Si riscrive la geografia della ristorazione bresciana, tra possibili chiusure, passaggi di proprietà e cruciali rinnovi. Un gioco delle carte tra i vicoli del centro. E che carte! Tra le più note della città e della provincia. Un risiko che coinvolge La grotta, Al frate e La sosta. Il trio magico dell'antica tradizione culinaria bresciana destinata a uno stravolgimento.
E mentre uno dei locali più storici rischia di scomparire per sempre (vedi La grotta), un altro sopravvive ai cambiamenti epocali (Al frate). «A dicembre, con grande dispiacere, metteremo la parola fine alla nostra esperienza professionale, ma con altrettanta gioia inizieremo a scrivere un nuovo capitolo». Angelo Lonati e Anna Shikhova, coppia nella vita e nel lavoro e attuali gestori de La grotta, entro fine anno si sposteranno in via dei Musei.
Il punto interrogativo su La grotta
Sull’osteria di vicolo del Prezzemolo, aperta nel 1942, si abbatte l’incertezza e il rischio di chiudere per sempre i battenti «se nel frattempo nessuno dovesse farsi avanti». La causa: un grande lavoro di ristrutturazione che coinvolgerà l’intero «compound» in cui il ristorante è inserito e che dovrà modificare parzialmente l’assetto: «Dove ora c'è la cucina - spiegano - è prevista la realizzazione di un vano ascensore per servire i futuri appartamenti. Questo richiederebbe una nuova disposizione con la perdita di oltre 30 coperti in sala, un cambio di destinazione e una nuova licenza, poi altri interventi per adeguamento alle varie normative. Tanto vale spostarsi».
E se nessun ristoratore o investitore decidesse di subentrare, l’osteria rischierebbe di scomparire dalle guide culinarie bresciane. Aperta nel 1942 da tale Morando, ebreo di origini e oste dell’Inferno (solo qualche metro poco più avanti), trasformò un vecchio deposito di legna e carbone in un’osteria con vino alla mescita e panini nella melodia del clavicembalo con cui l’oste deliziava i suoi clienti. Negli anni ‘60, subentrò l’ex calciatore Francesco Bettoni e infine, nel 1998, venne preso dal trio Duina-Plebani-Giacomelli a cui è affidato ancora oggi, essendo intestatari della società creata ad hoc e del contratto di affitto, l’arduo compito di tenerla in vita.
Chi sopravvive con certezza
Ma laddove un locale rischia di chiudere ce n’è un altro che si salva: Al Frate, su cui da tempo si rincorrono voci di una possibile chiusura per «stanchezza del titolare», continuerà sotto la guida della coppia. «Per coincidenza o per fortuna, abbiamo avuto l'occasione di prendere un'attività che ha segnato la storia di Brescia». La cui origine risale alla seconda metà del XV secolo, quando i frati del Castello scendevano in città per vendere i loro prodotti che smerciavano fra le antiche mura. Ben presto oltre allo spaccio, si aggiunse un modesto servizio di ristoro per i viandanti che venne via via perfezionato diventando l’attività principale e che sarà mantenuta dai Lonati-Shikhova.
Punto interrogativo, invece, per La sosta. Il locandiere Aldo è pronto ad andare in pensione. Il ristorante da qualche mese è stato acquistato da una società di imprenditori bresciani su cui, per ora, si mantiene il riserbo. Nessun dettaglio, quindi, sul domani che verrà.