Aveva 92 anni

Addio ad Adriano Boscaini, «il re delle scarpe»

È morto Adriano Boscaini, fondatore dell'azienda di rivendita di scarpe che oggi conta 170 dipendenti con punti vendita in tutta la provincia di Verona e a Mantova
Adriano Boscaini
Adriano Boscaini
Adriano Boscaini
Adriano Boscaini

Una vita piena. Cominciata tutta in salita e vissuta all’insegna dell’amore per la famiglia, per lo sport, per il lavoro di commerciante, senza mai abbandonare le origini contadine.

Adriano Boscaini, che ha dato il via nel 1964 con la moglie Clara al network scaligero di punti vendita per la commercializzazione di scarpe, borse, accessori e abbigliamento, è morto a 92 anni.

Negozi Boscaini chiusi per lutto anche a Mantova
Negozi Boscaini chiusi per lutto anche a Mantova

Com'era cominciato tutto

A Lugagnano di Sona molti ricordano la bottega di via Cao del Prà da cui è partito tutto, aperta in un momento di difficoltà. «Mio suocero era rimasto orfano di padre a sei anni ed era il più grande di tre figli. Viveva in corte dove i compiti si dividevano. Sua madre doveva accudire le sorelle e fare la sua parte nei campi», racconta il genero Massimo Gasparato, marito di Stefania, figlia di Adriano. Inevitabile essere coinvolto nella gestione della campagna e del bestiame fin da piccolo. Gli anni passano e l’unico svago è il pallone. A Lugagnano, Adriano viene ricordato anche come calciatore, in campo nei ruoli di mediano ed ala dal 1946, per 11 campionati e 124 presenze. Al suo attivo, nelle cronache sportive, 31 gol. Una passione che conserverà tutta la vita e che negli ultimi anni aveva ceduto il posto alle bocce, con cui conquista la serie A.

 

Adriano Boscaini con la moglie Clara
Adriano Boscaini con la moglie Clara


Intanto visto che l’attività agricola non dà sempre i risultati sperati, Boscaini, che è intelligente, ha un carattere d’acciaio e spirito d’iniziativa, comincia a sognare di sondare un nuovo settore e dopo il matrimonio punta sulla bottega. «Ai figli diceva che bisogna avere dei debiti per farne altri, che servano a tentare nuove strade, a conseguire il successo, a saldare tutti i conti in sospeso», ricorda Gasparato. Il negozio lo gestiva soprattutto Clara. In vetrina scarpe per uomo, donna e bambino: nell’Italia di allora non ci sono brand. Le calzature si comprano solo quando serve. Adriano però intuisce che non tutti possono raggiungere i negozi. Quindi aiuta nel punto vendita, lavora in campagna e la domenica o quando l’agricoltura è ferma carica la sua Fiat 500 di scatole e fa l’ambulante porta a porta in Valpolicella, da dove ha origine la sua famiglia e dove vende scarpe fin nelle corti.

 

Il grande salto

Il commercio lo premia. Ma per il grande salto occorre attendere la fine degli anni ’80, quando ha l’intuizione di aprire un negozio nel centro commerciale Rossetto di Corso Milano. È la sua seconda insegna, ma l’esperienza gli fa capire presto che la clientela preferisce il concetto di store. Da allora i punti vendita aperti con la collaborazione dei figli, Gaetano, Luca e Stefania, si moltiplicano. Boscaini Scarpe diventa un brand e apre a Palazzolo di Sona, Santa Maria di Negrar, Villafranca, Settimo di Pescantina, San Pietro di Legnago, Costermano e Porto Mantovano. Un ultimo punto vendita, nel Bresciano è gestito con Consorzio Punto Scarpe, tra i principali gruppi di acquisto di calzature del Nord, cui Boscaini aderisce. I dipendenti sono oltre 170 e il fatturato vola a 31 milioni circa. Ma la più grande soddisfazione di papà e di nonno viene dalla famiglia: tre figli su tre e dei 10 nipoti, sette su otto in età lavorativa, sono in azienda. «Ha sempre avuto un’attenzione spasmodica all’unità della famiglia, al trattare i figli nella stessa maniera. Un equilibrio difeso con integrità e tenacia», dice il genero. 

 

Il ricordo

«In paese tutti lo conoscevano perché erano passati dalla sua bottega, tutti hanno seguito il suo successo imprenditoriale e la sua passione sportiva», afferma il sindaco Gianluigi Mazzi. «Ho avuto modo di frequentarlo», ricorda Lorenzo Rossetto, collega imprenditore e ad dell’omonima catena di super e iper mercati alimentari, «persona per bene, a capo di una grande famiglia e di un’azienda, cresciuta nel tempo con la qualità dei prodotti e la politica dei prezzi convenienti».
Da qualche tempo l’età aveva avuto il sopravvento e Adriano Boscaini non era più il leone di sempre. «Come la cultura contadina insegna, però, non aveva paura della morte. Immaginava il paradiso come un grande campo da calcio in cui avrebbe giocato senza sentire mai la fatica, con tutte le persone che aveva perso», riferisce il genero. A dargli l’ultimo saluto saranno oggi, 9 maggio, alle 15, alla parrocchiale di Lugagnano famigliari, compaesani e quanti hanno lavorato o condiviso la passione per lo sport con lui.

 

Valeria Zanetti

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