In prima fila, a un’incollatura dalla pole position di Giorgia. Francesca Michielin prenota un ritorno memorabile a Sanremo. «Fango in Paradiso», ballata struggente sulla fine di un amore, leggera e fremente sulle note languide di un pianoforte, è l’abito perfetto per lasciare senza fiato il pubblico del Festival. Notevole l’impressione al primo ascolto, logico ambire al podio già raggiunto nel 2016 con «Nessun grado di separazione», pezzo con cui rappresentò quello stesso anno l’Italia all’Eurovision Song Contest a Stoccolma (prendendo così il posto degli Stadio) e nel 2021 con Fedez e «Chiamami per nome». Due secondi posti; non è detto che stavolta non vada meglio.
La rosa dei big è stata allargata
Direttore artistico e conduttore al suo quarto Festival, dopo quelli del triennio 2015-2017, Carlo Conti ha allargato la rosa dei Big da 24 a 30 «perché le canzoni meritevoli erano troppe: ce n’erano altre 6 difficili da lasciar fuori». È il trionfo del pop. Niente rock, poco rap e decisamente meno dance rispetto all’ultima edizione di Amadeus.
I temi, in prevalenza intimi e personali: introspezione e psicanalisi, dolore e malattia, desiderio e amore con le sue dinamiche di coppia, ma anche nel rapporto fra genitori e figli. Willie Peyote tratteggia un’Italia di stretta attualità, Rocco Hunt dipinge la sua terra: sono eccezioni. «Più dei macro, qua ci sono tanti micro-mondi - osserva Conti -. Forse anche per sfuggire a quanto di gravissimo ci circonda. Ma non è detto che non si parlerà di guerra o di immigrazione al Festival».
Comunque vada, ci sarà profumo di lago a Sanremo
Gli ascolti dei 30 brani in gara al prossimo Festival di Sanremo (11-15 febbraio), in anteprima ieri nella sede milanese Rai di corso Sempione, contano tre protagonisti gardesani: se i Coma_Cose (alla terza partecipazione) hanno un tormentone fra le mani e Joan Thiele (al debutto) si candida già al premio della critica, chi può vincere anche «da remoto» è Blanco. Trionfatore tre anni fa con Mahmood (con «Brividi», un instant classic), in questa edizione il talento di Calvagese ha firmato - insieme all’inseparabile Michelangelo - i brani di Irama, Noemi - con lo zampino di Mahmood - e soprattutto Giorgia.
Le melodie
A rischiarare il blue monday di una Milano più uggiosa che mai ieri hanno provato canzoni perlopiù rassicuranti, con melodie avvolgenti dagli angoli smussati. Un tocco di r’n’b (Shablo con Guè, Tormento e Joshua), qualcosa di funky (Willie Peyote, The Kolors) e la scelta, diffusa e condivisa, di toccare soprattutto le corde del sentimento.
Le serate
Se le squadre di calcio assomigliano agli allenatori, Sanremo è accogliente come Carlo Conti, che ha tanti amici: «Gerry Scotti lo è, Pieraccioni e Panariello pure. Sto cercando di convincerli a stare con me la prima sera - svela il direttore artistico -. Poi ci saranno mercoledì Bianca Balti, esempio di vita che deve continuare sempre, i colori di Cristiano Malgioglio e l’ironia di Nino Frassica. La terza serata sarà nel segno delle donne, con Miriam Leone, Elettra Lamborghini e Katia Follesa. La quarta scorrerà tra glamour e ironia con Mahmood e Geppi Cucciari. Sabato l’appuntamento più istituzionale con Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan». Tanti co-conduttori e già due super-ospiti annunciati, «martedì Jovanotti e mercoledì Damiano David, perché - scherza - più siamo e meno lavoro meno io». In ogni caso, «è il Festival della canzone italiana: più musica e meno monologhi perché non voglio finire troppo tardi, al massimo all’1.30 nella serata finale. Ho reintrodotto il DopoFestival apposta».
Sanremo è sempre e comunque anche sinonimo di polemica. Stavolta si parte con il dibattito sulla presenza in gara di Emis Killa, socio di Luca Lucci, il capo ultrà milanista finito al centro di un’inchiesta della Procura milanese. «Non spetta a me giudicare - afferma Conti -. Io scelgo le canzoni. Con quale autorità potrei dire ‘Tu e tu no perché hai delle amicizie’?».