Fuori provincia

«Qui siamo in Africa». E il sindaco di Legnago per protesta cambia la bandiera

Lorenzetti lancia un grido d'allarme sull'«insicurezza» e giudica blande le misure del governo sull'immigrazione
Il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti con la bandiera della Ue con l'inserto di quella dell'Unione Africana
Il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti con la bandiera della Ue con l'inserto di quella dell'Unione Africana
Il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti con la bandiera della Ue con l'inserto di quella dell'Unione Africana
Il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti con la bandiera della Ue con l'inserto di quella dell'Unione Africana

«Ho sostituito la bandiera Ue con quella africana». È la nuova provocazione che Graziano Lorenzetti, sindaco leghista di Legnago, ha messo in atto contro le misure anti-sbarchi decise dal Governo di centrodestra di Giorgia Meloni, giudicate blande. Tutto ciò, alla luce dell’afflusso di persone in fuga dall’Africa All’italia, che haavuto, tra le conseguenze, la riapertura, in agosto, del centro di accoglienza profughi in villa Verdiana a San Vito, occupato da una cinquantina di richiedenti asilo.

 

Stendardo collage

Lorenzetti, che vanta una militanza trentennale nel Carroccio, avendo fatto parte dal 1993 al 1996 come assessore ai Lavori pubblici della giunta leghista di Roberta Visentin, ha «occultato» il vessillo di Bruxelles «issato» accanto alla scrivania vicino al gonfalone del Comune, al tricolore e alla bandiera veneta. Ricordando il «senatur» Umberto Bossi degli anni Novanta, quando battagliava contro la politica monetaria dell’Ue che portò all’euro, Lorenzetti ha deciso di rivedere «a modo suo» la bandiera con le 12 stelle su sfondo blu.

Tutto ciò, a un mese da un altro gesto provocatorio, la riposizione nell’armadio della sala Giunta della fascia tricolore indossata negli ultimi quattro anni in cerimonie e incontri istituzionali. Quella decisione è valsa a Lorenzetti la partecipazione, domani alle 21.20 su Rete 4 alla trasmissione «Fuori dal Coro di Mario Giordano.

 

Protesta contro l'insicurezza

Il motivo che, oggi come quattro settimane ha spinto il sindaco a capo di una giunta monocolore sostenuta da Fdi e Fi a protestare è l’insicurezza ingenerata tra la popolazione dall’eccessiva presenza di immigrati irregolari periodicamente «pizzicati» da polizia locale o carabinieri a occupare abusivamente stabili abbandonati. «Come abbiamo potuto constatato in questi giorni», sostiene Lorenzetti, «all’Ue Europea non interessa niente dell’Italia in materia di controllo dell’immigrazione. Siamo confluiti in Africa, dobbiamo rendercene conto, per questo motivo ho lanciato questa nuova provocazione sostituendo la bandiera europea con quella africana».

Il sindaco ha fatto stampare la bandiera dell’Unione Africana, con sede ad Addis Abeba, in Etiopia, e a Midrand in Sudafrica. Essendo l’insegna africana stampata più piccola della bandiera europea, ne è uscito un insolito mix che fonde gli elementi delle due confederazioni. La protesta potrebbe dare grattacapi. Il decreto 121 del Dpr del 7 aprile 2000 sulla «disciplina d’uso delle bandiere della Repubblica italiana e dell’Ue» lascia agli enti locali il compito di regolamentare uso ed esposizione dei vessilli, ma impone che siano «in buono stato», e che né su di essi né sulla loro asta si applichino «figure scritte o lettere di alcun tipo».

 

Non contro il governo

Lorenzetti puntualizza: «La mia non è una contestazione contro il governo di centrodestra, bensì è un grido di allarme che, come responsabile di un ente locale, lancio all’esecutivo visto che sta portando avanti le stesse politiche sbagliate in materia di immigrazione di chi governava in precedenza». Il sindaco, attraverso i canali social, aveva sollecitato «azioni forti di modifica delle norme attuali per permettere alle forze dell’ordine di contrastare in modo concreto le azioni malavitose che gran parte di questi immigrati commettono nei confronti dei nostri cittadini».

La sostituzione della bandiera europea con quella africana ha suscitato critiche tra le opposizioni. Diego Porfido, capogruppo di Legnago futura, commenta: «Siamo al delirio politico di un amministratore a scadenza, visto che i suoi alleati continuano a sostenerlo solo perché interessati alle elezioni 2024». «Lorenzetti e la Lega», aggiunge Luigina Zappon, segretaria del Pd e consigliere di Per una città in Comune, «non si rendono conto della drammaticità della situazione e rispolverano slogan populisti e compiendo un gesto irriguardoso di puro sapore coloniale».

Fabio Tomelleri

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