Il caldo e i dati

La mappa delle zone più calde di Verona. Che è fra le peggiori in Europa per numero di piante

È il Saval il quartiere dove sono state toccate le punte di temperatura più alte
La mappa del caldo
La mappa del caldo
La mappa del caldo
La mappa del caldo

L’avevano anticipato ed è arrivato. Il caldo africano, quello che l’anticiclone Cerbero non poteva aver miglior nome, sta infuocando l’Italia con temperature record.

Le zone più calde di Verona

È il Saval il quartiere più torrido della città. Ieri alle 17 la centralina di Meteo4 collocata a ridosso della scuola primaria «Pertini» in via Franchetti segnava 37.1 gradi, percepiti 42, valore più alto del 2023. E s’è fermato poco sotto il rilevatore alla Gran Guardia - 35.9 diventati per i sensi quasi 41 - in una piazza Bra infuocata, dove il sole delle ultime 48 ore ha reso incandescente il porfido e faticoso stare seduti ai tavolini del Liston. «Viene su il caldo da terra, unbelievable, incredibile», commentava una turista americana sorseggiando una Coca Cola ghiacciata sotto le tende di un bar, «siamo scappati dall’afa di Miami ma non è che qui vada meglio, pare di stare in Florida ad agosto». 

Vietato rinfrescarsi alla fontana dietro la statua di Vittorio Emanuele II, pratica invece regolare in piazza Erbe dove, sotto lo sguardo di una Madonna Verona più accaldata che mai, c’è chi ci entra vestito e si bagna la testa «così poi almeno per un po’ sopravviviamo a ’sto inferno» (ecco di nuovo Cerbero). 
Sempre tanti, ieri pomeriggio, i 35.3 gradi registrati in Strada Bresciana, i 34.9 delle Golosine, i 35.7 a Borgo Roma (zona cimitero) e i 35 in Borgo Venezia, lato Torricelle, i meno peggio grazie al verde delle piante. Valori importanti a cui va aggiunto il coefficiente di percezione, quello che toglie il respiro e fa ansimare. 

Le previsioni

Anche oggi, dicono gli esperti meteo veronesi, si suderà parecchio in attesa che domani, colpa la «rottura» dell’anticiclone salito dall’Africa, arrivino i temporali e l’abbassamento delle temperature. «Ma per la prossima settimana», anticipa l’ingegnere Simone Buttura, amministratore unico di Meteo Arena che ha fornito la mappatura in tempo reale delle stazioni di rilevazione sparse per Verona, «torneremo gradualmente ai livelli di questi giorni. Spingersi oltre con le previsioni non è corretto, quello che però possiamo dire è che queste ondate di calore non sono più eccezionali, stanno purtroppo diventando la norma e dovremmo abituarci. Al momento, anche se forse tanti l’hanno scordato, l’estate del 2022 nei mesi centrali di giugno e luglio è stata peggiore di questa: l’anno scorso in centro città abbiamo avuto, il 22 luglio, 38 gradi con una minima che di per sè è più un valore da massima di 27,1. Qualcosa di simile a quello che accadde nel 2003, in assoluto l’anno più caldo di sempre». Ed ecco l’altro grande problema: «Non c’è tregua di notte a questo caldo torrido», spiega l’ingegnere ambientale, «non c’è escursione termica per cui la terra non ha modo di rinfrescarsi, accumulando giorno dopo giorno calore su calore». 

 

La ricerca: Verona senza piante

Al di là della solita narrazione sul caldo «più caldo di sempre» puntuale ogni estate, ad aggravare la situazione è un dato che allarma gli addetti ai lavori pubblicato in una ricerca di Meteoblu: «Su 54 città prese in esame Verona è quella meno verde», sottolinea Buttura, «e solo il 26 per cento dei veronesi ha piante entro 150 metri di distanza». 
Siamo tra i peggiori. L'indice di vegetazione è stato determinato con l'aiuto di immagini satellitari. «Non è stata trovata alcuna correlazione significativa tra gli spazi verdi urbani e la popolazione o le dimensioni della città», precisa, «fatto sta che la percentuale più alta di verde urbano si trova nella città ungherese di Debrecen, seguita dalla tedesca Münster e da San Gallo, in Svizzera. Verona invece è tra quelle dell’Europa Meridionale con meno piante insieme ad Atene, Siviglia e Valencia». La distribuzione del poco verde, conclude l’esperto, «è un fattore rilevate nel contrasto del caldo torrido: dove non ce n’è, l’impatto sul clima e sugli aspetti sociali sono i peggiori».

Camilla Ferro

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