«È lui, sì è lui, guardalo, l’infame, pezzo di merda». E sono iniziati gli spintoni e qualche tentativo di pugno, ma lui, Fiorenzo Prealta, il pensionato che l’altro giorno è intervenuto durante il pestaggio di un ragazzo di colore in via Roma, i colpi li ha parati. Non i calci però.
Erano da poco passate le 18 e Prealta era a fare la spesa all’Aldi di piazza Cittadella. Il caso ha voluto che in quello stesso momento anche un gruppo misto di ragazzotti fosse nello stesso supermercato. Ci vanno spesso, è uno dei loro campi di battaglia. Comprano qualcosa (poco) portano via tanto. Lo sa bene Moustaphà, uno dei vigilantes che da tempo lavora al supermercato. Un senegalese grande e grosso che cerca di fare al meglio il suo lavoro e per questo, in un’occasione era stato talmente pestato da perdere un dente a forza di pugni.
«Io stavo controllando in un altro settore ed ho sentito urlare presto presto alla cassa», dice Moustaphà, «e sono andato subito, il gruppo misto di ragazzi, ma sono sempre gli stessi, avevano aggredito il signore, allora li ho presi così», mima l’omone, «e li ho spinti verso l’uscita». Sul posto è arrivata una Volante. Nessun reato se Prealta non va a farsi refertare al pronto soccorso e sporge denuncia.
«Mi hanno insultato, i pugni li ho parati, cosa vado in pronto soccorso a fare? Perdo tempo per niente. Il mio problema adesso è un altro. Rischio di essere aggredito mentre cammino per strada. Questi sono dei delinquenti. Da cittadino non mi sento tutelato. Questi giovani non hanno paura, ti saltano addosso come le furie, non rispettano le regole, ho visto come hanno conciato il poveretto. Mi domando cosa facciano le forze dell’ordine, continuano a girare, girare, ma lo sanno dove sono i ragazzi che fanno queste aggressioni, lì dovrebbero stare. E i politici?».
La zona di piazza Cittadella è uno di quei luoghi dove serverebbe un presidio fisso. Anche Moustaphà, che ha il polso della questione dice che la situazione è pesante. «Sono gruppi misti, spesso italiani e marocchini insieme. Si mettono in tasca merce, cercando di passare le casse, quando li fermi ti provocano, perchè sanno che passare dalla ragione al torto, per me, è un attimo e se ne approfittano. Se io muovo le mani vengo denunciato, passo guai. Cerco di fare meglio che posso. Sono stato formato per questo, quando è palese che stanno facendo disastri li caccio fuori, ma il giorno dopo tornano».
Moustaphà mostra il dente che gli hanno aggiustato al maxillofacciale di Borgo Roma: «Me lo avevano fatto saltare. Mi vergognavo a stare senza dente, mi sono detto che dirà mia moglie? Ci sono voluti più interventi, adesso sono a posto, ma questi giovani torneranno sempre». L’omone ha anche un suo personalissimo metro di misura: alle volte alcune biciclette di persone moleste restano attaccate al palo qui davanti per giorni. Capisco che il tizio è stato arrestato, poi la bici sparisce, e quindi è stato rilasciato. E avanti così. Come con questi delinquenti di ragazzini».•.