Un mazzetto di fiori gialli. Una mano gentile deve averli spostati dal proprio giardino e appiccicati al campanello. Stanno lì, in luce piena e in faccia al lago, al numero 33 del complesso «Residenze Costa al Sole». La targhetta, sbiadita, porta il cognome Niederberger. Niederberger come Johannes Tobias, meno di tre anni, annegato nella piscina che, al di là del cancello verde, si intravvede appena. Una di quelle da villetta, poche decine di centimetri, dove più che nuotare ci si rinfresca. Ma dove un tartarino biondo, momentaneamente sfuggito ai radar familiari, può morire. Al primo brutale capitolo della storia si aggiungerà lo strascico giudiziario (articolo 589 del Codice Penale, ovvero omicidio colposo) che vede indagati, con atto firmato dalla sostituto procuratrice Beatrice Zanotti, i genitori del piccolo, Johannes Werner, 43 anni e Alexandra, bavaresi. Ieri è stato conferito l’incarico al medico legale Dario Raniero per gli accertamenti sul corpicino. E oggi sarà effettuata l’autopsia. È la procedura, inevitabile. Il dolore segue altre strade.
Famiglia
Mezze nuvole, mezzo sole, brezza dal lago che spazza l’umidità. L’Audi nera parcheggia sotto la tettoia. Ne escono un uomo e una donna dall’aspetto ancora giovanile. «Nonni...», mormora lui, con inattesa gentilezza. Non ha, né potrebbe avere, altre parole. «Mio nipote...», conferma lei, gli occhi già velati. Varcano il cancello, con qualche borsa, come in visita. La signora più giovane, forse una zia, quella che ha portato l’auto dalla Germania a Pacengo, scarica altri bagagli. «No, prego... non adesso», mormora provando ad abbozzare quello che vorrebbe essere un sorriso. Non resta che ricambiare e osservare la processione dolorosa. Tutto è al di là di quel cancello, dentro la villetta che affaccia sul Garda, con il prato verde ben curato e quell’accidenti di piscina. Nel luogo da sogno che si è trasformato in un incubo.
Intorno
Armando Pasoli è un fisico, oltre che vicino di casa. L’età la porta bene. «Non sono in pensione, lavoro ancora come libero professionista». Allarga le braccia: «Questa casa è stata edificata nel 1974, il complesso era già più o meno com’è adesso, salvo pochissimi edifici costruiti più tardi», spiega indicando il suo «buen retiro» gardesano. «La famiglia Nierberger c’era già, ricordo il “vecchio“, il quale tuttora si fa vedere. Ora credo che la abiti il figlio», racconta. Quasi evocato, herr Niederberger è il nonno in lutto che pochi minuti dopo scenderà dall’Audi nera. Armando scuote la testa: «Ho sentito il trambusto, sono entrato, ho visto. Stavano tentando di rianimare il bambino, ci hanno provato per quasi mezz’ora. Purtroppo si capiva come la battaglia fosse senza speranza».
Testimoni
In attesa dei riscontri in sede giudiziaria la dinamica della tragedia appare delineata. Il papà e la sorellina nel giardino, accanto alla piscina; la mamma in casa. Forse una distrazione, forse un momento di assopimento mentre intanto Tobias giocava intorno. «L’eliambulanza è atterrata proprio qui», spiega Paolo Pietropoli, titolare dell’agriturismo «Cà del Sol». Ed indica l’immenso parcheggio di servizio agli ospiti. Tutto intorno, tra il campeggio adiacente e la selva di villette, è difficile trovare un punto di discesa. Il personale dell’ambulanza, nel frattempo, tentava l’impossibile.
Pochi erano affacciati, nei minuti della tragedia, alle finestre delle «seconde case», ancora in buona parte chiuse. Nessuno anche adesso, mentre arrivano i nonni dalla Baviera, eccettuate le file di cicloturisti peregrinanti, ignari e sudati.
Istituzioni
«Sono stato in visita oggi (ieri per chi legge, ndr) ai genitori. Ho portato loro il cordoglio dell’amministrazione, la vicinanza della comunità. Per quanto serve ho offerto tutto il sostegno possibile, per tutto ciò che dovesse essere necessario», conferma il vicesindaco di Lazise, Stefano Marai. Altro non aggiunge.
La villetta al numero 33 resta blindata nel silenzio. Rotto solo dalle voci e dalle risate dei turisti a mollo nella piscina del vicinissimo campeggio. Già la piscina. Quella «cattiva» luccica in distanza nel prato verde.
Armando Pasoli torna a scuotere la testa, poi rientra in casa. Dicono che i bambini abbiano sempre a fianco un angelo custode. Chissà dov’era, perché si era distratto quando non doveva quello che aveva l’incarico («...illumina, custodisci, reggi e governa me...») per il piccolo Tobias Johannes. Non basterà un magistrato a spiegarlo. Non c’è nulla, in questa storia, che si possa davvero spiegare.