Per un omicidio servono un cadavere ed un movente. In questo caso il cadavere c’era stato. Il movente mai. Perché il veronese Raffaello Accordi non aveva alcun motivo di uccidere il napoletano Giovanni De Luca. Anzi. Era l’uomo che più gli serviva, il suo prestanome, quello che utilizzava nel mondo dei floridi affari che negli anni Ottanta, Accordi metteva a segno nel mondo del riciclaggio delle auto usate.
In quello stesso mondo frequentato dal boss mafioso Antonino Galasso, al confine nella Bassa Veronese, a Sanguinetto.
La sera del 21 agosto 1989, De Luca, che all’epoca aveva 36 anni, ed era ricercato per traffici illeciti, viene portato a casa del boss da amici comuni, ed è là che poi viene raggiunto da Accordi che se ne stava andando al mare, a raggiungere la sua fidanzata dell’epoca. In quella palazzina non erano soli, c’erano altri testimoni che assistettero all’accoltellamento di De Luca da parte di Galasso che gli conficcò un coltello in una gamba danneggiando gravemente l’arteria femorale. Galasso era diventato un ras in zona, e chi viveva di espedienti ed in zone d’ombra, da casa sua passava. Più che altro trafficanti di auto.
I fatti
La situazione tra alcol e parole degenerò e Galasso colpì all’improvviso De Luca prima con una testata e poi a coltellate. Accordi che di De Luca era anche amico, lo caricò sulla sua auto, l’ avvolse negli asciugamani da spiaggia che aveva in auto e corse all’ospedale di Mantova. Non quello più vicino, che sarebbe stato a Legnago, ma uno in cui, non avrebbe rischiato di incrociare qualcuno che lo conoscesse.
Volto noto nella Bassa
Raffaello, detto Raf, proprio perchè ha sempre gestito autosaloni e pizzerie, è un volto noto nella bassa veronese. Accordi arrivò a Mantova e adagiò De Luca fuori dal Pronto soccorso. Così vicino che quando un’ambulanza in uscita lo vide, lo accompagnò dentro senza neanche farlo salire sull’ambulanza. È da quel momento in poi la vita di Accordi precipitò in un incubo.
Perchè due giorni dopo si ritrovò arrestato con l’accusa di omicidio. Vi furono processi. In primo grado venne assolto, in secondo condannato a 7 anni e 4 mesi, sentenza confermata in Cassazione.
Da anni Accordi chiede la revisione del processo. Lo stesso procuratore generale ha scritto che l’istanza di Accordi è «ammissibile e fondata», perchè c’è un testimone che soltanto nel 2005 ha trovato il coraggio di parlare. «Un contributo dichiarativo, che descrivendo una successione ed imputazione radicalmente diversa, rispetto a quella cristallizzata nella sentenza di condanna, delle condotte causalmente rilevanti, non si limita ad una diversa valutazione di prove già apprezzate nella sentenza di condanna, ma evidenzia nella repentinità ed imprevedibilità del gesto di Galasso l’assenza di elementi rappresentativi di concorso nel processo criminoso a carico di Accordi, al quale pur recependo quale assunto consolidato e riscontrato che sapesse della volontà di Galasso di incontrare De Luca, non è ascrivibile alcuna prova certa di pregressa conoscenza e condivisione del progetto criminoso», scrive il procuratore generale. All’epoca dei fatti e fino alla morte del boss Galasso (venne ucciso in un agguato mafioso), nessuno ebbe mai il coraggio di parlare. Nemmeno Accordi fino ad allora lo indicò mai come responsabile dell’omicidio. Si proclamò sempre innocente, ma mai disse chi aveva colpito De Luca.
Il silenzio
«Se lo avessi fatto Galasso avrebbe ucciso la mia compagna, mia figlia e chissà chi altri della mia famiglia», ha sempre sostenuto Accordi. Con gli occhi di oggi, forse le cose per Accordi sarebbero andate in modo diverso, anche per il diverso approccio nelle indagini. Ma quello di cui non si da pace, Accordi, è anche come venne curato De Luca.
«Al pronto soccorso era arrivato vivo. Se è vero che declinò le sue generalità, può aver detto anche il nome del suo assassino. E non sono io. Mi domando per quale ragione la cartella clinica di De Luca fosse sparita, ci ho messo anni a recuperarla. De Luca è morto due ore dopo essere arrivato in ospedale. C’è stato il tempo per chiedergli chi lo avesse colpito. Io sono stato la vittima sacrificale. Il pubblico ministero, che io ho denunciato, voleva un colpevole, ed ha trovato me».
«Due persone fecero telefonate anonime ai carabinieri di Legnago per sostenere la mia innocenza. Non vennero ritenute affidabili. Nessuno andò mai a fare un sopralluogo a casa di Galasso, e quando il valido maresciallo Antonino Puliafito, che ha sempre creduto alla mia innocenza lo disse ad uno dei suoi superiori si sentì apostrofare con un «perchè devi sempre fare lo Sherlock Holmes?».
Galasso, sentito dagli inquirenti della squadra Mobile di Mantova, il giorno dopo l’omicidio dichiarò: «Da circa tre anni e 8 mesi sono al soggiorno obbligato a Sanguinetto. Lo stabile è composto da abitazione, ufficio, capannone ed autolavaggio auto industriali. Sono di mia proprietà in quanto li acquistai dopo 6/7 mesi che ero qui. Nel centro di Sanguinetto sto facendo ricostruire un edificio per poi rivenderlo: 4 negozi, 4 appartamenti. Ho speso in tutto 162 milioni di lire.
E a domanda risponde: «Non conosco Giovanni De Luca, nè tanto meno l’ho mai sentito nominare. Conosco invece Raffaello Accordi, con cui, come già siete a conoscenza ho avuto rapporti d’affari. Acquistai da lui 4/5 autovetture che poi mi vennero sequestrate dalla polizia poichè risultate rubate. Per questo fatto ebbi un danno di 130/140 milioni. Accordi fino ad oggi mi ha restituito 70/80 milioni. Ma in pratica posso dire che Accordi me li ha restituiti tutti con assegni post datati che fino ad oggi ha onorato».
E aggiunge come da verbale: «La sera del 21 agosto sono stato sempre in casa come faccio tutte le sere, vista la mia posizione di soggiornato con obblighi, comunque ero da solo. Tra gli obblighi che ho c’è anche quello di non uscire dopo le 21.30. Ho un’auto che ho lavato esternamente ieri sera, ma non all’interno. Non ho altro da aggiungere».
«Il 22 agosto sono 34 anni che vivo da assassino. Che vedo il sospetto negli occhi delle persone. Non voglio morire da assassino. Chiedo giustizia e la riapertura del processo», conclude Accordi.