Cuore, amore e buoni sentimenti. Giorgia favorita, Francesca Michielin a un’incollatura, Elodie e Gaia che incalzano. Donne protagoniste all’imminente Festival di Sanremo, in programma dall’11 al 15 febbraio. Gli ascolti effettuati ieri mattina, 20 gennaio, in anteprima nella sede milanese Rai di corso Sempione lasciano poco spazio ai dubbi: ci sono tante canzoni rassicuranti, melodie avvolgenti dagli angoli smussati, con le voci femminili in grande evidenza.
- ACHILLE LAURO - INCOSCIENTI GIOVANI: Come se l’avesse scritta l’intelligenza artificiale: non spiazza, ma chi potrà dire di non ricordarsi il motivetto che aggancia dal primo ascolto? Il tempo delle mele è tornato.
- GAIA - CHIAMO IO CHIAMI TU: Et voilà, il tormentone è servito. Figlio di «Sesso e samba», non mollerà la presa per i prossimi mesi. È anche una scelta di campo precisa: nel mirino c’è il trono di Annalisa.
- COMA_COSE - CUORICINI: Dance, dance, dance. Al primo ascolto, una hit. Di quelle che sanno mettere d’accordo radio e club assortiti, nel campionato che è dei Subsonica e fu dei Bluvertigo.
- FRANCESCO GABBANI - VIVA LA VITA: Un ritorno al pop con gusto: «Come una poesia», promette tanti guancia-a-guancia, valzerino che alla fine si spoglia: voce nuda «per vivere davvero ogni momento».
- WILLIE PEYOTE - GRAZIE MA NO GRAZIE: Il groove, finalmente. Jamiro che cita i Jalisse (la rima è con «classe»), con la voce che nell’inciso non sovrasta gli strumenti come da cattivo recente costume: «Grazie».
- NOEMI - SE TI INNAMORI MUORI: Canta da subito, come da legge non scritta di Spotify. La mente torna a «Brividi»: che ci sia di mezzo Blanco non è un caso. Pianoforte, una bella melodia ed è centro pieno.
- RKOMI - IL RITMO DELLE COSE: L’ultima volta se l’era cavata bene. Le «e» più aperte che mai sono il marchio di fabbrica, la sua via al pop prevede rullanti pestati ma anche violini che fanno tanto Festival.
- MODA' - NON TI DIMENTICO: Kekko, dov’eravamo rimasti? I Modà non seguono le mode, suonano oggi come 15 anni fa. Ma il romanticismo alla Negramaro in fondo un suo pubblico ce l’ha sempre.
- ROSE VILLAIN - FUORILEGGE: In rampa di lancio da star, per dribblare le aspettative sceglie la cosa più logica: l’usato sicuro. Tutto come da copione, bridge in crescendo compreso. Funzionerà.
- BRUNORI SAS - L'ALBERO DELLE NOCI: Riceve il testimone da Diodato e onora il ruolo cantautorale. Pianoforte guida, ritornello malinconico che non sarà a presa rapida ma poi promette di non lasciarti più.
- IRAMA - LENTAMENTE: «Tu», decisamente tu: Blanco, anzi Irama. Dalla collaborazione nasce una melodia classica ricca di parole e sentimento, vestita di suoni contemporanei e ben calibrati.
- CLARA - FEBBRE: Ma è Clara o Rose Villain? Ci si domanda fin dalle prime barre. Scegliete voi se è una critica o un complimento. Di sicuro ha la cassa dritta per farsi anche un po’ ballare.
- MASSIMO RANIERI - TRA LE MANI UN CUORE: Signore e signori, il belcanto è qui. Ranieri, fortissimamente Ranieri, con aromi di Sting e un sax anni ’80 che male proprio non ci sta. Non ammicca, nemmeno delude.
- EMIS KILLA - DEMONI: Nella gara tra rapper che vogliono piacere alle nonne parte un metro indietro, con un titolo così. L’inciso però promette un discreto movimento di gambe sul dancefloor.
