Alla piccola Ludovica di Villa Bartolomea è stata diagnosticata a pochi mesi di vita una leucemia mieloide acuta, che non è comune nei bimbi piccoli, «ma soprattutto per chi è sotto l’anno di vita è molto grave», spiega Simone Cesaro, direttore di Oncoematologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona che conosce il caso della piccola e lo ha seguito fino all’ultimo.
«Sono forme gravi perché bambini così piccoli non sempre rispondono alla chemioterapia che serve a preparare il paziente al trapianto di midollo». Ma Ludovica aveva risposto bene al ciclo di chemio e aveva anche una donatrice: una donna iscritta al registro tedesco dei donatori ha il midollo osseo compatibile. Ma poi ci sono le complicanze, che portano all’improvviso all’esito negativo che ha scosso tutti, anche chi in ospedale si è preso cura di lei.
«Sono malattie congenite», spiega Cesaro. «E quando si manifestano così presto è perché derivano da mutazioni sfavorevoli del Dna e delle cellule già intrauterine. Non c’è una causa ambientale, ma genetica, e non ereditaria: le mutazioni delle cellule sono eventi naturali che avvengono nell’organismo».
E non ci sono avvisaglie. «La manifestazione di questa malattia è quella classica delle leucemie: si verificano infezioni ricorrenti o febbri che non rispondono a farmaci, analgesici e antibiotici. Quando questo succede, occorre sempre verificare cosa accade nel sangue».
Anche le cure sono quelle del mondo degli adulti, persino per bimbi piccolissimi, come Ludovica, di appena nove chili. L’unica via è il trapianto e per arrivarci occorre passare per le chemioterapie. «I bambini tollerano bene, ma sotto i 12 mesi di vita organi come il fegato, che smaltisce i farmaci, non sono ancora maturi. Inoltre le chemio sono molto forti perché la malattia dal punto di vista biologico è aggressiva. Il trattamento di chemio si basa su quattro cicli forti e poi il piccolo va al trapianto. Nell’80 per cento dei casi si trova un donatore compatibile, altrimenti si procede con quello di uno dei due genitori. L’esito positivo del trapianto è del 60 per cento».