Dieci ore di sole implacabile, pomeriggi a 35 gradi da una settimana, fortissima evaporazione, apporti insufficienti dal Sarca (pari a 50 metri cubi al secondo) e progressivo aumento dell’erogazione al Mincio (75 metri cubi al secondo) per esigenze agricole, motivata alla scarsità di pioggia e dalla calura. Sono gli ingredienti alla base della forte diminuzione del livello delle acque del Garda, calato in una settimana di quasi dieci centimetri, portandosi per la prima volta nell’anno al di sotto del metro all’idrometro di Peschiera, quello ufficiale del bacino. Il dato è lontano dalla grande secca della primavera 2023 con 45 centimetri appena (e del settembre 2007 con 7 centimetri), ma con l’estate rovente che si prevede può rappresentare un campanello d’allarme.
Il calo registrato è in ogni caso fisiologico e si verifica all’inizio di ogni estate in seguito all’arrivo delle prime ondate di caldo. Nelle giornate estive più torride, con temperature superiori ai 33/34 gradi, dalla superficie del lago possono evaporare fino a 2 centimetri d'acqua al giorno. Più concretamente, considerando l'estensione del lago (370 km quadrati), l'attuale calo di livello equivale alla perdita di circa 7,4 milioni di metri cubi d'acqua al giorno (pari a 7,4 miliardi di litri).
Tale diminuzione è destinata a peggiorare sensibilmente. Due gli elementi che spuntano infatti dalle carte meteo previste per l’ultima frazione di giugno: il primo sta nella recrudescenza del caldo prevista da venerdì; il secondo nella durata dell’onda bollente, destinata a proseguire indisturbata anche nei primi giorni di luglio.
Pur non avendo raggiunto i record di temperatura, l’ondata di calore africano in atto da ormai una settimana si avvia a diventare una delle quattro in assoluto più pesanti degli ultimi cent’anni, se non oltre. Anzi, c’è il rischio concreto che la canicola possa interessare per intero anche la prossima settimana. Per nove modelli previsionali su dieci, più che un rischio è una certezza.
Al momento ci salvano i temporali serali di calore che dall’arco alpino si portano occasionalmente sulla parte più alta della Valpadana.
Non essendo alimentati da un fronte freddo, non producono alcun abbassamento termico degno di nota, ma almeno impediscono alla Valpadana di finire in quel forno ambientale che la Spagna e soprattutto la Francia stanno sperimentando da giorni. Ieri Parigi ha sfiorato i 40 gradi e nella Francia centrale sono stati toccati i 42. Verona ha superato di poco i 35 (pur con più umidità rispetto ai giorni precedenti), un valore che rivedremo sia oggi che domani.
Spunta tuttavia sulle carte una certa recrudescenza del caldo fra sabato e lunedì quando il termometro aggiungerà fra 2 e 4 gradi alle attuali temperature, raggiungendo quindi con facilità i 38 gradi in molte stazioni della città e della provincia.
Finirà quindi sotto attacco il record termico mensile del 27 giugno 2019, storico per molte città padane: allora, grazie anche all’effetto compressione della colonna d’aria generato da un debole ventilazione di caduta dalle Alpi, in città vennero raggiunti i 38,2 gradi, mentre città come Ferrara raggiungevano i 40.
Anche l’anno scorso la seconda metà di giugno fu eccezionale, la più calda dal 2003. Verona registrò ben 12 pomeriggi con massime oltre i 34 e una massima assoluta di 36,2 (sabato scorso Verona ha toccato i 36,5).
Sono temperature chiaramente eccezionali che fino a vent’anni fa si toccavano in giugno ogni trent’anni e forse in un paio di giornate in tutta l’estate. Ora sono diventate quasi la norma. Anzi, sono queste le temperature destinate ad essere registrate almeno fino a sabato 4 luglio. Fino ad allora, nulla impedirà giornate equatoriali ad oltranza, dando vita all’ondata di calo di inizio estate più lunga della storia della climatologia italiana.