- SARAH TOSCANO - AMARCORD: Viola Valentino rediviva. Demodé? Déjà vu? Amarcord per orecchie giovani, in realtà. Tutt’altro che facile da cantare, fa battere il piedino e non si dimentica: è qualcosa.
- FEDEZ - BATTITO: La sua terapia è carne viva in favore di telecamera. Autotune d’ordinanza e slanci adolescenziali, ma la produzione è accurata e ripetuti ascolti gioveranno. Forse.
- SIMONE CRISTICCHI - QUANDO SARAI PICCOLA: Non è tipo da smentirsi. Recita, cantando. I suoi versi sono fatti per essere mandati a memoria, la metrica sempre al posto giusto. E di sicuro c’è chi si commuoverà.
- JOAN THIELE - ECO: Nessuno ha le sue sonorità, qui. Eleganza e passione, sul palco dell’Ariston porterà se stessa. La raffinatezza di chi è cresciuto a pane e Led Zeppelin per approdare a Morricone.
- THE KOLORS - TU CON CHI FAI L'AMORE: Dice: sempre la solita storia. Ma è come quando si accusava Pippo Inzaghi di fare i gol tutti uguali: falli tu allora! Respiro funk e cassa in quattro, certo: perché no?
- BRESH - LA TANA DEL GRANCHIO: Sole, parole. Rima rivelatrice per una canzone da Festival: è pensata per tutti, vuole tanto farsi voler bene. Così dolce che nemmeno l’autotune disturberà più di tanto.
- MARCELLA BELLA - PELLE DIAMANTE: «Forte tosta indipendente». Più Marcella che mai. Zero nostalgia, ritmo arrembante e avanti tutta alla conquista di un posto al sole nello strano 2025 del pop italiano.
- TONY EFFE - DAMME 'NA MANO: Spegne la sigaretta e si riscalda per le strade di Roma nel suo dialetto ingentilito da chitarre stile Gipsy Kings. Piacerà? Chissà. Intanto ha già vinto, con tutti i riflettori su di sé.
- ELODIE - DIMENTICARSI ALLE SETTE: Tra le favorite, ha un Petrella doc da sfruttare. Canzone rotonda a misura d’orchestra, costruita per l’heavy rotation radiofonica. Che sia il Festival che la farà davvero diva?
- OLLY - BALORDA NOSTALGIA: Se la gioca con Irama, nella corsa al trono di genero ideale. La sua ballata ha la sola pretesa di farsi scrivere su tanti diari di scuola. Il che, di solito, è sinonimo di successo.
- FRANCESCA MICHIELIN - FANGO IN PARADISO: Ma quindi ci sono ancora i lenti a Sanremo? Francesca si presenta con un gioiello fra le mani e un abito perfetto per la sua musicalità. Vibrante d’emozione, da alta classifica.
- LUCIO CORSI - VOLEVO ESDERE UN DURO: Musica, testo, arrangiamenti, tutto è all’altezza del cantautorato che fu. «Medaglia d’oro di sputo»: gioco da ragazzi di un outsider che al primo test pare già un fuoriclasse.
- SHABLO ft. GIE, JOSHUA, TORMENO - LA MIA PAROLA: La missione del team è far alzare in piedi e tenere il tempo senza vergogna. Il rap più rap di questa edizione festivaliera ha forme morbide e velleità di grande pubblico.
- SERENA BRANCALE - ANIMA E CORE: Vibrazioni latine che fanno tanto fiesta d’estate, chiaro. Dopodiché è la qualità dell’interprete a fare la differenza. Decisa e divertente, si farà cantare e ballare.
- ROCCO HUNT - MILLE VOLTE ANCORA: E che mandolino sia. Ma il remix reggaeton è già dietro l’angolo. Più delle barre, può il ritornello killer con tanto di titolo al centro. Più D’Alessio che Geolier, decisamente.
- GIORGIA - LA CURA PER ME: Così limpida che restare indifferenti è impossibile. L’energia di Blanco, il tocco di Michelangelo, la voce più voce del pop italiano e il risultato è semplice: pole position.
Gian Paolo Laffranchi
NOSTRO INVIATO
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