Le propose di posare e in cambio le avrebbe regalato il book. Si scambiarono messaggi e lui chiarì fin dall’inizio che si sarebbe trattato di un servizio del tipo TFCD (time for Cd) ovvero che non ci sarebbe stato nessun pagamento. Solo che quelle cento foto divennero un’arma a doppio taglio, o meglio a lama semplice ma a danno dell’aspirante fotografo: una volta terminato il servizio l’amico della ragazza chiese 50 euro a immagine. In totale 5.000 euro.
Le accuse
Estorsione l’accusa per la ragazza, Dajana L. originaria della Bosnia Erzegovina nata nel 1997, mentre l’amico, nonché complice, era più vecchio di un anno. Stessa accusa per entrambi e due iter processuali differenti: ieri davanti al gup Maria Cecilia Vitolla lei (difesa Monica Liverzani) ha patteggiato un anno e 8 mesi, pena sospesa, l'amico Rafaelo Q. invece (difesa Mario Di Toro) affronterà il dibattimento davanti al collegio presieduto da Peter Michaeler. In aula anche il fotografo che nel dicembre 2016 fu minacciato: sarà parte civile con l’avvocato Stefano Gomiero.
«Ti regalo il book»
Era il dicembre 2016 e lui la conobbe su Facebook, le propose un servizio fotografico in un b&b in città per il 5 dicembre, lei accettò e disse che sarebbe venuta con un’amica truccatrice. Chiarì che non ci sarebbe stato alcun pagamento (tutto contenuto in messaggi) e la mattina di sabato lei lo avvisò che sarebbe venuta con il suo ragazzo. Salirono in stanza, la giovane si sistemò il trucco, andò a cambiarsi in bagno (e Rafaelo era sempre presente) quindi iniziarono gli scatti. Circa 50 la riprendevano in posa sul letto e il resto su una sedia o in piedi sempre nella stessa stanza. Non si spogliò mai, nessuno scatto di nudo ma al massimo venne immortalata in mutande e maglietta piuttosto che con un giubbotto.
Insomma tutto molto professionale. Dopo circa un’ora lui smise di fotografare, iniziò a sistemare l’attrezzatura nella borsa quando Rafaelo lo avvicinò e gli disse che Dajana chiedeva 50 euro a foto, che ne erano state scattate un centinaio e che quindi avrebbe dovuto pagare 5.000 ma poiché le era simpatico gli avrebbe chiesto solo 3.000 euro.
«Non siamo italiani»
Il fotografo cercò di spiegare che gli accordi erano ben altri ma il giovane lo bloccò: «Non siamo italiani e tu sai come funziona da noi». Il timore di essere picchiato lo bloccò, consegnò a Rafaelo la memory card della macchina fotografica, lo obbligarono ad andare a prelevare al bancomat 1.200 euro, poi si spostarono in un negozio di telefonia (la coppia in auto e lui invece scese) e acquistò due Iphon 6 (in totale poco meno di duemila euro). L’amico di Dajana lo costrinse a cancellare i messaggi intercorsi tra loro e i contatti facebook. E sembrava che tutto fosse terminato.
Quattro giorni dopo, il 9, l’appassionato di foto ricevette una chiamata: Rafaelo voleva restituirgli la memory card e gli diede appuntamento in stazione. Una volta arrivato però Rafaelo cambiò idea, gli disse che in un’auto lì vicino c’era il padre della ragazza, che lei era minorenne e che quindi avrebbe dovuto pagare ancora, tremila euro. A quel punto la vittima si allontanò e andò dai carabinieri a raccontare ogni cosa. Il giovane lo contattò diverse volte e quando seppe che il fotografo era in caserma lo scongiurò di non denunciare. Troppo tardi.