il dramma

Operaio ucciso da un malore all'Iveco di Suzzara, parla la moglie: «Ombre sull’accaduto»

Vincenzo Giaquinto 64enne di Brescia e padre di quattro figli, ha perso la vita durante il turno di notte all’interno degli stabilimenti nel Mantovano. La donna denuncia la mancata richiesta di intervento delle forze dell'ordine e del personale di Ats
Nel riquadro Vincenzo Giaquinto, operaio bresciano morto per malore all'Iveco Suzzara
Nel riquadro Vincenzo Giaquinto, operaio bresciano morto per malore all'Iveco Suzzara
Nel riquadro Vincenzo Giaquinto, operaio bresciano morto per malore all'Iveco Suzzara
Nel riquadro Vincenzo Giaquinto, operaio bresciano morto per malore all'Iveco Suzzara

«Chiediamo che si faccia luce su quanto accaduto quella notte, abbiamo il diritto di sapere in che modo è morto mio marito»: è una voce rotta dal pianto e arrabbiata quella della moglie dell’operaio bresciano di 64 anni morto per un malore il 31 marzo durante il turno di notte all’Iveco di Suzzara, nel Mantovano

Le tante domande senza risposta

 Troppe cose non tornano, secondo quanto riferito da Maria, a partire dalla mancata richiesta di intervento in fabbrica, quella notte, delle forze dell'ordine e del personale dell'Ats. «Perché non sono stati chiamati per gli accertamenti e per capire la dinamica? È la prassi, è dovere intervenire in questi casi: una norma attuata anche durante i piccolissimi infortuni e non quando c'è un malore mortale?», è la domanda a cui la signora non riesce a trovare nessuna risposta plausibile.

Ma non sono le uniche. «Pochi giorni fa ho chiamato i carabinieri di Suzzara e poi di Brescia: volevo sapere se era stato aperto un fascicolo in Procura, per attivarmi con l'avvocato - racconta - ma ho scoperto che nessuno sapeva nulla. Quella maledetta notte nessuna pattuglia è uscita per raggiungere lo stabilimento».

Tempi di soccorso e obblighi di sicurezza

Tanti i dubbi soprattutto riguardo al rispetto dei tempi di soccorso e degli obblighi di sicurezza: «Il giorno dopo che è morto mio marito sono stata nella sede di Suzzara per parlare con i responsabili e capire cosa fosse accaduto. Mi hanno detto che era troppo presto e che nelle ore successive avrebbero dovuto ricostruire la dinamica - spiega -. L'altro giorno, dopo quasi due settimane, sono tornata a parlare con l'azienda, questa volta ci hanno ricevuti a Brescia». Nessuna delle risposte della società, però, le sono sembrate credibili e soprattutto «non hanno fatto chiarezza su come siano andate effettivamente le cose».

La moglie dell'operaio morto: "Mi risulta che il defibrillatore in fabbrica non sia stato utilizzato"

«Mi hanno detto - spiega - che gli interventi sono stati tempestivi: a me risulta invece che il defibrillatore presente in fabbrica non sia stato utilizzato dal medico aziendale perché l'ambulanza stava per arrivare. E so che l'ambulanza non è arrivata sul posto dopo dieci minuti come è stato raccontato ma dopo oltre venti minuti perché intralciata da materiale vario che ostruiva il passaggio. Come tutti sanno la produzione nella catena di montaggio, dove lui lavorava da una decina di anni, non si è mai fermata. La motivazione che mi è stata data è perché gli operai, non lavorando, avrebbero potuto intralciare le operazioni di soccorso: e il sentimento di umanità e il rispetto verso la vita, dove sono? Mi è stato riferito, inoltre, che l'ambulanza è andata via dallo stabilimento a sirene spente».

Secondo il racconto la signora sarebbe stata avvisata dopo l'1 del mattino dal medico del lavoro, mentre trasportavano suo marito al Carlo Poma di Mantova. Dopo pochi secondi, però, un'altra telefonata, questa volta dal Pronto Soccorso per avvisarla che non ce l'aveva fatta. «Quella sera alle 7 ci ha salutato per andare al lavoro ma non è più tornato a casa. Vincenzo era una persona meravigliosa che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia e al lavoro e deve avere giustizia - sottolinea -. Dobbiamo sapere cos'è successo e perché non sono ancora state avviate le indagini». Dall'ultimo incontro con i carabinieri di Brescia è partito un esposto che verrà trasmesso ai colleghi di Mantova, per poi arrivare alla Procura..

Marta Giansanti

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