Nel vicentino

Scavano un tunnel e con tute speciali svaligiano la ditta orafa

Incredibile furto compiuto da una banda di professionisti del crimine che hanno colpito nella notte la sede del banco metalli Bls di viale Industriale
La sede della Bls, storico banco metalli, è in viale Industriale a Camisano COLORFOTO
La sede della Bls, storico banco metalli, è in viale Industriale a Camisano COLORFOTO
La sede della Bls, storico banco metalli, è in viale Industriale a Camisano COLORFOTO
La sede della Bls, storico banco metalli, è in viale Industriale a Camisano COLORFOTO

Un furto da film. O da fumetto, con la Banda Bassotti all’assalto. A vestire gli sgraditi panni del deposito di Zio Paperone è stata la sede della “Bls spa” di via Industriale a Camisano, lo storico banco metalli della famiglia Mamprin, a cui sono stati sottratti oro, argento e palladio per un valore di centinaia di migliaia di euro, fortunatamente coperti da assicurazione. Ad agire una banda di professionisti, che hanno dimostrato capacità criminali e un’approfondita conoscenza dei luoghi. I carabinieri stanno dando loro la caccia.

Il tunnel

I cinque predoni in azione qualche tempo fa sono stati registrati dalle telecamere durante l’azione criminale, avvenuta nella notte, ma le immagini le vittime le hanno viste solamente la mattina dopo, perché l’abilità della gang è stata quella di non far scattare l’allarme, nonostante il tecnologico e innovativo impianto installato dalla “Bls” per proteggersi. In primo luogo, i malviventi si sono sistemati davanti alla recinzione esterna della ditta ed hanno scavato un tunnel: sì, una galleria per passare sotto la recinzione che circonda la sede dell’impresa. Una trincea lunga 3-4 metri, profonda un paio, per la quale hanno usato pale e picconi e «mezzi di fortuna». L’obiettivo? Eludere le barriere dell’allarme perimetrale, che sarebbero entrate in funzione se avessero scavalcato le sbarre esterne. 

Dal tetto

Una volta entrati nel cortile, i ladri servendosi di alcune scale si sono arrampicati fino al tetto dello stabile. Hanno forzato un lucernario e sono entrati nel laboratorio, calandosi nell’oscurità. Si sono mossi con molta circospezione, e probabilmente l’assalto è durato diverse ore; ma dall’esterno era impossibile rendersi conto dell’intrusione, anche perché la galleria era stata realizzata in una zona buia, non di passaggio. Quindi, dentro la “Bls” hanno avuto modo di prelevare tutto il metallo in lavorazione; non sono riusciti ad aprire i caveau, ma di oro, argento e palladio ne hanno trovato parecchio a disposizione, riuscendo ad arraffarlo e a portarlo all’esterno, passando con ogni probabilità sempre dal tetto. 

Le tute

La famiglia Mamprin aveva investito ingenti risorse anche per proteggersi. Ad esempio, all’interno ha delle zone del laboratorio coperte dai raggi infrarossi - i malviventi le hanno eluse, non passandoci - e dei sensori in grado di individuare il calore dei corpi: un meccanismo che pareva infallibile, in grado di scovare qualunque movimento all’interno della ditta. Ma così non è stato, perché i predoni si sono vestiti in maniera tale da non farsi scoprire. Hanno indossato infatti delle maschere di carta, dei guanti da sciatori e soprattutto delle tute termiche, e in questa maniera non sono stati individuati e non è scattato l’allarme. I carabinieri della stazione di Camisano, guidati dal maresciallo Massimo Di Maria, si sono chiesti fra l’altro come i banditi potessero avere informazioni tanto dettagliate sui funzionamenti dei dispositivi tecnici.

La scoperta

I delinquenti sono fuggiti con il bottino senza che nessuno si accorgesse di nulla, e si sono dileguati facendo subito perdere le loro tracce. Con ogni probabilità, erano arrivati a Camisano con più veicoli, su cui hanno caricato la refurtiva. I proprietari del banco metalli hanno impiegato diverso tempo per accertarsi con precisione di quanto era stato portato via. Il furto l’hanno scoperto la mattina dopo quando, increduli, hanno aperto i battenti dopo aver trovato il tunnel scavato all’esterno e i laboratori letteralmente ripuliti. Solo allora hanno guardato le telecamere di sorveglianza, verificando passaggio per passaggio l’azione dei banditi. Si sono poi chiesti come mai non fossero scattati gli allarmi, e dopo un controllo compiuto dalla ditta che li aveva installati hanno accertato che erano tutti funzionanti, e perché non erano partiti. Analizzando i video, con i tecnici, hanno compreso perché. I carabinieri hanno compiuto un lungo sopralluogo a caccia di impronte e indizi utili, ed hanno avviato accertamenti immediati che ora, a distanza di qualche settimana, sono in pieno svolgimento. C’è da capire se colpi analoghi siano avvenuti anche in altre aziende orafe del Veneto.

Il dispiacere

«La nostra famiglia gestisce un banco metalli da più di 50 anni - ricorda Massimo Mamprin, il titolare di “Bls” - e non aveva mai subito furti. Certo, il dispiacere è enorme: il danno economico che i ladri ci hanno provocato è assai ingente, per non parlare dell’investimento che avevamo fatto in tecnologia per proteggerci dalle azioni delle bande. Non avrei mai immaginato di subire un’incursione del genere, non ne avevo mai sentito parlare in vita mia. Quando ho visto la trincea non ci credevo. Ora speriamo che le indagini possano risalire all’identità dei responsabili. Subire un furto di questa portata in tempi di crisi non è semplice da accettare. Per fortuna abbiamo sempre continuato a lavorare e non abbiamo avuto problemi con la nostra clientela». 

 

Diego Neri

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