza fra la vita e la morte. «Capisco ora che essere infermiere mi ha aiutato. Mi ha fatto ragionare, avere sangue freddo, invece di bloccarmi terrorizzato. Non mi sento un eroe. Ma sono fiero di poter riconsegnare vivo un figlio a un padre ed una madre».

Per Matteo l’esperienza australiana finisce. E i suoi genitori da Parma stanno cercando un volo per venirlo a trovar e in ospedale, dove parte della gamba gli è stata amputata. I suoi amici hanno iniziato una raccolta fondi per lui sul web al sito https://www.gofundme.com/f/tutti-per-matte

Tommaso, invece, resterà in Australia. «Forse qualche mese, un anno, non so – dice – certo questa esperienza mi ha segnato. Ma amo la Natura e voglio vivere sino in fondo le mie esperienze»

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