La morte di Benedetto: l'intervista/1

Il cerimoniere di Ratzinger: «Ci spiegava come aveva costruito la sua omelia. È stato un padre della Chiesa»

Monsignor Massimo Boarotto era cerimoniere pontificio quando il 19 aprile 2005 venne eletto papa Joseph Ratzinger
Monsignor Boarotto a lato di papa Ratzinger (è quello più a destra)
Monsignor Boarotto a lato di papa Ratzinger (è quello più a destra)
Monsignor Boarotto a lato di papa Ratzinger (è quello più a destra)
Monsignor Boarotto a lato di papa Ratzinger (è quello più a destra)

Quando il 19 aprile 2005, appena eletto Papa, Benedetto XVI parla dalla “loggia delle benedizioni” sulla facciata di San Pietro - da cui si dà l’annuncio dell’Habemus Papam e per la prima volta il nuovo pontefice saluta i fedeli - a reggere il grande libro con le benedizioni è monsignor Massimo Boarotto, veronese, allora cerimoniere pontificio. «Una grandissima emozione, per il momento che la Chiesa stava vivendo e perché conoscevo Benedetto XVI da molti anni, da prima che fosse eletto pontefice. Sono molto addolorato per la sua scomparsa». Lo racconta Boarotto, oggi 67 anni, cancelliere vescovile a Verona. A Roma dal 1986 fino al 2013, per 27 anni dunque, alla congregazione “De propaganda fide” che governa l’attività missionaria cattolica nel mondo. E cerimoniere del Papa dal 1997 al 2007, prima con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI, poi Papa emerito.


Monsignor Boarotto, che cosa ricorda in particolare di quel giorno, sulla loggia di San Pietro?
In realtà più che di un giorno, di diversi giorni. Dalla morte di Giovanni Paolo II, il 2 aprile 2005, fino al 19 aprile quando fu eletto Benedetto XVI. Quindi per l’intero conclave al quale, essendo cerimoniere pontificio, presenziavo. Furono giorni molto intensi. Poi, quel 19 aprile, monsignor Pietro Marini, responsabile dei cerimonieri del Papa, incaricò me, tra l’altro, di reggere il libro delle benedizioni. È lo stesso che viene utilizzato fin dai tempi di Pio XII, e tutt’ora da papa Francesco, per la benedizione “urbi et orbi”.


Ma lei da quanto tempo conosceva Ratzinger?
Dal 1986. Da quando l’allora vescovo di Verona Amari mi mandò a Roma a lavorare alla Propaganda fide, dove sono stato per quindici anni segretario del cardinale Tomko. Essendo il cardinale Ratzinger prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, erano molto frequenti i contatti e le collaborazioni tra le due realtà. Conobbi lì, dunque, il futuro Papa.


Quali altre occasioni di contatti ha avuto con lui?
Nel 1997 sono stato chiamato anche a lavorare come cerimoniere del Papa, all’epoca Giovanni Paolo II e quindi vedevo sempre anche Ratzinger, che presiedeva molte celebrazioni anche di Wojtyla. E poi divenne Papa lui.


Come le pareva, Ratzinger?
Una persona molto affabile, gentile, anche in occasione delle celebrazioni, prima di iniziare, contrariamente a papa Giovanni Paolo II che invece in quei momenti era molto serio.


Questo sembra andare contro una sorta di “clichet” legato a Benedetto XVI, un grande teologo che magari appariva come rigido o contenuto, nei corportamenti.
Certo. Ratzinger, pur essendo uomo di grande levatura culturale, prima un cardinale e poi un Papa, era davvero un uomo disponibile alla conversazione. Con tutti.


Ma lei come si rapportava con lui?
Con molta naturalezza, facilitata peraltro da lui, come ho detto. I problemi, si fa per dire..., cominciarono quando fu eletto Papa.


Perché?
Perché ero talmente abituato a chiamarlo “eminenza”, essendo un cardinale, che quando diventò Papa e per due anni sono stato suo cerimoniere, con altri, facevo fatica a chiamarlo “santità”.


Ricorda qualche aneddoto legato alla sua esperienza vicino a lui?
Quando nella cappella della Pietà, in San Pietro, dopo aver presieduto una messa, si toglieva i paramenti sacri, spiegava a noi e ad altri presenti come aveva costruito la sua omelia. Insomma, un uomo della cultura di Ratzinger, il Papa, che spiegava da quali appunti di omelie precedenti aveva attinto, dava davvero prova di una grande umiltà e semplicità.


Come definirebbe, monsignor Boarotto, Joseph Ratzinger, cardinale, poi Papa e quindi Papa emerito, dopo aver lasciato l’incarico?
Un padre della Chiesa dell’era moderna.

Enrico Giardini

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