«Noi siamo molto credenti, sappiamo che Anna è qui con noi, lo sarà sempre». È un uomo piegato da un dolore straziante, la perdita di un figlio distrugge ogni cosa, il papà di Anna è un uomo con grande dignità e forza. Quella che dovrà continuare ad avere per tutti, per le sorelle e il fratello di Anna. E ancor di più per sua moglie.
La ragazza, , ieri (19 agosto) ha cercato di aiutare proprio uno dei fratelli, 14enne, in difficoltà mentre nuotava nel Lago di Garda. Due ragazzi a nuoto hanno recuperato e trasportato a riva il 14enne, mentre la giovane è stata persa di vista e, per un malore o per affaticamento, è scomparsa nell'acqua. Nonostante i tentativi di rianimazione del personale del 118, la giovane è morta.
Silenzio in via Crotone, in Borgo Nuovo, nessun rumore all’ora di cena, nemmeno una televisione accesa, come se tutto si fosse fermato. Come se una mano invisibile avesse circondato di ovatta l’intero quartiere e la casa a due piani rosso pompeiano al civico 20. In quella casa dove Anna non entrerà più. Due volti alle finestre del piano superiore spostano le tende, per capire e vedere chi sta suonando il campanello. E in silenzio una ragazza, Elisabetta, apre la porta. Dietro di lei la mamma, la mamma di Anna, una signora minuta, con i capelli raccolti, la osserva in silenzio.
I secondi sono lunghi come ore, perché il dolore rallenta ogni cosa, ferma l’orologio, della vita e del tempo. «Mia sorella? Era una ragazza timida, forse un po’ chiusa come sono tutti i ventenni che stanno cercando di orientarsi nel mondo ma aveva un cuore grande e una grande sensibilità. Ma dovete parlare di gioia, lei non c’è più. Le dicevo sempre di non pensare all’esteriorità ma alla bellezza interiore. Aveva pochi amici ma veri. E poi era molto legata a nostra cugina». Immobile, resta con le braccia conserte in giardino davanti al cancello di ingresso fino a quando il papà compare nello specchio della porta. «Non stia lì fuori, venga in casa», la prima cosa che dice. Con gentilezza, con compostezza, con la disperazione che lo attraversa, che attraversa tutta la sua famiglia, e nonostante la disperazione. Parla a voce bassa, con tono pacato: «Si accomodi, non resti in piedi». Un uomo dagli occhi dolcissimi che abbracciano in maniera invisibile la moglie, le figlie e Giovanni.
«Quello che è successo? Anna ha visto che Giovanni in acqua era in difficoltà ed è andata ad aiutarlo. Lui è riemerso mentre lei è andata sott’acqua. I soccorritori sono andati subito a cercarla e l’hanno trovata ma dopo un quarto d’ora. Non c’era più niente da fare». Gli occhi lucidi, quel tono dolce, con Giovanni seduto accanto a lui sul divano. «Andavano spesso in quel posto, era una spiaggia che conoscevano».
Anna avrebbe compiuto 21 anni alla vigilia di Natale, dopo la scuola aveva iniziato a lavorare. «Sì, faceva la baby sitter». Lui era al lavoro, quando è accaduta la tragedia gli agenti di polizia lo hanno accompagnato a Garda, a riabbracciare i due figli, a guardare la sua creatura sdraiata su quella lingua di spiaggia, coperta da un telo. Poi è tornato a casa, mantenendo composto quel dolore che lo devasta ma che, padre e marito, controlla con dignità per la sua famiglia. «La foto di Anna? Il suo telefono è spento e nessuno di noi sa come sbloccarlo».
Poi quell’immagine, quella che a lui piace tanto. Si alza e accoglie due persone. Li abbraccia. Un abbraccio che trasmette forza. Quella per andare avanti.