L'INTERVISTA

L'assessore regionale Sertori: «In campo per evitare che la siccità diventi una patologia cronica»

«Stagione irrigua posticipata per avere il tempo di far aumentare il livello di laghi e dighe, fare magazzino e stoccare acqua prima dell'inizio»
L'assessore all’Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori
L'assessore all’Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori
L'assessore all’Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori
L'assessore all’Utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori

In Lombardia c’è troppa poca acqua e mai come in queste ultime settimane le preoccupazioni sono concrete, specie per l’apertura della campagna irrigua, che potrebbe avere concrete difficoltà ad essere attuata. La siccità è la piaga e in Lombardia è un'emergenza allarmante. Il deficit di acqua a livello regionale, infatti, è ai massimi storici: la regione è a secco e la situazione rischia di essere cronica, tanto che gli agricoltori, almeno quelli che possono, stanno introducendo coltivazioni diverse da quelle tradizionali e stanno cambiando metodi di irrigazione. E chi non può, come gli allevatori, si rassegna a colture di mais che producono meno, ma che consentono di alimentare gli animali. in questo senso l'assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia, Massimo Sertori, ha messo le mai avanti.

Che situazione sta affrontando la Lombardia?

La situazione non è felice, se tra aprile e maggio non ci saranno piogge copiose avremo una circostanze molto simile a quella dell'anno scorso: piena siccità. Abbiamo circa il 57-60 per cento in meno di risorse d'acqua rispetto allo storico. La situazione da una settimana all'altra può cambiare. Di norma all'inizio della stagione irrigua si hanno a disposizione circa tre miliardi e 600 mila metri cubi d'acqua, oggi partiamo invece con 1 miliardo e 400 mila metri cubi.

Numeri preoccupanti...

Provocatoriamente è come se si percepisse una busta paga con il 60 per cento in meno rispetto allo stipendio solito degli altri mesi, è difficile affrontare una stagione partendo con questi numeri. Chiaro è, che è possibile ridurre al massimo eventuali sprechi, fare una gestione parsimoniosa e più oculata possibile dell'acqua, però partendo da una disponibilità così bassa, è evidente che qualche sacrificio sarà necessario da qui alla fine della stagione.

La situazione attuale in Lombardia è di grande deficit. Una crisi rispetto alla norma, che può essere osservata guardando semplicemente i livelli dei laghi, dei fiumi o i bollettini Arpa che la delineano.

Nell'ultimo tavolo sulla crisi idrica, in cui erano presenti tutti i vari attori che in vario modo utilizzano l'acqua a partire dal mondo dell'agricoltura, associazioni di categoria, ai grandi player concessionari idroelettrici, abbiamo deciso unanimemente di posticipare l'inizio della stagione irrigua, che normalmente parte ad aprile, per utilizzare questo tempo per fare aumentare il più possibile il livello dei laghi e delle dighe, fare magazzino e stoccare acqua prima dell'inizio, questo è quello che stiamo facendo, partendo con una gestione cautelativa già in atto a dicembre, gennaio e febbraio, in quanto avevamo già visto che l'acqua sarebbe comunque stata scarsa. Fra 15 giorni circa faremo ulteriori monitoraggi, e vedremo a quel punto quanto si sono caricati i laghi, poi partiremo con la stagione irrigua.

Insomma, sono già tante le azioni messe in atto per quanto riguarda l'utilizzo delle acque superficiali? 

È già avvenuto un incontro con le Province, che hanno la competenza per attingimenti provvisori e per i sistemi di pompaggio, e stiamo razionando quest'anno, più forti dell'esperienza maturata l'anno scorso, cerchiamo di gestire tutto con più consapevolezza. Abbiamo in programma anche un progetto sul lago d'Idro, già finanziato, per il quale abbiamo chiesto anche integrazioni al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, con il quale ci siamo interfacciati in questi giorni. Quel lavoro ci consentirà di alzare i volumi che può immagazzinare il lago. Credo che ci siano altri interventi strutturali fondamentali da affrontare, come il problema del cuneo salino. Si può risolvere con degli investimenti anche ingenti, che eventualmente non possono fare le regioni ma lo Stato, così come il tema della desalinizzazione dell'acqua del mare. Quelli sono investimenti strutturali, a medio e lungo termine, che secondo me diventeranno davvero importanti anche alla luce dei cambiamenti climatici in corso.

Attenzione alla produzione dell'energia da Fonti energetiche rinnovabili (Fer) e massimo impegno per tutelare il bene acqua e renderlo ricchezza per i territori che ospitano le grandi derivazioni idroelettriche...che ne pensa?

 Nel settore idroelettrico Regione Lombardia ha conferito parte delle funzioni amministrative alle Province e alla Città Metropolitana (piccole derivazioni) mantenendo la competenza legislativa/normativa concorrente e l'esercizio delle funzioni amministrative relative alle grandi derivazioni d'acqua, comprese le funzioni relative alle procedure di riassegnazione delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche scadute o di prossima scadenza. La crisi idrica di questi due anni ci ricorda come l'idroelettrico sia l'unica Fer che utilizza un bene pubblico, l'acqua, non reperibile sul mercato e come questo oro blu sia da tutelare a far diventare, sempre più, un asset territoriale, fonte di ricchezza.

A livello territoriale anche questo uso ha però un impatto importante.

La gestione degli usi produttivi delle risorse idriche ha un impatto territoriale con dinamiche monte-lago-valle che devono essere contemplate dai nuovi contratti di concessione. Proprio in questi ultimi anni stiamo verificando direttamente a causa della sua scarsità la gestione dell'acqua idroelettrica deve esser vista in un'ottica monte-valle, l'acqua trattenuta dagli invasi in montagna e utilizzata per produrre energia idroelettrica è la stessa che una volta turbinata entra nei grandi laghi regolati ne sostiene il livello e che da questi esce lungo gli emissari per irrigare la pianura, alimentare la falda e quindi alimentare il Po. È chiaro che occorre mettere da parte le logiche di puro profitto finanziario per evitare uno scontro tra settori produttivi che hanno interessi confliggenti. L'acqua che utilizza il comparto idroelettrico la stessa acqua che utilizza l'agricoltura, tuttavia l'utilizzo agricolo avviene solo in un ristretto periodo dell'anno, le necessità irrigue non possono essere 'spostate' nell'arco dell'anno a differenza di altre produzioni.

Come si può trovare un equilibrio?

La crisi idrica conferma la bontà della legge regionale sulle grandi derivazioni idroelettriche e sull'importanza del coinvolgimento gestionale e decisionale dei territori nel bene acqua. Siamo in campo per monitorare.•.

Giuseppe Spatola

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